Brexit, Ue e la subalternità della "sinistra" post-marxistaTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Brexit, Ue e la subalternità della “sinistra” post-marxista

La Gran Bretagna esce dall’Ue ed è l’occasione per mettere a nudo alcune delle tare che hanno condannato la cosiddetta “sinistra” alla subalternità totale e al suicidio. Subalternità all’Ue, agli Usa, al capitalismo nel suo complesso e alla cultura di stampo anglosassone. Una subalternità che non finirà con il #Brexit in quanto la sinistra orfana del marxismo e che rinnega la sua storia altro non è che una stampella per lo status quo composta da personaggi in cerca di autore.

E’ vero, è inutile nasconderselo, che dietro il voto degli inglesi per il “Leave” con il #Brexit c’è anche tanta rabbia da parte di persone che non hanno tratto vantaggio dall’adesione all’Ue e che per molti motivi sono stati indotti a pensare che per loro fosse meglio uscirne. Abbiamo scritto fiumi di inchiostro contro questa Ue, espressione del più becero asservimento agli interessi dei mercati finanziari, eppure il Brexit ci fornisce oggi l’occasione di indagare oltre e approfondire e sviscerare i motivi del fallimento della sinistra. Ora appare in modo chiaro e netto come la sinistra orfana del marxismo abbia fallito in qualsiasi obiettivo, innanzitutto nel darsi una identità, e il fatto stesso che molti personaggi che si consideravano di sinistra abbiano pensato di fare la cosa giusta ad appoggiare la costruzione di questa Unione Europea la dice lunga.

E oggi queste stesse forze magari storcono il naso di fronte all’uscita del Regno Unito, estrinsecando ancora una volta la subalternità della sinistra europea post marxista nei confronti del pensiero dominante. Avendo smesso di essere rivoluzionaria la sinistra è progressivamente diventata una stampella dello status quo, e deprivata della sua idealità arrivando al punto da vergognarsi del proprio passato è diventato un simulacro vuoto, riempito di contenuti che non hanno più nulla a che fare con quelle che dovrebbero essere le sue battaglie storiche. La lotta di classe è stata cestinata e sostituita da sterili  rivendicazioni individualistiche o comunque di retroguardia che non possono in alcun modo intaccare la natura del sistema economico capitalistico. Figlio di questo fallimento storico delle sinistre è la creazione di movimenti populistici di destra che sono il logico sbocco della rabbia popolare nei confronti di una Ue che la sinistra non ha avuto il coraggio di mettere in discussione. Una sinistra europea post-marxista che ha cestinato Lenin per prendere a modello Kennedy e Obama, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Quelle generazioni che hanno distrutto a picconate il marxismo portando la rabbia iconoclasta contro il comunismo oltre ogni limite, oggi dovrebbero essere le prime a chiedere scusa ai giovani e a farsi da parte in quanto responsabili dirette del crollo e dello scivolamento inesorabile verso le barbarie globali. Il loro demolire una ideologia di progresso in nome del rassicurante benessere offerto in modo momentaneo ed effimero dal capitalismo di marca anglosassone ha lasciato le nuove generazioni nude di fronte al crollo delle loro bugie, in balìa di populismi xenofobi che finiranno solo per riprodurre, sotto nuove forme, quello stesso sistema economico che credono in modo più o meno ingenuo di voler combattere.

“Fino a quando gli uomini non avranno imparato a discernere, sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gli interessi di queste o quelle classi, essi in politica saranno sempre, come sono sempre stati, vittime ingenue degli inganni e delle illusioni.“, diceva Lenin più di 100 anni fa, eppure Lenin fa accapponare la pelle ai perbenisti secredenti di “sinistra” del XXI secolo in Occidente, persone che cestinando i giganti del passato e sostituendoli con i vari Bill Gates, Steve Jobs e Madre Teresa di Calcutta hanno finito per essere i “becchini del cambiamento”, accettando in modo unilaterale quanto miope di muoversi solo all’interno del campo di quelli che dovrebbero essere i propri avversari. E tutto questo si riduce, ancora una volta, alla lotta di classe, e al fatto che la sinistra post-marxista, negandone l’esistenza, nega anche di essere una forza di cambiamento, ponendosi invece all’interno della “conservazione” dell’esistente.

E se oggi si è giunti fino a qui, alla possibilità di nuove guerre e allo smantellamento per milioni di persone di welfare, diritti e dignità, questo lo si deve proprio ai “becchini”, a coloro che hanno abbandonato la nave vendendosi prima ancora di essere comprati, seppellendo i sogni di un cambiamento in meglio di società sotto tonnellate di merci, beni di consumo, video colorati e supermercati traboccanti anche la domenica. Il loro “tradimento” ha causato il ritorno dei nazionalismi e soprattutto la fine del pensiero “rivoluzonario”, e tutto questo non casualmente dal momento che i toni “rivoluzionari” vengono lasciati guardacaso a movimenti che rifiutando il marxismo e “l’ideologia”, rifiutano a cambiare la realtà, rinunciando a comprendere quali sono le motivazioni reali che portano al perpetrarsi dello sfruttamento e delle ingiustizie. Insomma quanti si dichiarano di “sinistra” e in modo sprezzante ancora vanno dichiarando che il “comunismo ha fallito” (avendone peraltro loro stessi determinato il fallimento) dovrebbero cominciare a rendersi conto di essere a loro volta andati incontro a un  secondo clamoroso fallimento, di cui prima o dopo la storia presenterà il conto.Del resto il fallimento di Tsipras, che voleva provare a riformare l’Ue dall’interno, mostra che fin quando i cittadini europei continueranno ad accettare sovrastrutture imposte da altri rinunciando a organizzarsi sulla base dei propri effettivi bisogni, difficilmente le cose miglioreranno, sotto qualsiasi punto di vista.

Tribuno del Popolo

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