Bologna. I facchini della Granarolo sfilano per i loro dirittiTribuno del Popolo
sabato , 18 novembre 2017
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Bologna. I facchini della Granarolo sfilano per i loro diritti

Nella giornata di ieri a Bologna c’è stato il concentramento della manifestazione dei facchini contro la Granarolo. Assieme a loro anche i sindacati di base, i centri sociali e i militanti della sinistra. 

Erano circa un migliaio i manifestanti che si sono ritrovati nel pomeriggio di domenica in piazza dell’Unità per dare avvio al corteo dei facchini coinvolti nella vertenza con la Granarolo. A loro si sono uniti anche militanti della sinistra e dei centri sociali, ma anche diversi attivisti dei sindacati di base, vedi il Si Cobas. I manifestanti hanno intonato cori contro le imprese e in particolar modo contro Gianpiero Calzolari, presidente della Granarolo e della Legacoop Bologna. Proprio Calzolari a poche ore dalla manifestazione aveva pensato bene di presentarsi ai media come la vittima della situazione, ignorando che i lavoratori che scioperano hanno subito licenziamenti e sono stati anche caricati dalle forze dell’ordine quando hanno cercato di realizzare dei blocchi di fronte agli stabilimenti. Proprio Calzolari si era mostrato scosso dalla situazione, affermando di essere preoccupato anche per la propria incolumità. Tutto questo mentre i lavoratori, senza alcuna tutela, hanno cercato di mostrare all’Italia la loro disperazione. I facchini, abbandonati dalle istituzioni, non si sono però persi d’animo e hanno ricevuto la solidarietà dello scrittore bolognese Valerio Evangelisti e del collettivo Wu Ming. Proprio Evangelisti ha anche scritto il suo pensiero sulla vicenda: “Non avrei mai pensato di dover assistere, nel 2014, a eventi degni degli inizi del ’900. Lavoratori licenziati per avere scioperato contro la riduzione ulteriore di paghe da fame, violenze contro poveri diavoli per spezzarne i picchetti, arresti arbitrari e pestaggi di sindacalisti, false promesse e false accuse da parte delle autorità,campagne stampa menzognere che addebitano le violenze a chi le subisce“, e poi ancora: “la sorpresa viene dall’identità dello sfruttatore: cooperative che mantengono arbitrariamente quella denominazione ormai solo formale, appoggiate dal consenso, dalla complicità attiva o dall’indifferenza di sindacati ufficiali di cui il tempo ha ingiallito il colore e deturpato le funzioni. Forze che non si vergognano di tradire clamorosamente la loro stessa storia“. Parole dure quelle dello scrittore, che si è poi auspicato che i lavoratori tengano duro “in nome di quel valore supremo che ispirò proprio quei proletari come loro che fondarono cooperative e sindacati: la dignità. Auguro invece la sconfitta a coloro che l’hanno persa“. 

I lavoratori hanno quindi continuato la loro marcia attraverso via Indipendenza, e tra loro era nutrita la presenza di lavoratori immigrati. Il corteo è transitato per le strade del centro bolognese passando davanti alla Prefettura e concludendosi in piazza Maggiore, dove sono stati anche sparati alcuni fuochi d’artificio e dove è stato esposto un bellissimo striscione: “siamo coloro che non hanno nulla e stiamo venendo a prendere il mondo“. E intanto l’appello lanciato dagli organizzatori ai lavoratori e ai cittadini di Bologna ha cominciato a sortire i suoi frutti dal momento che i dipendenti comunali hanno regalato 300 euro in buoni pasto ai facchini per sostenere la loro giusta e sacrosanta battaglia. 

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