#BirrificioMessina. Produrre birra senza padroniTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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#BirrificioMessina. Produrre birra senza padroni

Alla fine del 2012, dopo mesi di cassa integrazione, i dipendenti della Triscele, l’unico stabilimento dibirra della Sicilia rilevato pochi anni prima dalla Heineken, sono messi in mobilità e si trovano senza lavoro con la fabbrica destinata alla chiusura. Così un gruppo di ex operai decidono di #lavoraresenzapadroni e produrre loro la birra.

Fonte: http://autoconvocati.org/2014/09/29/birrificiomessina-produrre-birra-senza-padroni/

Nasce la cooperativa “Birrificio Messina” che a breve festeggerà la prima bottiglia della fabbrica autogestita con l’inaugurazione prevista ad inizio 2015. Nessun aiuto dalle istituzioni, ad eccezione di due capannoni industriali in disuso affidati dalla Regione dopo manifestazioni e occupazioni.

Oltre che dal proprio TFR e dalla mobilità, l’unico vero aiuto per investire nel rilancio della produzione è stata la sottoscrizione solidale di oltre 60 mila euro da parte dei cittadini messinesi.

Il Birrificio Messina

La Birra Messina fu fondata dalla famiglia Lo Presti – Faranda nel 1923; inizialmente portava il nome di Birra Trinacria e solo successivamente il nome fu modificato in Messina “birra di Sicilia”. Nel 1988 la società messinese fu acquisita dalla Dreher spa di Milano, nel frattempo divenuta Heineken Italia; 11 anni dopo nel 1999, il gruppo a deciso di utilizzare lo stabilimento messinese solo come impianto di imbottigliamento, con una produzione di circa 500.000 hl l’anno, gran parte dei quali destinati almercato siciliano, dove il marchio Messina è noto e apprezzato da oltre 80 anni.

La Storia Il 17/01/2007 l’amministratore delegato di Heineken Italia S.p.a. Peter Hebron con un comunicato alle maestranze e alle federazioni sindacali annuncia che lo stabilimento di Messina cesserà le proprie attività produttive e trasferirà le unità lavorative presso altre sedi sparse nel territorio nazionale entro la fine del settembre 2007.
Dopo meno di un mese dall’annuncio di chiusura della birreria e svariate forme di forte protesta sicandida all’acquisto della fabbrica una famosa famiglia di imprenditori Siciliani: i Faranda, ovvero la famiglia che fondò la birreria nel lontano 1923.

Cominciarono le trattative che si protrassero per circa un anno. Alla fine del dicembre 2007 le trattative tra HEINEKEN s.p.a e la TRISCELE srl si conclusero con il seguente contratto: Art. 2112 del codice civile,(cessione di ramo d’azienda) la TRISCELE srl, che ha come Amministratore unico il Dott. Francesco Faranda, rileva la vecchia birreria e tutte le maestranze per un importo pari a € 4.260.000,00 e sigla un accordo che non comporta cambiamenti rispetto a quelli che erano i vecchi assetti economici ed organizzativi dello stabilimento per la durata di tre anni; ulteriormente i dipendenti accettano di trasferire tutto il loro TFR che ammonta a € 1.331.685,70. dalle casse di Heineken a quelle della subentrante società. Il piano industriale presentato dalla famiglia Faranda ai dipendenti e alla città doveva dare uno slancio a quello che doveva essere il futuro della birreria. L’iter dell’accordo con Heineken prevedeva che la Triscele avrebbe dovuto imbottigliare per conto della multinazionale ancora per sei mesi dalla data di subentro, oltre i propri prodotti. Ma ancora prima della scadenza (6 mesi) cominciarono le prime avvisaglie di crisi, e solo dopo questo periodo iniziarono le complicazioni sotto il profilo economico ed organizzativo. Premettendo che gli impianti della fabbrica erano progettati con una capacità produttiva di confezionamento della birra con volumi che oscillavano tra: i 400.000 e i 600.000 HL.

La crisi Secondo quanto riferito dall’amministratore (Dott. Faranda) alle maestranze, le vetrerie crearono resistenze a vendere le bottiglie alla Triscele e chi doveva vendergli la birra da imbottigliare è venuto meno a quelle che erano le lettere di intenti; insomma, la Triscele è stata costretta ad acquistare bottiglie a prezzi più esosi e a farsi produrre la birra secondo precisa ricetta da una birreria Slovena a prezzi incredibilmente alti come alti erano i costi di trasporto dalla sede di produzione, fino a Messina. Ma quanta birra avrebbe dovuto vendere Faranda per poter pagare gli stipendi dei dipendenti e avere dei margini di guadagno? Insomma, un enorme buco economico come la sfarzosa ristrutturazione interna dei locali adibiti ad uffici, completa di arredi, o la fantomatica installazione di un grosso impianto fusti usato, smontato in Slovenia da una cospicua squadra di personale interno alla Triscele, portato in Sicilia per essere nuovamente rimontato, divenuto invece progetto iniziato ma mai finito come tanti altri; Es: spaccio (vendita al pubblico di birra e gadget), impianto di miscelazione soft drink costruito ma mai avviato, acquisto di quattro serbatoi di grosse dimensioni (oggi rottamati), sala filtrazione ristrutturata, arredata con tutti gli impianti di filtraggio e mai utilizzata ecc… e ancora la gestione delle materie prime che mancavano per settimane, insomma discorso infinito di sprechi e cattiva gestione.

Dopo un anno circa dal subentro della nuova società, 9 dipendenti vengono inseriti nel circuito della mobilità, in attesa di pensionamento e il restante personale a rotazione per 30 giorni viene posto in regime di CIG, tutto questo per cercare di ammortizzare i costi di stabilimento e contemporaneamente, la Triscele utilizzando le competenze tecniche del personale riesce a costruire una piccola sala cottura che permetterà alla stessa azienda di produrre birra. Ma poichè i costi per la gestione della stessa sala cottura risultarono alquanto elevati, i debiti continuarono ad accumularsi. Sono da aggiungere inoltre i costi di gestione dei vari impianti di confezionamento che,come sopraccitato, non sono dimensionati rispetto ai reali budget produttivi della Triscele che oscillavano tra 30.000 e 40.000 HL. Sorge spontanea un’altra domanda: Ma il Dr. Faranda,cosa faceva prima di subentrare ad Heineken? Non avrebbe dovuto fare i suddetti conti precedentemente, pianificando tutte le varie attività che investono una birreria?

In seguito, dall’ Amministrazione alla R.S.U., insieme alla federazione sindacale, venne riferito che se si fosse voluta portare avanti l’azienda in questione e dunque mantenere i posti di lavoro, sarebbe stato indispensabile che i dipendenti avrebbero dovuto sottoporsi a sacrifici. Sempre da parte dei dipendenti dal gennaio 2010 venne intrapreso il contratto di solidarietà (RIDUZIONE STIPENDIALE) con la durata prevista di diciotto mesi; il ricavato dei risparmi del suddetto lasso di tempo sarebbe dovuto servire a creare nuovi investimenti. Successivamente dal giugno 2011 venne avviata la CGI(cassa integrazione) straordinaria (dodici mesi) che fu in seguito accettata dagli enti competenti solo nel novembre seguente. L’ultimo mensile arretrato riferito al mese del maggio 2011 venne elargito dalla Triscele precisamente la seconda settimana del novembre dello stesso anno (lasciando tutti i dipendenti senza stipendio per cinque mesi), senza contare che i lavoratori avrebbero ancora dovuto percepire qualche migliaio di euro di indennità, ferie, buoni pasto ecc…

A seguito di una sentenza del Tar di Catania del 26/05/2009 che dichiarava edificabile l’area di via Bonino, i lavoratori con il timore del licenziamento andarono al comune, occuparono la sala del consiglio per ventiquattro ore e spronarono i consiglieri comunali affinché votassero la delibera idonea al passaggio dell’edificabilità dell’area “ex Birra Messina”; tutto questo malgrado gli sfavorevoli commenti dei consiglieri comunali che sostenevano di sentire odore di speculazione. Appena ottenuta la copia della delibera i dipendenti si premurarono di consegnarla al Dott. Faranda nel quale volto scorsero quasi un segno di disapprovazione nei confronti della stessa delibera rilasciata dal consiglio comunale; ma tutto questo non li scoraggiò in quanto da dipendenti erano entusiasti del risultato ottenuto ma sopratutto speranzosi e fiduciosi per il loro futuro.
Ma la speranza e la fiducia venne a mancare quando quasi allo scadere del periodo di cassa integrazione straordinaria la Triscele comincia a manifestare le sue vere intenzioni, inviando lettere di licenziamento ai propri dipendenti usando come motivazione la delibera sul cambio di destinazione d’uso e adducendone le colpe ai ritardi della politica cittadina e i suoi esponenti. Successivamente grazie all’intervento del prefetto si ottiene dall’azienda il ritiro dei licenziamenti, è da parte degli enti competenti viene concesso un ulteriore periodo di CIG in deroga dal 01/06/2012 al 31/12/2012 (7 mesi) questo periodo concesso all’azienda servirà per predisporre un piano industriale e procedere alla delocalizzazione.

Nel Novembre 2012 si concludono tutte le procedure regionali al cambio di destinazione d’uso dell’area territoriale di via Bonino, e solo oggi la famiglia Faranda scopre le carte, ovvero che il processo di delocalizzazione sarebbe avvenuto solo dopo la monetizzazione del terreno,senza la quale è impossibile predisporre un piano industriale, vale a dire che tutti i dipendenti, alla data di scadenza della cassa integrazione in deroga (31/12/12), saranno posti in mobilità (licenziati).
Il reale interesse della famiglia Faranda, è stato senza alcun dubbio quello di pilotare in modo occulto una crisi aziendale e cercare di apparire onesti nei confronti della cittadinanza, ricavando successivamente enormi profitti dall’area di via Bonino dopo il cambio della destinazione dell’uso; questa certezza è avvalorata anche dalla sentenza N° 04296/2002 REG.RIC, del Tar di Catania rilasciata in data di deposito il 26/05/2009, dove si evince che Triscele subentra ad Heineken (che presento ricorso nel 2002) nel giudizio dell’area sopracitata con memoria del 07/10/2008, ossia dopo appena sei mesi dall’acquisizione della birreria.

Che beffa immensa, anzi che TRUFFA subita in prima persona dagli stessi dipendenti della quale l’unica colpa è stata quella di aver creduto, in memoria dei loro vecchi affetti, nel cognome Faranda e dopo dalla stessa città in tutte le sue civili rappresentanze: politiche e Istituzionali.

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Le Maestranze ex Birra Messina oggi Triscele

#BirrificioMessina
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