Brasile. Le proteste della destra che piacciono a Usa ed EuropaTribuno del Popolo
venerdì , 9 dicembre 2016
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Brasile. Le proteste della destra che piacciono a Usa ed Europa

Brasile. Le proteste della destra che piacciono a Usa ed Europa

 Ci risiamo. Dopo che la Casa Bianca ha appena dichiarato il Venezuela una “minaccia per la sicurezza americana” ora vanno in scena proteste antigovernative anche in Brasile che ottengono ovviamente ampio risalto da parte del Mainstream nonostante siano monopolizzate da una destra aggressiva che chiede un golpe militare contro la Rousseff. Inutile dire che altre manifestazioni come le varie “Occupy” o quelle contro l’Austerity in Europa vengono invece presentate dagli stessi organi di stampa come minoritarie e espressione di una minoranza radicale.

Siamo di nuovo al doppio standard, una delle tattiche comunicative più efficaci utilizzate dagli Stati Uniti e dall’Occidente in generale per muovere le coscienze, orientarle e creare “indignazione selettiva” mediante l’utilizzo delle informazioni. Ci avevano provato già quest’estate, in Brasile, a dare ampio risalto alle proteste di qualche migliaio di persone contro i Mondiali di calcio e la “presidenta” Dilma Rousseff, che ha continuato sul solco scavato dal presidente Lula. Indubbiamente il governo di Brasile ha fatto delle scelte molto precise schierandosi nei BRICS contro l’imperialismo e per il progresso, alleandosi di paesi come la Cuba di Castro, il Venezuela di Chavez e Maduro e l’Argentina della Kirchner. Chiaramente la Rousseff sta pagando tutto questo ancor più che a Washington sarebbero in molti a voler un “regime change” a Brasilia. Ci avevano provato quest’estate, appunto, ma la vittoria elettorale della Rousseff ha confermato che la maggioranza dei brasiliani approva l’operato della “presidenta” per quanto ovviamente non siano mancati diversi scandali di malagestione e corruzione, sbandierati subito come pretesto da una destra che si fa sempre più aggressiva in Venezuela come in Brasile. Tra coloro che sono scesi in piazza c’erano anche molti fan delle dittature militari che hanno provocato migliaia di morti, ma evidentemente alla Casa Bianca e ai media occidentali secredenti “democratici” non crea particolare disagio dipingere le piazze contro la Rousseff con una retorica insopportabilmente “positiva”. Beninteso, la Rousseff non sarà sicuramente una santa e il suo governo è stato travolto da uno scandalo di corruzione collegato alla compagnia di petrolio nazionale “Petrobras”, ma persino il “The Guardian”, che parla di migliaia di persone in piazza e non di “milioni” come la stampa italica, mette in guardia sul fatto che i manifestanti rappresentano una destra decisa e radicale che arriva persino a chiedere un Golpe militare contro la Rousseff. Non solo, sempre il “The Guardian” ci informa che a Copacabana sono scese in piazza circa diecimila persone per protestare, quasi tutti bianchi appartenenti alla “middle class”, ovviamente una stragrande minoranza rispetto alla popolazione brasiliana che grazie all’operato di Lula e della Rousseff è riuscito a sconfiggere la povertà come mai prima. (per dei dati ragionati vedi qui). Appare dunque chiaro il modo pretestuoso con il quale i media stanno cercando di gonfiare l’importanza delle proteste contro la Rousseff, evidentemente hanno ben altre finalità geopolitiche per realizzare le quali sarebbero ben pronti ad appoggiare anche un eventuale Colpo di Stato da giustificarsi magari con la repressione delle “proteste di piazza”. Sempre il “Guardian” ha parlato di circa 25.000 persone in piazza a Rio De Janeiro, molto poche, e solo a Sao Paolo si è raggiunta una folla abbastanza cospicua con almeno duecentomila persone in piazza. Per i media diventano ovviamente delle proteste di “massa”, peccato che quando a Roma o a Berlino o a New York masse analoghe e anche maggiori contestano i rispettivi governi ecco che di colpo diventano minoranze non degne nemmeno di un approfondimento. Molti, moltissimi i cartelloni esposti dai manifestanti che inneggiano a un golpe militare, eppure ancora una volta l’Occidente dimostra di essere tendenzialmente solidale più con costoro che con i governi di sinistra che cercano di fare l’interesse degli “ultimi” pur con mille difficoltà. Secondo molti analisti si assiste oggi in Brasile a quanto successo nel 1964 quando proteste anticomuniste portarono l’esercito a intervenire contro un presidente accusato di simpatie con il Cremlino. Quella dittatura assolutamente illegale provocò migliaia e migliaia di morti, ma i giornalisti che parlano di masse assetate di “libertà” evidentemente non sembrano curarsene minimamente. Tralaltro ci si avvicina al Trentesimo anniversario della fine della dittatura militare, un momento molto delicato del Paese nel quale le forze dell’estrema destra e filoamericane stanno cercando di destabilizzare il Paese creando le premesse per un clima di tensione e scontri di piazza. Alcuni personaggi come Jair Bolsonaro, riservista militare e oggi politico di estrema destra, stanno conquistando successo difendendo peraltro l’era della dittatura militare e portando avanti una retorica sempre più razzista, omofobica e sessista. Tutto questo non contro un governo golpista, bensì contro un governo democratico ed eletto democraticamente dal popolo come quello della Rousseff. E ora pensate un attimo ai tempi di Occupy Los Angeles o Occupy New York quando la polizia ha represso arrestando e caricando i manifestanti; come mai nessuno nei media ha parlato di proteste legittime che facevano traballare il potere? Misteri della disinformazione.

Gracchus Babeuf

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