Brasile. Uno zoom sul contrasto alla povertàTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Brasile. Uno zoom sul contrasto alla povertà

 I mondiali si avvicinano e gli attacchi al Brasile sono diventati quotidiani. Sul web da settimane pullula di notizie artefatte sulle violenze commesse ai danni della povera gente in nome della Coppa del Mondo, così è difficile capire quale sia il vero volto del Brasile. Oltre alle giuste accuse rivolte alla Rousseff dai critici del “Mundial”, c’è anche un altro aspetto del Brasile, che in molti lasciano sullo sfondo. 

Quale è il vero volto del Brasile? Quello delle ruspe che spianano le favelas in nome del Mundial e dei cortei di manifestanti infuriati perchè avrebbero visto tagli ingenti ai programmi sociali per finanziare i mondiali di calcio, oppure quello del Mundo sem Pobreza, il primo centro mondiale creato dal governo carioca per sradicare la povertà? Non è possibile che forse, si stia cercando di veicolare una immagine del Brasile perlomeno strumentalizzata? Brasilia addirittura vorrebbe persino esportare il suo programma di riduzione della povertà, e per questo sta cooperando con la piattaforma Sur/Sur, (Sud del Mondo per il Sud del Mondo),ovvero un vasto progetto web che include un vasto catalogo in tre lingue che ha come finalità quella di scambiare informazioni e formare a distanza dei responsabili politici e degli operatori sociali nei paesi in via di sviluppo. L’iniziativa, promossa dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Pnud) e dalla Banca Mondiale, è stata presentata a inizio 2014 anche se chiaramente i media mondiali hanno avuto altro a cui pensare in quel momento che parlare di questo evento internazionale svoltosi di fronte a ministri, amministratori ed esperti di oltre 70 paesi. Del resto proprio il Brasile promuove già da anni programmi di cooperazione internazionale in paesi dell’America Latina, in Africa, in Asia e in Medio Oriente, e lo fa attraverso l’assistenza tecnica a programmi di riduzione della povertà, ma stranamente nessuno di quelli che oggi accusa il Brasile di uccidere i poveri il Mondiale ne è a conoscenza. Molti paesi in via di sviluppo si ispirano all’esempio del Brasile, che pur essendo un Paese ancora vittima di stridenti contraddizioni sociali, almeno negli ultimi anni ha mostrato reali passi avanti nella lotta alla povertà, riconosciuti peraltro dal mondo. Solo per fare degli esempi il Brasile è l’unica potenza emergente del gruppo Brics (Russia, India, Cina e Sudafrica, oltre al Brasile) che è riuscita a ridurre la disuguaglianza nell’ultimo decennio. La Banca Mondiale ha infatti riportato che la disuguaglianza in Brasile secondo il coefficiente Gini sarebbe diminuita di 5,08 punti, mentre in Russia e Cina sarebbe aumentata rispettivamente di 2,62 e 2,86 punti. Sempre facendo un altro esempio nel 2003, quando Luiz Inácio “Lula” da Silva iniziò a governare il Brasile, per fronteggiare il flagello della povertà creò il programma “Borsa Famiglia”, e, alla fine del suo mandato nel 2010,  con questo programma ha raggiunto 13 milioni di famiglie, in pratica 50 milioni di persone. Il programma suddetto prevedeva di stanziare sussidi ai capofamiglia senza lavoro o con basso reddito, chiedendo però in cambio la frequenza scolastica e l’assistenza sanitaria dei figli. Sarebbero almeno 28 milioni i brasiliani che, grazie a questo progetto, sono riusciti a uscire dalla soglia di povertà, mentre 36 milioni di brasiliani sono addirittura saliti nella scala sociale, diventando a pieno titolo membri di una classe media che oggi rappresenta il 52% della popolazione totale. Anche Dilma Rousseff, nel 2010, è salita al potere rilanciando il programma contro la miseria per togliere dalla povertà 16 milioni di cittadini pari all’8,5% della popolazione totale.Il nuovo programma  è stato studiato per perfezionare il precedente, proponendosi la ricerca “attiva” dei beneficiari tra quei gruppi esclusi dal sistema. Non è finita qui, il governo Rousseff ha anche creato delle vere e proprie “mappe della povertà” e delle “opportunità”  e ha istituito un programma di formazione professionale e di inclusione lavorativa per 1,7 milioni di brasiliani. Sempre il governo di sinistra ha previsto sgravi fiscali per i contadini e linee di credito agevolato, così come aiuti statali alla commercializzazione dei prodotti. Sono ben 22 milioni i brasiliani che sono usciti dalla miseria nera grazie a questi programmi, ma stranamente nessun tg ne parla, preferendo invece puntare il dito sulla malagestione dei mondiali di calcio. Se ancora non vi basta snoccioliamo alcuni dati che confermano la contraddizione dell’attacco al Brasile per quanto riguarda il contrasto alla povertà: la mortalità infantile per malnutrizione si è ridotta del 58%, il tasso di fertilità è sceso del 20 nella media nazionale, e del 30% tra le famiglie più povere, l’aspettativa di vita è aumentata da 70,7 a 74,1 anni. Per raggiungere 23 milioni di cittadini esclusi del sistema, e del tutto privi di assistenza, sono stati creati programmi sanitari speciali che hanno visto l’importazione di medici da paesi amici come Cuba. Anche l’analfabetismo è sceso dal 12,3% all’8,4%, ed è cresciuto anche il livello di istruzione generale con le scuole elementari che coprono il 98,3% della popolazione. Anche la forbice tra ricchi e poveri è crollata, tanto che tra il 2002 e il 2012 il reddito del 20% dei più poveri è cresciuto del 6,4%, dati reali e inoppugnabili ma che i media continuano a oscurare parlando invece dei paesi “amici”. Il Brasile che oggi viene accusato di tagliare le spese sociali a danno dei poveri ha destinato alla spesa pubblica il 40,4 % del Pil, contro la media continentale del 34,7%. Ora più che altro è subentrata una crisi economica che ha diminuito la creazione di posti di lavoro e sta cominciando a far registrare perdite di lavoro nell’industria manifatturiera. La disoccupazione però è calata ancora, assestandosi al 5,1%, davvero poco rispetto alle cifre che stiamo conoscendo in Europa. Alla luce di questi dati le accuse sui Mondiali di calcio appaiono perlomeno strumentali.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/blogplanalto/5559129119/”>Blog do Planalto</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/”>cc</a>

D.C

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