“Berlusconi evadeva da Premier”: Le motivazioni della condanna MediasetTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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“Berlusconi evadeva da Premier”: Le motivazioni della condanna Mediaset

“Berlusconi evadeva da Premier”: Le motivazioni della condanna Mediaset

Il leader pdl guidava la Mediaset anche quando esercitava il ruolo politico. I magistrati della Corte d’Appello di Milano spiegano la conferma della condanna a 4 anni di reclusione per la compravendita dei diritti tv. E la Cassazione sul caso Ruby: “infamò le toghe”.

Fonte: Oltremedianews

Sono giunte due pronunce in riferimento ad altrettanti casi che stanno facendo discutere l’Italia intera. Una riguarda le motivazioni della Corte d’Appello di Milano ( numero 3232 ) che conferma la condanna a Silvio Berlusconi nella vicenda della compravendita dei diritti tv di una delle sue aziende, la Mediaset, l’altra proviene dalla Corte di Cassazione ( numero 22.112 ) che giustifica il rifiuto del trasferimento al Tribunale di Brescia degli atti del processo Ruby.L’8 maggio scorso i giudici della Corte d’Appello di Milano avevano confermato la condanna a 4 anni e l’interdizione dai pubblici uffici di cinque anni per il Cavaliere. Un “sistema portato avanti per molti anni e proseguito nonostante i ruoli pubblici assunti”. Così, nelle motivazioni della sentenza, Berlusconi viene considerato “responsabile di vertice di tale illecita complessiva operazione”. Inoltre, secondo le toghe milanesi “a fronte dell’oggettiva gravità del reato è impossibile concedere a Berlusconi le attenuanti generiche, non bastano l’incensuratezza e l’età anagrafica”. I capi d’accusa imputati sarebbero stati commessi da “una cerchia ristrettissima di persone che non erano affatto collocate nella periferia del gruppo” e dunque il Cavaliere, scrivono i giudici, non avrebbe potuto non sapere che “poteva notevolmente ridurre il budget di quello che era il maggior costo delle sue aziende e che tutti questi personaggi che a lui facevano diretto riferimento non solo gli occultavano tale fondamentale opportunità ma che su questo lucravano ingenti somme sostanzialmente a lui, oltre che a Mediaset, sottraendole”. Importante, secondo i giudici, il ruolo nella vicenda avuto da Frank Agrama, intermediario delegato da Mediaset per comprare i diritti tv. L’imprenditore, secondo la Corte, si sarebbe reso “nel corso degli anni, ivi compreso il periodo 1995-1998 oggetto del giudizio, disponibile e complice nell’inserirsi con le sue società nella catena dei diritti”. Ed è quella catena di cui, secondo l’accusa, beneficiario sarebbe stato anche il Cavaliere, catena che a parere dell’accusa avrebbe sfruttato tali società per gonfiare il prezzo dei diritti televisivi e cinematografici comprati da Mediaset dalle principali majors statunitensi al fine di creare fondi neri all’estero e commettere frodi al fisco italiano. Il ruolo svolto da Berlusconi nella vicenda sarebbe stato quello del “dominus indiscusso” e avrebbe favorito la creazione di un “preciso progetto di evasione esplicato in un arco temporale ampio e con modalità sofisticate”. “Non vi è prova sufficiente”, invece, che il presidente Confalonieri, assolto dalla Corte, fosse realmente consapevole del sistema illecito creato per la compravendita dei diritti tv.

L’ultima parola sarà pronunciata dalla Cassazione. Il timore più grande per Berlusconi non riguarda la condanna a 4 anni ( 3 sono già cancellati con l’indulto ), ma l’interdizione dai pubblici uffici, che gli costerebbe la carica di senatore come imposto da legge. Spetterebbe, qualora fossero confermate le condanne anche nell’ultimo grado di giudizio, alla Giunta delle elezioni e dell’immunità votare e avviare la procedura di contestazione. In un clima politicamente non idilliaco è molto probabile che questo possa avvenire.

Sul caso Ruby, invece, si è pronunciata la Cassazione, bocciando la richiesta del trasferimento degli atti al Tribunale di Brescia. La Corte ha sottolineato come tale istanza sia stata presa  “piuttosto che da reali e profonde ragioni di giustizia,[ma] da strumentali esigenze latamente dilatorie”. All’ex premier che lamentava “contesti persecutori o complottistici” la Corte ha risposto definendo tali accuse “infamanti” fondate su “mere illazioni”, su “timori o sospetti personali” non dimostrati con fatti oggettivi. Sottolinea, infatti, la Cassazione come i giudici facciano “il loro mestiere e certo non può addursi a motivo di temibili intenti persecutori che si adoperino [..] con tenacia e determinazione anche polemica e decisa ma mai esorbitante dalla normale dialettica processuale”. Chiaro il riferimento a Fabio de Pasquale e Ilda Boccassini. Sarebbero state “superficialmente dileggiate” anche diverse componenti del Tribunale civile di Milano, in quanto decisero sull’assegno mensile di mantenimento in favore di Veronica Lario (la ex moglie di Berlusconi) e che furono apostrofate dal Cavaliere come “giudicesse femministe e comuniste”.

La replica: “motivazioni surreali”. “Questa sentenza non potrà che essere posta nel nulla riconoscendosi la mia assoluta innocenza”, “non ho mai avuto conti all’estero”, così Berlusconi risponde alle pronunce della Corte d’Appello. I suoi avvocati, Ghedini e Longo, parlano di “argomentazioni utilizzate del tutto erronee e sconnesse rispetto alla realtà fattuale e processuale e ( che ) saranno oggetto di impugnazione nella certezza di una ben diversa decisione nel prosieguo del processo che riconoscerà l’insussistenza del fatto e l’estraneità del presidente”. Nessuna parola, invece, sulla pronuncia della Cassazione, essendosi i legali dell’ex premier limitati a definire “in alcun modo condivisibile”.

Non è una bella pagina. A prescindere dalle posizioni che si possono prendere e dagli schieramenti. In uno degli stati definiti “occidentali” non si può immaginare una magistratura “complottista” o “persecutoria”. Ci si augura sempre che esca fuori la verità dai processi e che giustizia sia fatta. Chiunque sia il soggetto preso in esame, soprattutto se capace di influenzare l’opinione pubblica, dovrebbe ricordarsi dell’importanza del ruolo della magistratura nella nostra società. Quindi ci si augura che, chiunque sia l’imputato, si contenga.

  Aurelio Ponzo

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