Bombardare senza prove? Yes, we canTribuno del Popolo
giovedì , 14 dicembre 2017
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Bombardare senza prove certe? Yes, we can

L’attacco della Siria da parte degli Stati Uniti sembra sempre più vicino, ma sembra sempre più lontana la possibilità di Obama di ammantare di liceità internazionale quella che si configura come una vera e propria aggressione sullo stile del suo predecessore Bush Jr.

La maggioranza degli americani è contro la guerra alla Siria e anche Gran Bretagna e Francia, dopo un iniziale entusiasmo, hanno raffreddato la corsa alla guerra. Il motivo? Semplice, le tanto conclamate prove che inchioderebbero il regime siriano alle proprie responsabilità relative al massacro con armi chimiche del 21 agosto continuano a non venire mostrate. Anzi, oltre la cappa di segretezza che ancora avvolge la missione degli inviati delle Nazioni Unite in Siria, trapelano voci che indicano che la Casa Bianca non avrebbe in mano nessuna “pistola fumante”. Insomma si sarebbe di fronte a uno scenario speculare a quello che portò alla guerra a Saddam Hussein, ovvero una guerra che verrebbe decisa sulla base di prove presunte e di accuse non confermate da nessuno. Come mai quindi così tanta fretta da parte degli Stati Uniti? Come mai tutta questa decisione nel promettere ripercussioni prima di vedere i risultati delle indagini degli esperti inviati in Siria proprio per verificare l’accaduto? E soprattutto, come mai nessuno alla Casa Bianca si ricorda degli articoli pubblicati nei mesi scorsi anche dalla CNN in cui si riferiva come la Cia stesse addestrando i ribelli siriani anche nell’uso di armi chimiche?

Più tempo passa però, più Obama rischia rimanere solo in quanto la verità comincia ad affiorare. Analisti di tutto il mondo in queste ore sono stati chiamati a commentare la situazione, e finalmente la questione siriana è stata analizzata in modo meno superficiale, permettendo così di far comprendere all’opinione pubblica come la visione ribelli “buoni” e governo “cattivi” sia completamente inadatta a descrivere lo scenario siriano. Incredibilmente Obama lancia accuse e promette ritorsioni ma non parla dei 10.000 mercenari stranieri che combattono tra le fila ribelli, personaggi che non c’entrano nulla con la guerra civile siriana e la cui esistenza è stata ancora una volta dimostrata anche dalla stampa occidentale. Intervenire in questa circostanza, peraltro a danno del governo legittimo siriano, significherebbe in sostanza ammettere una malafede di fondo. Significherebbe ammettere che Al Qaeda e l’estremismo islamico in realtà non sono assolutamente il “primo nemico” per la Casa Bianca, significherebbe spiegare all’opinione pubblica americana il motivo per cui ovunque nel mondo arabo gli americani si schierano con i Fratelli Musulmani e con l’Islam radicale pur di arginare le forze progressiste e laiche, spesso più restie a fare concessioni neocoloniali. E intanto, mentre i missili si preparano a cadere su Damasco, nessuno, nemmeno Medici Senza Frontiere sa ancora chi sia stato a effettuare l’attacco con le armi chimiche. L’unica cosa che si sa è che la Siria non avrebbe avuto motivo alcuno di utilizzare le armi chimiche in quanto l’esercito stava già vincendo senza bisogno di utilizzare tali armi, e in quanto farlo avrebbe significato la dura reprimenda internazionale.

Insomma un castello di bugie quello edificato dal Nobel per la Pace, che mente quando sostiene che i ribelli non possiedono armi chimiche in quanto la tv di Stato siriana ha trasmesso a diverse riprese le immagini del materiale chimico rinvenuto nei tunnel in mano ribelle. Nemmeno due mesi fa inoltre la stampa turca aveva parlato di ribelli arrestati in possesso di altro materiale utile alla costruzione di armi chimiche mentre cercano di entrare in Siria. Obama dunque mente, e lo fa scientemente, sapendo che le menzogne servono a costruire il contesto ideale a realizzare l’attacco alla Siria. E mente ancora di più quando sostiene che gli Stati Uniti vogliono intervenire in Siria per proteggere i cittadini siriani, di sicuro i missili sparati dalle portaerei non serviranno allo scopo, semmai aggiungeranno l’ennesimo capitolo alla lunga lista dei crimini di guerra perpetrati dall’imperialismo. Per chi avesse la memoria corta stiamo parlando di chi, come John Kerry, ha parlato di atti osceni riguardo agli attacchi chimici del 21 agosto, ma dimentica, o finge di farlo, di quando da giovane lottava contro il governo americano reo, tra il 1962 e il 1971, di aver sparso oltre 20 milioni di galloni di defolianti ed erbicidi su Vietnam, Laos e Cambogia causando la morte di 400.000 persone e la nascita di 500.000 bambini malformati. Nessuno chiese mai conto alla Casa Bianca di quelle oscenità, e non ci fu nessuna “red line”, anche se all’epoca tutti sapevano chi fossero i responsabili, e non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di indagini e prove.

Gracchus Babeuf

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