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lunedì , 29 maggio 2017
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Berlusconi-Lega: a un passo dal divorzio

Ieri il nulla di fatto nel vertice tra i due partiti a Milano, Maroni al massimo acconsente al leader Pdl di essere “capo della coalizione”, ma non di più.

maroni berlu

Fonte: Oltremedianews.it

L’incertezza regna più che mai sovrana in questa campagna elettorale in corso, per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013. Mancano ormai meno di due mesi all’appuntamento con le urne, tuttavia sembra proprio che più la data si avvicina, più aumenta la scarsità di chiarezza in merito alla decifrabilità degli schieramenti in competizione tra loro, al numero preciso di essi e infine, appunto, ai “confini” di dette alleanze.  Tralasciando qui tutti i colpi di scena, all’ordine del giorno, succedutisi nella settimana appena conclusasi e nelle due precedenti, riguardo soprattutto al destino politico dell’ormai ex Presidente del Consiglio, il fantomatico “tecnico” Mario Monti, soprattutto sulle forme in cui, eventualmente, si sarebbe e si è poi, di fatto, candidato per un suo possibile bis a Palazzo Chigi dopo il voto, la novità emersa ieri in serata sarebbe invece quella, invero ritenuta ormai praticamente scongiurata, del possibile e ormai molto probabile “de profundis” dell’alleanza elettorale di centrodestra   “classica”,composta dal Popolo della Libertà dell’ex premier Silvio Berlusconi e dalla Lega Nord che fu di Umberto Bossi, ora guidata dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Le attese erano molte, soprattutto per il Cavaliere di Arcore che dopo il ballottaggio delle primarie del centrosinistra  che avevano incoronato il leader del Partito Democratico Pierluigi Bersani  proiettandolo in tal modo prepotentemente verso la vittoria elettorale l’anno prossimo, aveva capito che per lui, per le sue aziende con Mediaset in testa ed infine, non ultimo, il possibile (re)-insabbiamento dei suoi scandali giudiziari non c’era proprio più nulla da fare: o ritornava lui in campo o il suo schieramento e ancor più il suo partito, erano spacciati. Da quel momento il ritorno alla candidatura a premier per la sesta volta dal ’94, il ritiro della fiducia a Monti, peraltro fuori tempo massimo, con la conseguente ripresa dello spazio politico-televisivo a tutto campo tramite dichiarazioni al vetriolo sull’esecutivo dell’ex presidente della Bocconi voluto anche da lui stesso  un anno fa, non ultima la dichiarazione sempre di ieri su una congiura internazionale ai suoi danni che lo avrebbe disarcionato da Palazzo Chigi con la scusa dello spread, sulla quale lui, come primo atto, costituirà unacommissione di inchiesta, naturalmente se dovesse risultare vincitore.

Ma tornando al vertice milanese di ieri tra i berlusconiani e i lùmbard, tenutosi nella residenza meneghina dell’ex premier in via Rovani, cui hanno partecipato Berlusconi e il segretario  Angelino Alfano per il Pdl e l’ex ministro delle Riforme non ché “padre” principale del Porcellum Roberto Calderoli per la Lega, detto incontro si è risolto, a voler essere ottimisti, con un nulla di fatto che non potrebbe essere dei peggiori per le prospettive future dell’alleanza, a cominciare dalle Politiche e dalle regionali in Lombardia del 2013. Il candidato al Pirellone per il Carroccio, è ormai ufficiale da tempo, è Bobo Maroni che di certo non si ritirerà più dalla corsa per il posto che fu di Roberto Formigoni e del resto era partito sicuro fin dall’inizio per la corsa a governatore.  La  Lega quindi, ormai, il candidato alla guida della Regione ce l’ha, il Pdl non ancora, ma Maroni insiste nel dire che se Berlusconi vuole l’accordo nazionale bisogna andare uniti anche in Lombardia  e il Pdl dovrà per forza sostenerlo se non vuole perdere il Pirellone e ciò è propedeutico anche al patto per le Politiche. Inoltre Maroni e soci fanno sapere, già da diverso tempo ribadendolo anche ieri, che a livello nazionale si può discutere a patto che il candidato premier non sia assolutamente più il Cavaliere, se non altro perchè stavolta veramente il popolo lùmbard non capirebbe più e non perdonerebbe loro un’ennesima capitolazione al tycoon di Arcore, un ritorno al passato del  peggiore Bossi. Per loro il candidato deve essere Alfano, o qualsiasi altra persona (avrebbero voluto Tremonti), purché non si tratti dell’ex premier. Tuttavia i berlusconiani non intendono minimamente accettare questi due  ricatti sul ritiro del Capo per Palazzo Chigi e sul fatto che o ci si accorda prima per le regionali lombarde, oppure ognuno per la sua strada e “chi s’è visto s’è visto”.

Per il Pdl è ormai un punto fermo e pacifico che non ci possa essere altro candidato se non  Berlusconi, persino la principale vittima del bluff primarie lo sostiene, vale a dire proprio Alfano stesso. Che ieri in serata su Twitter ha ammesso pubblicamente la fumata ‘nerissima’ sull’accordo, scrivendo che “Discussione con Lega ancora in corso. Alcune importanti questioni però non ci convincono e potrebbero indurci a separare nostro percorso”. Anche i “berluscones” sono pronti adesso a rompere con il Carroccio, costi quel che costi, visto il raffreddaesi dei rapporti e  i ricatti posti da Maroni, che peraltro non si è nemmeno presentato più al vertice, dove invece era  atteso in prima persona, delegando invece, appunto,Calderoli.

Infine il Cavaliere, per parte sua rilancia sfidando la Lega ad andare da sola riducendosi così al lumicino e a mettere a rischio, inoltre le sue giunte regionali di Piemonte e Veneto che il Pdl non esiterebbe a far cadere un secondo più tardi, Con Berlusconi si schiera poi anche Formigoni, chiudendo un tweet con “Viva Albertini Presidente!”, alludendo all’ex sindaco diMilano, altro candidato al Pirellone di centrodestra, ex Pdl divenuto ora civico-”montiano” e quindi fiero avversario di Maroni insieme al candidato del centrosinistra Umberto Ambrosoli.

Berlusconi chiude affermando che “Io spero si possa raggiungere un accordo ma non è obbligatorio e non si può distinguere tra regionali e politiche. Noi pensiamo – prosegue – di poter avere lo stesso la possibilità di vincere alle elezioni anche senza la Lega Nord. Con Maroni ci siamo sentiti al telefono oggi (ieri, ndr). Non è venuto al vertice perché pensava fosse un incontro riservato”. Sarà. Ma in precedenza anche Maroni e la lega sono chiari. Vedremo nei prossimi giorni.

Federico Lauri  

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