Bologna, 2 agosto 1980. Non fu un mozzicone...Tribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Bologna, 2 agosto 1980. Non fu un mozzicone…

Come ogni anno ricorre l’anniversario della strage di Bologna del 2 agosto 1980, uno dei capitoli più oscuri della storia recente del nostro Paese. Terrorismo nero, Stato deviato, strategia della tensione, a distanza di trentadue anni c’è ancora chi si fa beffe della verità come Licio Gelli: “E’ stato un mozzicone di sigaretta”

Il 2 agosto di trentadue anni fa nella sala d’aspetto della stazione di Bologna c’era una grande folla. Come ogni anno l’Italia vacanziera si catapultava a bordo dei treni a lunga e media percorrenza per lanciarsi nelle tanto agognate e meritate vacanze estive. Bologna, lo si sa, è uno snodo nevralgico per la viabilità del Paese, e la stazione del capoluogo emiliano allora come oggi era sempre piena, soprattutto ad agosto. Quella maledetta mattina alle 10,25 esplose un ordigno a tempo, contenuto all’interno di una valigia abbandonata, scatenando morte e distruzione. Tutta l’ala ovest dell’edificio crollò, causando la morte di 85 persone e il ferimento o la mutilazione di altre 200. L’esplosivo non era artigianale, fatto che fece subito pensare a fosche trame di palazzo, ma era di fabbricazione militare ed era stato sistemato nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d’altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell’ala ovest, allo scopo di aumentarne l’effetto.

La tremenda onda d’urto dell’esplosione travolse anche il treno Ancona-Chiasso, al momento in sosta al primo binario, e distrusse oltre trenta metri di pensilina e il  parcheggio dei taxi antistante l’edificio. Un attentato terribile cui la città di Bologna seppe reagire in modo commuovente, schierandosi compatta affianco alle vittime, che purtroppo attendono ancora la verità e la giustizia sulle responsabilità di quello scempio.Quell’orologio, fermo alle ore 10,25, l’orario della strage, ha ricordato a lungo a tutta Italia le ombre che gravano sul nostro passato, ombre avvelenate, non dissipate dalla luce della verità. Fu una mano fascista quella che piazzò la bomba, la mano lorda di sangue di  Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, entrambi condannati come esecutori materiali della strage, entrambi neofascisti dei Nar. Le autorità hanno sempre taciuto responsabilità sin troppo palesi, e qualcuno, a trentadue anni di distanza, è riuscito ancora a prendersi beffa della memoria dei morti, impunemente.

Stiamo parlando di Licio Gelli, il fondatore della P2, uno che di intrighi e di affari sporchi se ne intende: “Quella Mambro mi pare e quel Fioravanti mi sembra, non ne hanno colpa perche’ io credo sia stato un mozzicone di sigaretta che e’ stata lanciata, c’e’ stato un surriscaldamento ed e’ esploso perche’ la bomba, se c’era la bomba, ma qualche frammento si sarebbe trovato, no?“, questa la presa in giro di Gelli avvenuta in occasione di un’intervista rilasciata nel 2010 nella sua villa di Arezzo e che compare nel film sulla strage di Bologna, intitolato ‘Un solo errore’, diretto da Matteo Pasi e prodotto dall’associazione Pereira. “Noi abbiamo facilitato lo Stato italiano per tanto tempo, ci avevano riconosciuto e consentito di nominare il capo dei servizi segreti”, ha spiegato ancora Gelli,  condannato per depistaggio nelle indagini sulla strage, “io sono a posto con la coscienza”, ha aggiunto. L’ennesimo capitolo squallido e vergognoso di una vicenda oscura, che toglie il fiato e accende il volto delle persone oneste di una rabbia che non potrà probabilmente mai essere dissipata.

Gracchus Babeuf

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