Brasile. Lo spettro dei militari dietro al Golpe anti-RousseffTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Brasile. Lo spettro dei militari dietro al Golpe anti-Rousseff

In Brasile si sta consumando un vero e proprio Golpe ai danni di Dilma Rousseff con il Senato che ha votato la sua sospensione dalla carica di presidente consumando un vero e proprio atto politico. E ora lo spettro dei militari aleggia sul Brasile, visto e considerato che la destra non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. 

Basta leggere qualsiasi opinione seria su quanto sta accadendo in Brasile per rendersi conto che stiamo assistendo a un vero e proprio Golpe. Dilma Rousseff è stata accusato di aver mentito sulle dimensioni del deficit di bilancio prima delle ultime elezioni del 2014, accuse sterili che il Senato non ha nemmeno avuto voglia di verificare dato che come sciacalli hanno colto la palla al balzo per votare l’impeachment contro l’odiata presidenta che ha continuato il lavoro cominciato da Lula, un lavoro che ha permesso tra le altre cose di strappare oltre 50 milioni di brasiliani dalla povertà più nera. Ma ai senatori che hanno votato contro la Rousseff chiaramente tutto questo non interessa ancor più che come ha scritto Gwynne Dyer su Internazionale:Questo perché si è trattato di un atto politico, non di un atto di giustizia, e la decisione era già stata presa prima del procedimento“.

Un atto politico dunque, anche perchè le accuse formulate ai danni della Rousseff sono molto deboli e quasi tutti gli osservatori e gli analisti imparziali riconoscono che non è certo stata colpa sua se il Brasile è scivolato in una preoccupante crisi economica. A ben guardare anzi si nota che l’economia brasiliana ha cominciato ad arrancare forse non per demeriti propri ma perchè dal 2008 a oggi tutti i paesi esportatori di materie prime sono entrati in crisi in quanto la domanda per i loro prodotti di esportazione è crollata. E a pensar male la crisi cominciata dal 2008 sembra essere proprio servita a bastonare i BRICS, ovvero quei paesi che in qualche modo mettevano in discussione il mondo unipolare neoliberista a guida americana. Impossibile ad esempio quando si parla di Brasile non fare riferimento alla situazione sociale del Paese che vede la metà bianca della popolazione essere generalmente più ricca di neri e mulatti. Questo è semplicemente un dato di fatto, così come è un dato di fatto che i cittadini più “arrabbiati” nei confronti della Rousseff sono proprio i bianchi della metà ricca. Ancora una volta Dyer ci sembra cogliere il punto: “La politica brasiliana è stata meno violenta e l’esercito non è intervenuto, per ora. Ma siamo comunque davanti a una lotta di classe, resa ancora più complicata dal fatto che in Brasile le classi sociali seguono la linea di demarcazione del colore della pelle. La metà bianca della popolazione è generalmente ricca, mentre i pardos(mulatti) e i neri sono generalmente poveri“.

Una lotta di classe dunque, e questo renderebbe molto più comprensibile l’accanimento della destra brasiliana e mondiale nei confronti del governo Rousseff, accusato di crimini che in Brasile sono sempre esistiti e che anzi negli ultimi dieci anni sono probabilmente diminuiti. A irritare la destra filoamericana e finanziaria del resto è la politica del Partito dei Lavoratori che mediante il piano Bolsa Familìa è riuscito a trasferire finalmente del denaro delle tasche di coloro che vivono sotto la soglia di povertà. Evidentemente a molti irrita che i poveri vengano aiutati e lo stesso Dyer ammette che quasi tutti coloro che scendono in piazza a protestare contro la Rousseff sono quasi tutti bianchi, così come sono quasi tutti bianchi, guardacaso, i membri del nuovo governo Temer che dovrebbe sostituire la Rousseff salvo poi scoprire di essere a sua volta a rischio impeachment. E con le Olimpiadi alle porte appare chiaro che qualcuno abbia tutto l’interesse a radicalizzare lo scontro destra-sinistra per magari aprire le porte all’intervento dell’esercito.

Tribuno del Popolo

 

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