Bertinotti e la morte della "sua" SinistraTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Bertinotti e la morte della “sua” Sinistra

Un Fausto Bertinotti loquace si è concesso ai microfoni dell’Huffington Post constatando la morte della sinistra e facendo autocritica sulle sue frequentazioni nei salotti romani. L’ennesima patetica testimonianza di uno di coloro che hanno contribuito a distruggere quanto rimaneva di sinistra in Italia.

Fà davvero sorridere che i quotidiani italiani continuino a dare spazio e credito a personaggi come Fausto Bertinotti, ma forse guardando bene che cosa incarna l’ex segretario di Rifondazione Comunista ed ex Presidente della Camera, ben si capisce per quale motivo le sue parole continuano a essere diffuse ed enfatizzate. Bertinotti infatti, passateci il concetto, è quel prototipo di politico di sinistra preferito dai salotti, e infatti fu proprio lui a parlare di comunismo come di “tendenza culturale“, ed è ancora lui a esclamare quasi soddisfatto che la “sinistra è morta“, al punto che verrebbe quasi da commentare: “Mission Complete, Fausto“. E non è casuale che Bertinotti scelga di affidare questi pregnanti concetti all’Huffington Post, un quotidiano che da sempre si mostra critico ai limiti del fanatismo nei confronti della sinistra di sistema, intesa come la sinistra che critica il capitalismo, diventata quasi una macchietta per questi quotidiani “democratici” che vanno per la maggiore. Bertinotti comunque ha provato anche a fare autocritica, ma le sue parole suonano stridule: “Non mi sono reso conto che alcuni miei comportamenti potessero essere scambiati per commistione con un ceto somigliante a una casta“, ha ammesso in una intervista al Fatto quotidiano. Un Bertinotti che evidentemente si rende conto di quanto fosse grottesco il suo passato da invitato di lusso nelle serate mondane di Roma, spesso a braccetto con Valeria Marini e altri riccastri della Capitale, non proprio un habitat degno di uno che doveva rappresentare i lavoratori. Ma Bertinotti va anche oltre, come a voler spargere il sale sulle macerie che lui stesso ha contribuito in prima persona a provocare con un lungo e tenace lavoro. L’ex segretario di Rifondazione, per la gioia della Annunziata, ha infatti esclamato: “È morta la sinistra. Ora è l’alto contro il basso. È il tempo della post democrazia“, e verrebbe quasi da chiedere se è serio il buon Fausto che è anche abbastanza coraggioso da lanciarsi in avventati consigli: “Chiudere le sezioni di partito, abbassare il vessillo“. Come ha fatto lui, insomma. Ma forse Bertinotti allude non tanto alla sinistra in generale, allude alla sua sinistra, quella de-ideologizzata e fossilizzata sulla mera rivendicazione concettuale dei diritti, una sinistra quella sì sconfitta dalla storia e che sinistra non è, in fondo. E’ la morte della sinistra del Re, al massimo, non certo del comunismo, la nostra amatissima “tendenza culturale”, uno spettro che nè lui nè altri acchiappafantasmi riusciranno a debellare.

Gracchus Babeuf

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2 commenti

  1. “È morta la sinistra. Ora è l’alto contro il basso. È il tempo della post democrazia” E che te frega! ora tu sei tra gli “alti”. E’ bello nella vita elevarsi fino al punto di dire “Io so’ io e voi non siete un cazzo!” e con il cachemire sulle spalle viene pure meglio. “L’unica salvezza può arrivare dalle piazze” certo, meglio se arriva dalla piazzetta di Capri. A Bertinò ma vai a cagare.

  2. l’alto verso il basso?
    ma da dove lo hanno fatto uscì fori sto naif?
    ma lo chiudessero in un nosocomio e ne buttassero via la chiave!

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