Bolivia. Il 14-15 giugno andrà in scena il "G-77"Tribuno del Popolo
domenica , 19 novembre 2017
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Bolivia. Il 14-15 giugno andrà in scena il “G-77″

C’è il G7 (dopo l’esclusione della Russia a seguito dei recenti fatti in Ucraina), di cui tutti sanno tutto, e poi c’è il G77 che si terrà in Bolivia il 14 e il 15 giugno. Si tratta della maggior parte degli stati dell’Onu che formano il cosiddetto Sud del Mondo, corrispondente al 60% della popolazione totale.

Del G8 o G7 che sia, ormai tutti sanno tutto, ed è impossibile non andare con la mente a quella maledetta estate del 2001, quando a Genova la protesta contro la globalizzazione venne dispersa dai manganelli della polizia. C’è però un’altro vertice mondiale, molto meno conosciuto e non meno interessante, quello che si terrà a Santa Cruz de la Sierra in Bolivia, il G77, ovvero il Vertice che riunisce  la maggior parte degli stati membri dell’ONU, che formano il sud politico, poiché al gruppo appartengono 133 dei 193 paesi partecipanti all’organismo internazionale. Si riuniranno quindi i paesi che insieme rappresentano qualcosa come il 60% della popolazione mondiale, e non sorprende che i media mondiali preferiscano tacere. Non a caso si svolgerà in Bolivia, paese in prima fila nella lotta per la decolonizzazione e solidale, da sempre, con i popoli del Terzo Mondo anche grazie alla figura del presidente Evo Morales, che è diventato premier nel 2006. Allora, otto anni fa, la Bolivia era un paese completamente subordinato all’imperialismo americano, mentre oggi grazie alla politica di Morales è diventato un Paese consapevole della propria sovranità fino al prestigio di ospitare il G77.  Insomma in Bolivia si incontreranno i leader del Sud del mondo, e sarà un importante momento per lanciare una proposta alternativa all’egemonia mondiale dell’Occidente per arrivare a un mondo multipolare e non unipolare come lo vorrebbero a Washington. Il tentativo è quello di creare un polo di aggregazione che unisca all’America Latina anche le rivendicazioni dei popoli asiatici e soprattutto di portare avanti un’agenda internazionale antimperialista, antineoliberale e anticoloniale. Non solo, sarà anche un modo per ribadire la dichiarazione del Celac per l’America Latina come zona di pace, in opposizione a ogni intervento straniero, in particolare a quello degli Stati Uniti in Venezuela e nei confronti di Cuba, e per il ritorno delle Malvine all’Argentina. 

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