Bottai, pugile figlio del popolo: “Perché No Jobs Act”Tribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Bottai, pugile figlio del popolo: “Perché No Jobs Act”

Lenny Bottai, il pugile livornese salito alla ribalta delle cronache per la maglietta mostrata prima dell’incontro contro il pugile statunitense Jermall Charlo, nella semifinale dei Superwelter Ibf, tramite la propria pagina Facebook  racconta cosa ha significato per lui questo incontro.

Fonte: Oltremedianews

“Mi sento di dover scrivere due righe a caldo su questa esperienza. Così vi dimostro anche coi fatti che sono sempre io…

Ho affrontato il match con le carte e la testa di sempre, di questo ne vado orgoglioso, penso e spero si sia visto.
Charlo, oltre ad essere un campione è un supermedio, come faccia lo sai lui, anzi loro… Complimenti a lui (non badate alla sbruffoneria delle foto e dei video, fuori dal mediatico era diverso, anche prima del match mi ha avvicinato per mostrarlo, non è Francesco Nuti, ma nemmen quel che sembra, laggiù è stupida prassi di show…).
Tuttavia mi sentivo tatticamente di poter fare il mio lavoro, anche più di quanto potessi pensare sinceramente. Il pericolo era ovviamente le prime riprese con quella tattica, ed i fendenti potenti che avrebbero tentato di inpedirla, passata la metà del match, sarebbe stato forse diverso, almeno nella mia analisi.

Per i miei piani la prima era andata bene, ed anche parte della seconda.
Nella seconda poi un infido sinistro dritto mentre mi abbassavo ha spaccato l’arcata (ho 3 punti di sutura) quando sono arrivato all’angolo, ho percepito che la cosa di li a poco sarebbe finita.
L’occhio sinistro non c’era più, non vedevo, pensavo di avere la palpebra giù. L’ho detto infatti. Poi,
quando mi è stato chiesto cosa volevo fare ho detto “vado”, dai microfoni di Showtime si sente lo slang labronico dire “fa una sega vieni, andiamo, andiamo…”. Meglio morto in piedi che vivere strisciando. Io vivo così. Muoio così. Non volevo fare l’anonima trottola per 12 riprese, cosa che volendo con un pugile beavo ma non di ritmo, forse sarebbe stata possibile.

Sono andato nel mezzo nella terza ripresa, con lo spirito del Kamikaze che se prima non aveva nulla da perdere a quel punto ancora meno, ed è arrivato il colpo duro e bello di chiusura. Non prima di due colpi bassi un po sporchi, ma non sono stati determinanti ovviamente e poi io per primo stavo tentando di sporcare il match, ma la furberia del mio avversario è stata infilarli in una serie e quindi distrarmi per farmi prendere il resto (pollo io, bravo lui, stronzo l’arbitro, se uno che mi da 10cm mi prende sotto, non succede per caso).

Per orgoglio mi sono rialzato troppo presto è quello ho pagato. Ma almeno sono morto in piedi guardando Nevie e Charlo.
Sensazione strana…
Dentro non c’era nulla, ero un involucro. Un involucro che vedeva un sogno allontanarsi, ma i sogni servono anche a farci vivere gli attimi nei quali li inseguiamo. E poi rimanere in piedi, anche se magra consolazione sportiva, è stata una sensazione appagante.
L’arbitro ha interrotto, giusto. Forse avrei rischiato, ma io c’ero. Lo sa chi era all’angolo con me.

Una storia che finisce cosi, in tre riprese. Una grande avventura. Vissuta con la mentalità di chi sta sul ring dell’MGM come su quello sei bagni Lido. Di uno che si gestisce e ha scelto di andare oltre alla nostra realtà, sapendo che è dura e ci da poche possibilità. Ma rimanere con la testa dentro il guscio, lasciandosi gestire da qualche pappone di manager per fare sempre bella figura, alla fine, a che serve? Forse a farsi mettere in cima alle classifiche dei segaioli da tastiera o farsi lisciare per bene in qualche topic in uno dei tanti forum di super-intenditori che giudicano gratis.
La cosa non fa per me.
Se da te cerchi le risposte, quelle le hai solo mettendoti in crisi.

I miei pregi, sono anche i miei limiti. Lo so, ma mi sento orgoglioso di essere così. Un pugile sa bene come vanno le cose ed ha la testa per capire, avessi scelto di girare la terza ripresa probabilmente il match lo avrebbe fermato l’arbitro.

I cazzotti sui forum, sui siti, non fischiano negli orecchi, ci credo pare tutto facile. Basta mettersi come foto dell’avatar e come nick name un campione X, basta andare a fare l’inviato in una riunione, per perdere ogni cognizione col reale senso delle cose.

Al di la di chi condivide con me un percorso e delle idee, penso che chiunque ama questo sport ed ha messo veramente il suo culo sul ring, capisce. Sempre che non sia qualche ex con lo spirito edonista ed egotista del sentirsi dire che lui… Ed ai suoi tempi…

Poi ci son gli invidiosi, quelli che avendo solo le loro serate alla sagra della porchetta, anziché apprezzare e rispettare, ricameranno. Gli regalo questa foto. Io che mi rialzo da un Kd all’MGM. Ne è valsa la pena comunque, perché i vostri commenti invidiosi lo confermano.

Ora, detto questo. Devo RINGRAZIARE tutti quelli che mi hanno scritto, che mi hanno messaggiato, telefonato, tutti mi scrivono delle cose che mi riempiono d’orgoglio, le stesse parole, la stessa analisi, cosa non da poco, perché attesta che il NOSTRO è percorso comune. Ma la più bella mi arriva da un amico di Palermo, che mi dice che “unire tutta la gente, una certa gente, da Livorno, Genova, Roma, Palermo (e io lo sottolineo, anche da Pisa mi sono arrivati messaggi) che sobbalza per un figlio del popolo che arriva su un ring del genere, ci da un senso di speranza è unità di classe”.

Sono onorato da questo. Vale il titolo che non ho vinto, ma ho vinto voi. Quel titolo/sentimento che come cantava O’zulù ti brucia in petto.

Grazie, che sia modo di capire che insieme, tutto ha un altro sapore. Anche una sconfitta. Perché da li si ricomincia sempre l’analisi del da farsi.

Ah… Poi
NO JoBs AcT!
Mi pareva il minimo, ricordare che ci stanno ammazzando il futuro/lavoro. Dietro non si vedeva ma c’era scritto: Pane,dignitá,futuro,per tutti!
È evidente che i segaioli giornalai che neppure mi hanno visto prima di andare a Las Vegas, ora hanno di che scrivere. Poverini, la loro vita è triste. Venissero qui gli spiegherei bene cosa significa vedere una città, e non solo la mia, in ginocchio perché il lavoro NON esiste più, ed un mucchio di stronzi pagati dalla gente, alla gente, per risposta tolgono tutte le sicurezze sacrosante di vita.

Per chi è fuori luogo, per chi NO.
Ma ci tengo a dire che viene strumentalizzato come un segnale politico dentro lo sport. Io, sanno tutti le mie idee, una maglia di un partito X non me la sarei messa mai. Non banalizzo cose diverse. Lo sport e la militanza. Ma questa è vita, qui si tratta di respiro sociale dei problemi, di vedere amici e famiglia sul lastrico e papponi che negano diritti alla gente.
Se dire questo è gesto politico, che lo sia.
Ma vi prego non commentate politicamente con slogan, non vogliono altro.

Chi è caduto sa cosa significa la forza e l’orgoglio di rialzarsi, chi è abituato a guardare e parlare degli altri, gliela faccio rivedere IO. Sempre meglio essere che parlare di chi è o non è.

Alla prossima…”

Bottai ha perso alla terza ripresa contro il più giovane pugile USA ma ricordiamo che Lenny è un campione, lo dimostra il suo palmares:  campione internazionale IBO 2009, campione italiano superwlter 2010, campione internazionale IBF 2011, campione del mediterraneo WBC 2012 e campione intercontinentale IBF 2014.

Nicola Gesualdo @Oltremedia

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