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lunedì , 27 marzo 2017
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Berlusconi torna per salvare il Pdl. Sottovalutarlo un pericolo mortale

Silvio Berlusconi ha confermato la sua intenzione di voler tornare in sella al Pdl per salvare il partito dalla dissoluzione ormai sicura. Ce la farà il Cavaliere a resuscitare un partito che per molti sembra ormai morto?

“Torno in pista per salvare il Pdl. Alle elezioni politiche del 2008 abbiamo preso il 38%. Se alle prossime dovessimo scendere per assurdo all’8%, che senso avrebbero avuto 18 anni di impegno politico?”, con questa domanda retorica Silvio Berlusconi si è rivolto al confidente e amico Bruno Vespa, che ne ha riportato i pensieri sul “Quotidiano Nazionale”, chiarendo i motivi del suo ritorno nell’agone politico.  Il Cavaliere ha anche ricordato di aver subito a fine 2011 una durissima campagna di critiche incentrate sull’innalzamento dello spread , ” eppure io ho sempre saputo che essi sono frutto di speculazione e non hanno niente a che vedere con i fondamentali di un Paese”. L’intervista è stata realizzata in occasione del nuovo libro di Vespa, e alla cerimonia era presente anche l’attuale segretario del Pdl, Angelino Alfano, l’uomo che secondo molti avrebbe dovuto rappresentare il futuro del Pdl. Alfano  però è riconoscente, ed è subito pronto a farsi da parte per Silvio: “Il candidato è lui. Io resto solo il segretario del partito”. Del resto il Pdl è ormai un partito allo sbando, dove persino i colonnelli più fidati di Berlusconi ora sono pronti a richiamarlo, nella speranza che il Cavaliere possa fare il miracolo. Ne sa qualcosa Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che al “Giornale” ha scritto: “A circa un anno dalla data normale’delle elezioni non si può più tergiversare”. Cicchitto come molti altri inizialmente aveva creduto al progetto Alfano, sperando di estendere l’alleanza politica anche all’Udc, tuttavia “Casini, che avrebbe potuto svolgere un ruolo strategico contribuendo alla formazione di un grande partito moderato- riformista di centrodestra, ha invece preferito svolgere un ruolo tattico”. Cicchitto ha anche ricordato come non sia più possibile “smontare il Pdl e tornare alla Forza Italia del 1994, anche perché sarebbe un’operazione impossibile. Del Pdl si può cambiare il nome e il simbolo ma non può essere smontato nel suo meccanismo associativo di fondo costituito dall’incontro fra l’area politica di Forza Italia, quella derivante da An e quella espressa da formazioni minori. Poi andrà realizzata una giusta combinazione tra rinnovamento e continuita”, e “dovranno essere decisivi da un lato le eventuali capacità tecniche, dall’altro il radicamento sul territorio dei soggetti protagonisti”. Ci sono però anche delle voci fuori dal coro, come quella del deputato Pdl Giorgio Stracquadanio che giudica ormai al tramonto l’esperienza politica di Silvio Berlusconi. Stracquadanio ha anche annunciato di voler lasciare il Pdl e di iscriversi, a partire da lunedì, al gruppo misto della Camera. “Berlusconi  è al tramonto e la sua ricandidatura è la conferma che il Pdl non esiste. Mi sarei aspettato che il cavaliere usasse la sua forza per dar vita a un progetto liberale, invece tutto resta in continuità con gli errori del passato. Avremmo dovuto spiegare al Paese come abbiamo tradito quel mondo dei produttori che voleva meno stato, meno spesa pubblica e più mercato. Invece abbiamo pensato di cavarcela scaricando tutto su Tremonti”, ha commentato amaro Stracquadanio. Vietato comunque sottovalutare le capacità di ripresa del Cavaliere, anche nel 2006 i sondaggi lo davano per morto, poi è bastata una battuta sull’Ici per rovesciare il tavolo.

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