Birmingham: arrestati 13 studenti per proteste contro le privatizzazioniTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Birmingham: arrestati 13 studenti per proteste contro le privatizzazioni

Lo scorso 29 gennaio tredici studenti universitari appartenenti sono stati arrestati durante una protesta all’interno dell’università. Cinque di loro sono stati persino sospesi sine die dall’ateneo. Il premio NobelNoam Chomsky chiede l’immediata revoca del provvedimento. 

Fonte: Oltremedianews

Non è la prima volta che l’università di Birmingham finisce sotto le lenti della stampa per la sua poca democraticità e per la scarsa tolleranza verso le proteste degli studenti. Nel 2011 la National Campaign Against Fees and Cuts (Campagna nazionale contro tasse e tagli) portò alcune centinaia di studenti ad occupare l’ateneo per rivendicare la necessità di un’istruzione pubblica e accessibile a tutti, ma la dirigenza dell’università non esitò a rispondere con la forza e a censurare i dissidenti tacciandoli di eversione. Il fatto destò l’indignazione di moltissime associazioni britanniche che si occupano dei diritti della persona e spinse persino Amnesty International a redarguire pubblicamente il management dell’università, che venne dipinta come un luogo antidemocratico e aggressivo.Dopo qualche tempo i toni vennero smorzati e l’infausto accadimento fu derubricato ad una piccola parentesi di irrazionalità tra le maglie della totale aplomb britannica.

La storia si è tuttavia ripetuta alla fine di gennaio e anche questa volta l’opinione pubblica internazionale ha accusato duramente l’università. Lo scorso 29 gennaio infatti alcuni studenti tra i 18 e i 24 anni hanno occupato la sala principale del complesso universitario per chiedere alle istituzioni maggiori fondi per l’istruzione pubblica e una considerevole riduzione della retta, che in alcuni casi può arrivare fino ai 10 mila pounds all’anno. Stando alla ricostruzione dei fatti pubblicata dal quotidiano “The Guardian”, quando gli studenti stavano spontaneamente abbandonando la hall dell’ateneo un manipolo di forze dell’ordine li ha fermati con la forza costringendoli a fornire i loro dati o a seguirli in caserma. Sul sito (http://www.defendeducationbrum.org) degli attivisti che hanno partecipato alla protesta si legge la testimonianza di uno degli arrestati. “Siamo stati arrestati per aver rifiutato di dare i nostri dati, nonostante ciò fosse un nostro diritto. […] La polizia lasciava andare solo chi acconsentiva a fornire tutte le sue generalità e a farsi filmare. Noi sapevamo che si trattava di un atto illegittimo e perciò ci siamo opposti. Una volta arrivato in caserma mi è stato spiegato che, essendomi opposto alle loro richieste, ero considerato colpevole e dunque era “necessario” che fossi arrestato”.

Dall’altro lato il direttore dell’università ha puntato il dito contro i ragazzi che, a suo avviso, avrebbero danneggiato interi settori della facoltà occupata con bombe carta e fumogeni, dimostrando nei fatti che la loro protesta era tutt’altro che un atto pacifico. Sulla scorta di tale considerazione ha inoltre ritenuto opportuno radiare dall’università cinque studenti, impedendogli di frequentare le lezioni e partecipare alle iniziative dell’ateneo.

Come sospettabile i “Je accuse” nei confronti del provvedimento non sono di certo mancati, ma in pochi forse si aspettavano che un nutrito gruppo di intellettuali, capeggiati dal premio Nobel Noam Chomsky, si schierassero apertamente a favore dei ragazzi chiedendo la revoca immeditata di una decisione ritenuta antidemocratica e offensiva nei confronti della libertà di parola.

Per il momento l’università non ha ancora risposto alla lettera aperta rivoltagli da Chomsky, ma di certo la scomunica del professore del Mit non passerà inosservata.

  Fabrizio Leone

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