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giovedì , 20 luglio 2017
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Brasile. Lula il capro espiatorio di una nazione

L’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è nei guai dopo che la procura di San Paolo ha chiesto il suo arresto preventivo con l’accusa di aver occultato un attico nell’ottica dell’inchiesta sulle tangenti Petrobras. Eppure la sensazione è che si voglia colpire Lula in tutti i modi per relegare l’esperienza del “presidente operaio” alla damnatio memoriae. Ed è difficile non vedere tutto questo le manovre per riportare l’America Latina nel cortile dello Zio Sam dopo oltre un decennio.

Basta scrivere “Lula” su Google per leggere decine e decine di commenti di opinionisti e giornalisti quasi compiaciuti del fatto che l’ex presidente operaio Lula sia nei guai fino al collo, come se fosse in qualche modo una rivincita tardiva nei confronti di un personaggio scomodo per molti motivi. Sembra quasi che chi si sia contraddistinto nella lotta contro la povertà e al servizio dei più poveri e dei diseredati dia fastidio, e per questo venga aspettato al varco da tutta una serie di personaggi che invece farebbero ricorso al garantismo per giustificare le accuse contro i loro preferiti. Ora Lula rischia l’arresto preventivo dopo che la procura di San Paolo ne ha chiesto l’arresto in riferimento al presunto occultamento di un attico sul litorale di San Paolo. Ovviamente ancora non è stata provata la colpevolezza dell’ex presidente ma non si sa perchè il suo aver militato contro lo strapotere americano e a favore dei poveri e dei diseredati lo rende “probabilmente colpevole” agli occhi di un certo tipo di commentatori sempre buoni con il loro posto fisso a criticare i personaggi che per qualche motivo incrinano la visione del mainstream. Poco importa che Lula si dichiari innocenti e neghi di essere il proprietario di questo immobile, che infatti risulterebbe intestato all’impresa di costruzioni Oas coinvolta nell’inchiesta Lava Jato legata alle tangenti del colosso petrolifero Petrobras. L’immobile verrebbe interpretato come una sorta di tangente indiretta in quanto sarebbe stato acquistato a un prezzo di favore, un pò poco per sancire che Lula sia stato un presidente corrotto non vi pare?  Lula comunque ha deciso di rispondere colpo su colpo alla macchina del fango internazionale organizzata nei suoi confronti: “I magistrati stanno usando un ruolo pubblico per compiere atti di banditismo e di immotivata militanza politica“. I giudici hanno motivato la richiesta dell’arresto preventivo con la scusa del timore che l’ex presidente possa inquinare le prove, ma in realtà sembra una intimidazione bella e buona volta a convincere l’opinione pubblica nazionale e internazionale della fine dell’astro di Lula e della stagione del Partito dei Lavoratori che evidentemente ha dato molto fastidio a qualcuno. Ora l’ex presidente Lula secondo alcuni vorrebbe entrare nel governo Rousseff per sottrarsi alla richiesta di arresto, ancor più che in troppi sembrano aspettarlo al varco con una bramosia immotivata. Pensate se fosse successo lo stesso a parti invertite in Venezuela magari, e fosse stato arrestato il capo dell’opposizione di destra per malversazioni, l’opinione pubblica occidentale in quel caso avrebbe al contrario fatto ricorso a tutto il garantismo possibile, invocando magari l’arresto politico e denunciando la dittatura.

Del resto Frei Betto, uno dei teologi della Liberazione e membro attivo del programma brasiliano contro la povertà “Fame Zero” voluto dai governi Lula e Rousseff ha detto al Manifesto: “Non c’è nessuna prova che Lula sia un corrotto. Però sono serie le accuse di corruzione che riguardano alcuni dirigenti del Pt. In ogni caso, i governi di Lula e di Dilma hanno avuto il merito di rispettare le istituzioni repubblicane, senza mai interferire nell’attività del Pubblico ministero e della polizia federale. Il giudice Sergio Moro, che si occupa dell’Operazione Lava Jato, relativa alla corruzione in Brasile, sembra però guardare solo al Pt. E ha trattato Lula come un bandito, inviando la polizia a casa sua, al suo posto di lavoro, nei luoghi che frequenta. Insomma, vuole distruggere un leader politico che ha grandi possibilità di essere rieletto alla presidenza del paese per la terza volta, nel 2018″.

Tribuno del Popolo

 

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