Berlusconi, Pdl, e lo spettro della guerra civileTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Berlusconi, Pdl, e lo spettro della guerra civile

Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, ha minacciato scenari da guerra civile se non si troverà una soluzione al caso Berlusconi. Un partito sempre più eversivo che minaccia di trascinare l’Italia nel caos.

O la politica è capace di trovare delle soluzioni capaci di ripristinare un normale equilibrio fra i poteri dello Stato e nello stesso tempo rendere possibile l’agibilità politica del leader del maggior partito italiano  oppure l’Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti”, parola di Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, che evidentemente chiarisce quello che è il pensiero dominante all’interno del partito più grande del centrodestra. Parole dal sapore eversivo che la dicono lunga sulla responsabilità nazionale del Pdl, pari a zero. I berluscones, a differenza di tutti gli altri partiti di centrodestra al mondo, non riescono a scindere il loro destino da quello del Cavaliere, una sorta di abbraccio che rischia di far sprofondare l’intero Paese nel caos. Il Pdl insomma, è pronto a tutto, anche a sfidare le istituzioni pur di riuscire ad aiutare il Cavaliere a farla franca, ancora una volta. Parole gravissime quelle di Bondi, pronunciate forse nel tentativo di avvelenare ulteriormente il clima politico per fare pressioni su Napolitano, a questo punto l’unico che potrebbe, concedendo la grazia, tirare fuori le castagne dal fuoco a Berlusconi. E’ nei momenti di difficoltà infatti che si vede il vero volto delle formazioni politiche, e il volto del Pdl è un volto dal sapore eversivo, il volto di un partito che non riconosce i poteri dello Stato e che sarebbe pronto anche far marcire il Paese pur di ottenere i suoi dubbi obiettivi. Del resto chi sono i berluscones abbiamo imparato a conoscerlo in questi vent’anni di berlusconismo, sono coloro che ci hanno portato in questa situazione, distruggendo tutto quello che si poteva distruggere. Li conosciamo, per questo non ci sorprende il loro linguaggio parafascista.

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