Brasile e Mondiali. Un altro punto di vistaTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Brasile e Mondiali. Un altro punto di vista

Negli ultimi mesi i media danno spazio a una campagna capillare di denigrazione del Brasile e dei preparativi nel Paese in vista dei Mondiali con gravi accuse di violazioni dei diritti umani a Brasilia. Cerchiamo di analizzare la situazione da un altro punto di vista…

(AFP Photo / Nelson Almeida)

Osservando la polizia e gli antisommossa brasiliani che sfollano favelas e i loro abitanti si prova una forte indignazione, legittima, che ci porta a provare una intensa indignazione nei confronti del governo brasiliano. E’ inutile stare qui a cercare di imbastire discorsi pro o contro in quanto vedere dei poveretti scacciati dalle loro case è di per sè un motivo di indignazione, quello che vogliamo provare a fare è analizzare la situazione da un altro punto di vista per portare nuovi spunti alla discussione in vista dei Mondiali che si terranno proprio in Brasile tra pochi giorni. E’ indubitabile che viviamo in un mondo dove i media e il mainstream in generale sono diventati ormai veri professionisti nel suscitare indignazione su questo o quel tema utilizzando vere e proprie campagne di propaganda che devono mettere in cattiva luce i paesi e i leader considerati “scomodi” in un dato momento. A occuparsi di queste campagne ci pensano spesso abilissimi esperti di marketing e di social networking, coadiuvati sul campo da Ong, fondazioni e altre organizzazioni per i diritti umani, guardacaso attive ovunque ci sono state sommosse o rivolte negli ultimi dieci anni. Basti pensare alla campagna “Sos Venezuela” finanziata nel paese sudamericano con tanto di video di denuncia tesi a screditare il governo socialista di Maduro, oppure alle manovre analoghe che si sono tentate a Cuba senza successo, o anche a quanto abbiamo visto in Ucraina con la campagna “I’m an Ukrainian” per accreditare la rivolta del Majdan. Tutta questa premessa ci serve proprio a introdurre il discorso relativo ai Mondiali di calcio, e non è casuale che questo discorso coinvolga proprio il Brasile, la prima economia latinoamericana e membro attivo dei BRICS, ovvero il polo di paesi emergenti che sfidano il mondo unipolare degli Stati Uniti. Inutile ricordare che il Brasile oltre a intrattenere buoni rapporti con Cina e Russia, membri dei BRICS, ha da tempo rapporti amichevoli con paesi come Cuba, Venezuela, Bolivia ed Ecuador, chiaramente acerrimi nemici degli interessi occidentali in Sudamerica. Solo noi alla luce di questo vediamo con sospetto il martellamento operato dai media mondiali per screditare i mondiali di calcio? Da mesi i media continuano a dare voce a chi accusa il governo carioca di sottrarre soldi ai progetti contro la fame e la povertà nelle favelas per finanziare i mondiali di calcio, e lo slogan “#FoodnotFootball” ha letteralmente invaso i social network fino ad arrivare ovviamente anche alle star di Hollywood, fomentando l’indignazione mondiale nei confronti del Brasile. Inutile dire che sicuramente nel paese sudamericano ci sono ancora enormi problemi, fortissime contraddizioni e lotte sociale ancora molto accese, inutile ricordare come molte delle critiche siano perfettamente condivisibili, e infatti molti movimenti popolari hanno criticato aspramente il governo di Dilma Rousseff, tuttavia dietro tutta la vicenda aleggiano i soliti dubbi: quanto questa campagna è stata genuina e dal basso e quanto invece è stata fomentata dall’esterno? A molti le critiche contro il Brasile e la campagna di indignazione sembrano aver avuto un tempismo “sospetto”, in qualche modo correlato al ruolo internazionale svolto dal Brasile che ad esempio ha condannato senza tentennamenti i tentativi golpisti delle destre in Venezuela e le ingerenze americane a Cuba, denunciando aspramente lo spionaggio globale degli Stati Uniti. Nel settembre 2013 infatti proprio Dilma Rousseff aveva denunciato le attività di sorveglianza americane emerse dal caso Datagate di Snowden, definendo le attività americane di spionaggio come “violazione dei diritti internazionali“. Abbiamo chiesto garanzie affinché non succeda più, non possiamo permettere che azioni illegali diventino ordinarie. E’ inaccettabile” aveva detto Rousseff parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Non solo, il Brasile ha assunto un atteggiamento critico nei confronti degli Stati Uniti anche in Siria, dove la Rousseff aveva preso una posizione molto precisa: “Consideriamo estremamente produttiva la posizione adottata dalla Russia di fronte agli avvenimenti in corso nel Medio Oriente, e in particolare in merito alla situazione venutasi a creare in Siria. Comprendiamo la preoccupazione della Russia per la scalata del confronto armato in Siria e salutiamo gli sforzi di Mosca per un regolamento del conflitto”. Per non parlare del ruolo nell’Onu, dove il Brasile guida con Pechino il fronte dei paesi “astensionisti” dell’Assemblea generale, per intenderci quei paesi che non hanno preso le distanze dalla Russia in merito alla questione ucraina.  Dulcis in fundo nel 2015 in Brasile si terranno delle elezioni molto importanti, elezioni vitali dal momento che se il Partito dei Lavoratori dovesse perdere, sicuramente a Washington ne sarebbero molto, ma molto felici. Ecco che allora, parafrasando qualcuno, se a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, gli Stati Uniti avrebbero tutto l’interesse a scatenare campagne mediatiche di indignazione contro il Brasile..fermo restando che ci uniamo nel denunciare le violazioni subite dai cittadini brasiliani in vista dei Mondiali. 

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