Bill De Blasio: c’era una volta in America (il cambiamento). Come cambia NYCTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Bill De Blasio: c’era una volta in America (il cambiamento). Come cambia NYC

Con uno scarto abissale (73% dei voti), Bill De Blasio conquista la poltrona di sindaco di NYC. Battuto il candidato repubblicano Lhota. Dal “tale of two cities” all’impronta familiare sulla campagna elettorale, fino alle sue origini italiane. Il nuovo protagonista della politica americana dà voce al cambiamento.

Fonte: Oltremedianews

Il capofila della “new new left”. Così l’ha definito Peter Beinart, ex direttore di New Repubblic. Bill De Blasio incarna la nuova sinistra statunitense. Una sinistra “più a sinistra” di Obama e della sua riforma sanitaria. Apprezzato dai più influenti personaggi del suo partito (parole di elogio durante la campagna elettorale sono giunte da Hillary Clinton, Andrew Cuomo e Chuck Schumer), ha sorpreso il palcoscenico politico degli Stati uniti con la forza d’impatto del suo messaggio basato su un concetto chiave: il cambiamento.Il suo punto di forza, infatti, durante tutta la campagna elettorale è stato quello di raccontare e presentare agli occhi degli elettori della Grande Mela una New York diversa da quella costruita negli ultimi dodici anni dal sindaco uscente, il magnate della finanza Michael Bloomberg. “The tale of two cities”. Uguaglianza, inclusione, solidarietà, accessibilità. Le parole chiave che fondano i suoi progetti futuri per la città e che emergono anche da una recente intervista rilasciata ad un mensile italiano (IL, novembre 2013). Bill De Blasio si presenta quindi come la voce di un nuovo modo di vivere e orientare la politica a NYC. Più rivolta ai suoi cittadini che al resto del mondo, senza rinunciare però a quello scettro di “centro del mondo”che la tradizione le ha sempre affidato. Consapevole degli enormi strumenti che questo ruolo le offre, ha più volte ribadito la necessità della città di “attirare talenti da ogni parte del mondo” che è ben diversa da quella più volte sottolineata nell’ultimo mandato Bloomberg di divenire “il parco giochi per ricchi”.

Una vittoria schiacciante quindi, la più larga dal 1985, che segna la fine di un’era. L’italoamericano è infatti il primo sindaco democratico di NYC dopo 24 anni di impronta repubblicana, che hanno visto alla City Hall prima Giuliani e poi il sopracitato Bloomberg. Anni che hanno trasformato profondamente la città, che da un lato ha visto crollare l’indice di criminalità ma dall’altro ha restituito una forbice della diseguaglianza sempre più larga. Un turno elettorale quindi, che come hanno sostenuto i cronisti locali, si è trasformato in un referendum sul futuro della città. Una scelta tra il continuum repubblicano rappresentato da Joe Lhota, collaboratore del sindaco uscente, e la novità democratica-liberale di De Blasio. Una scelta netta.

Ai festeggiamenti a Brooklyn per la vittoria presente anche l’immancabile famiglia, il secondo tassello fondante il suo successo e divenuta il simbolo della personalità del candidato. La moglie Chirlane, ex poetessa lesbica di origini guyanesi, e i figli Dante, con la sua folta capigliatura afro, e Chiara simboleggiano quel carattere multietnico e openminded che De Blasio è riuscito a portare avanti durante tutta la sua campagna. Quello stesso carattere fortemente influenzato dalle sue origini italiane da parte materna (ha cambiato legalmente il suo nome, alla nascita era Warren Wilhem) con il forte senso della famiglia e le frequenti visite al suo paese d’origine Sant’Agata dei Goti in provincia di Benevento.

Tuttavia ieri è stata una giornata molto importante dal punto di vista politico anche per altri risultati elettorali, soprattutto da un punto di vista di prospettive a livello nazionale. Infatti con la riconferma a governatore dello stato del New Jersey, Chris Christie si è assicurato una nomination per le primarie presidenziali del partito repubblicano del 2016. Dal lato democratico la vittoria in Virginia di McAuliffe sul canditato repubblicano segna un punto a favore dei “blu” in ottica “grandi elettori” sempre in previsione delle presidenziali del 2016.

Luca Michele Piscitelli

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