Bertinotti e il "suo" fallimento tormentano ancora la sinistraTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Bertinotti e il “suo” fallimento tormentano ancora la sinistra

Fausto Bertinotti è tornato a far parlare di sè dopo essere uscito da diversi anni dalla vita pubblica. L’ex segretario di Rifondazione infatti ha pensato bene di guadagnarsi le prime pagine sparando a zero sul comunismo e rivalutando la cultura liberale. Nulla di nuovo dal momento che sparlare o denigrare il comunismo è un perfetto viatico per ottenere visibilità e facili gratificazioni. 

Quando qualcuno ha voglia di leggere di nuovo il proprio nome dappertutto dopo un periodo di buio più o meno lungo basta che pensi a sparare a zero sul comunismo o sulle idee di sinistra in generale. Questo Fausto Bertinotti lo ha capito perfettamente dal momento che, ciclicamente, torna sulle pagine dei giornali per aver abiurato o comunque preso le distanze dal comunismo. In pochi ricordano che proprio lo stesso ex presidente della Camera era il segretario di un partito che aveva nel suo stesso nome la dicitura “Comunista”, dettagli dal momento che il buon Fausto è diventato molto più simpatico a tutti da quando ha portato Rifondazione ai minimi storici e si è ritirato dalla scena abbandonando un cumulo di macerie. Quando il nome “comunista” tirava, infatti, nessuno abiurava dalle idee comuniste e comunque nessuno prendeva anche solo in considerazione di cambiare nomi e ideologie. Ma il nuovo Bertinotti è un uomo cambiato, è un uomo che pensa del comunismo che “Ha fallito” e che la cultura politica dalla quale si dovrebbe ripartire è nientemeno che quella “liberale, che ha difeso i diritti dell’individuo”. Ma Bertinotti in quel di Todi, il 29 agosto, è andato persino oltre definendo come il gesto più rivoluzionario degli ultimi anni quello delle “dimissioni da Papa di Joseph Ratzinger”, e la cultura cattolica come l’unica delle tre grandi culture del Novecento ancora in vita oggi. Un Bertinotti quello di oggi che pensa di avere ancora consigli da dare alla politica sostenendo che ci vorrebbe una trasformazione radicale che, secondo lui, “chiede una rifondazione delle grandi visioni del mondo. La sinistra che io ho conosciuto, quella della lotta per l’eguaglianza degli uomini, quella che chiedeva ai proletari di tutto il mondo di unirsi, è finita con una sconfitta. Io appartenevo a questo mondo. Questo mondo è stato sconfitto dalla falsificazione della sua tesi (l’Unione sovietica) e da un cambiamento della scena del mondo che possiamo chiamare globalizzazione e capitalismo finanziario globale“, e poi ancora: “Io penso che la cultura liberale- che è stata attenta più di me e della mia cultura all’individuo, alla difesa dei diritti dell’individuo e della persona contro il potere economico e contro lo Stato – è oggi indispensabile per intraprendere il nuovo cammino di liberazione“. 

E poi la stoccata finale: La mia storia ha pensato che si potesse comprimere le libertà personali. L’intellettualità europea fra il 1945 e il 1950 è stata tutta comunista. Jean Paul Satre, Andrè Gide, Albert Camus per parlare dei francesi. In Italia tutti, proprio tutti: i registi del neorealismo, i principali cattedratici italiani, i grandi scrittori, le case editrici. Erano tutti comunisti. E adesso non mi dite per favore che non si sapeva niente di cosa accadeva in Unione Sovietica, e che bisognava attendere il 1956 o Praga!”. Ma è anche un Bertinotti che pensa al futuro:”Io penso che la cultura liberale ha in maniera feconda scoperto prima, poi difeso e rivalutato il diritto individuale come incomprimibile. Se io oggi dovessi riprendere il mio cammino politico vorrei mettere nel mio bagaglio oltre a quel che c’è di meglio della mia tradizione, sia pure rivisitata molto criticamente, ma soprattutto ciò che viene portato dalla tradizione liberale e da quella cattolica“.

Ovviamente le sue parole hanno subito trovato ampio spazio su giornali, blog, in particolare quelli di destra, compiaciuti oltremodo nel vedere l’odiato nemico sparare a zero sugli odiati “comunisti”. Inizialmente credevamo che le parole di Bertinotti meritassero un commento piccato ma, riflettendoci, abbiamo deciso di tacere. Altrimenti non si potrebbe riuscire a far meglio comprendere lo sdegno che si può provare nei confronti di una persona che con tale superficialità relega oltre un secolo di storia gloriosa di riscatto della dignità dell’individuo a un mero marginale fallimento nella storia umana. Semmai ad aver fallito non è l’idea del comunismo ma l’idea di poter correggere il capitalismo anteponendo i diritti umani al cambiamento socio-economico, questo è quello che sta accadendo negli ultimi trent’anni e ha portato il mondo occidentale sull’orlo dell’abisso, ma si sa, l’anticomunismo costa poco e rende bene.

GB

photo credit: <a href=”https://www.flickr.com/photos/20centesimi/7922389452/”>20centesimi</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

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