Brasile in fiamme, un morto e un milione di persone in piazzaTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Brasile in fiamme, un morto e un milione di persone in piazza

Dilaga la protesta in Brasile nonostante la decisione dei governi regionali di annullare l’aumento del prezzo del trasporto pubblico. Cortei e scontri si sono verificati in 80 città.

Mentre in Turchia la molla scatenante della protesta è stato il Gezi Park, in Brasile “fuoco alle polveri” è stato dato dall’aumento dei prezzi dei trasporti pubblici, la goccia che ha fatto traboccare il vaso dato che i cittadini carioca sono esacerbati per via delle cifre enormi destinate dal governo alla costruzione di impianti sportivi in vista dei Mondiali di calcio. J. Blatter, il capo della Fifa, ha poi pensato di gettare, letteralmente, benzina sul fuoco, sostenendo che i Mondiali sono più importanti delle ragioni dei manifestanti. Anche la nazionale brasiliana, impegnata nella Confederation  Cup, si è schierata con i manifestanti, che chiedono meno fondi al calcio e più fondi a istruzione e sanità. La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, ha convocato una riunione di crisi per questa mattina. La riunione del gabinetto di crisi dovrebbe avere luogo presso la presidenza, a Brasilia, alle 9.30 locali, cioè alle 14.30 in Italia. Secondo fonti della stampa locale, i partecipanti saranno chiamati a valutare la situazione, le rivendicazioni dei manifestanti e l’opportunità di un messaggio radiotelevisivo della leader del Partido dos Trabalhadores (centrosinistra) al Paese. La Rousseff però sta cominciando a prendere molto seriamente le proteste dal momento che ha annullato la sua prevista visita in Giappone dal 26 al 28 giugno.

Ieri notte è stata la giornata più lunga, con scontri anche pesanti che si sono verificati a San Paolo, Rio de Janeiro, Brasilia e Belo Horizonte. Qui migliaia e migliaia di persone sono scese in piazza per le più grandi manifestazioni degli ultimi dieci anni. Secondo la stampa nazionale sarebbero stati oltre un milione i brasiliani che hanno sfilato in corteo in una ottantina di città grandi e piccole chiedendo la fine della corruzione, riforme e investimenti nel campo della sanità, dell’istruzione e del lavoro, un taglio netto delle spese per i mondiali di calcio del 2014 dopo i miliardi di euro buttati nella Confederation Cup, la fine della repressione selvaggia contro chi protesta. Ieri pomeriggio decine di migliaia di persone si sono assiepate per le strade di San Salvador di Bahia, la città dove si giocava Uruguay-Nigeria per la Confederation Cup. Durante il corteo la tensione è aumentata: drappelli di contestatori che hanno bersagliato con pietre e bottiglie gli agenti in assetto anti-sommossa schierati a protezione dell’impianto sportivo che hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni e ripetute cariche. A Rio de Janeiro si parla addirittura di oltre 300.000 persone che hanno manifestato scontrandosi con la polizia non lontano dalla sede del municipio. Gli agenti hanno lanciato i blindati contro i dimostranti e bersagliato la folla di gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Almeno 62 persone sono rimaste ferite, tra cui un giornalista della Tv Globo. Scontri gravi anche nella capitale, a Brasilia, dove 25.000 manifestanti si sono accampati sul prato di fronte al parlamento federale. La polizia militare ha circondato il palazzo di Planalto, sede della presidenza, ed ha usato gas lacrimogeni per disperdere i dimostranti. Nella capotale federale gruppi di manifestanti hanno attaccato il ministero degli Affari Esteri: un gruppo è riuscito a infrangere i vetri di una porta d’ingresso e ad appiccare il fuoco, ma la polizia è intervenuta per impedirne l’ingresso. Almeno 35 persone sono rimaste ferite: tre di loro sono in gravi condizioni. Scontri si sono verificati anche a San Paolo, dove a Ribeirao Preto, cittadina poco distante, un giovane 18enne ha trovato la morte investito da un automobilista che avrebbe puntato a tutta velocità contro la folla di dimostranti che bloccavano una strada.

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