Burkina Faso. Qualcuno ha paura del nuovo?Tribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Burkina Faso. Qualcuno ha paura del nuovo?

Denso fumo nero si alza su Boulmiougou la strada principale di Ouagadougou. Una trentina di giovani frustrati dall’ennesimo furto dei loro sogni, hanno dato fuoco a numerosi pneumatici per tutta la larghezza della strada che collega la capitale alla seconda città del paese Bobo-Dioulasso. Stanno erigendo un muro di fuoco tra di loro e la capitale, rea di essere il covo dei loro mali. Tutti i negozi sono chiusi e il traffico è ormai quasi nulllo. Ovunque nella terra degli uomini puri, vengono eretti blocchi stradali che paralizzano il traffico e il paese. Vogliono attuare una pressione semi-pacifica come quella contro Comporè  un anno fa, contro gli usurpatori dei loro sogni democratici che ora stanno asserragliati dentro un albergo a cinque stelle.

Nonostante 10 morti e 113 feriti, la protesta continua, ma chi ha attaccato il loro sogno, in questo momento è a colloquio con i mediatori internazionali che stanno aumentando lo scempio beffando l’opposizione, con degli accordi con i golpisti. Spesso nel continente e risultato che essere colpevoli, aiuta e si viene anche premiati e questo caso non è da meno. La mediazione internazionale che è intervenuta subito dopo il colpo di Stato, del presidente senegalese Macky Sall che attualmente è anche il presidente del blocco regionale dell’Africa occidentale: la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS),  e del Benen Thomas Boni Yayi, sembra stia ottenendo dei risultati a favore dei golpisti.

Il compromesso in questione prevede l’amnistia per i militari coinvolti nel colpo di stato del 17 settembre e lascia l’autorità di riformare o meno l’esercito e il futuro della Reggimento ai prossimi vincitori delle eleioni. Le elezioni verranno spostate di un mese e quindi la prossima data dovrebbe essere il 22 novembre e ai golpisti viene concessa la possibilità di candidarsi. In sintesi la mediazione ha di fatto accettato e permesso che nel futuro del paese possa continuare a vivere l’ombra del vecchio regime di Blaise Compaorè e la democrazia sia soltanto una figura debole e zoppa all’interno di una una vasca colpa di phirana. E la prima avvisaglia dell’idea di democrazia dei golpisti si è potuta ammirare ieri, quando un esiguo gruppo dei sostenitori del colpo di Stato, si parla di alcune decine, hanno preso d’assalto l’hotel dove si svolge la mediazione, assalendo e cercando di impedire l’ingresso ai politici dell’opposizione.  Alcuni testimoni racconta che alcuni degli aggressori portavano cartelli che esprimevano il loro sostegno al governo militare in corso, ma tra la folla sono stati visti componenti della guardia presidenziale in borghese che dirigevano la contestazione.

“Sono con i miei colleghi. Noi siamo a posto. Non siamo stati presi in ostaggio. Siamo liberi” scrive su twitter l’ambasciatore francese: Faso Gilles Thibault, ma quello che non dice e che le vittime non sono stati gli ambasciatori stranieri, ma i politici dell’opposizione, un chiaro segno che qualcuno continua ad utilizzare la forza per piegare chi si oppone a loro.

Nel frattempo questo compromesso è ancora una semplice ipotesi perchè deve essere ancora accettata da tutti gli altri attori come le organizzazioni della società civile, che in questo momento sono nelle piazze a manifestare pacificamente il loro sdegno.

Tutte le loro esigue speranze sono poste in questi colloqui e negli attori esterni che si stanno adoperando per una soluzione. Non si capisce bene perchè nelle scorse settimane, nessuno siano intervenuto siano in Burundi,  abbandonandolo a se stesso e alla guerra civile che sta scoppiando in tutto il paese.

Il portavoce del movimento della società civile, il Balai Citoyen (la Scopa dei Cittadini), ha dichiarato sui social network, (i  golpisti sono riusciti solo a far chiudere le radio e le televisioni) la sua vergogna e il suo sdegno, per gli accordi che sono stati e a chiesto ai componenti della società civile di non cadere nella tentazione di aumentare le facili tensioni che l’accordo potrebbe far aumentare nei prossimi  giorni. Questo movimento è stato  fondato recentemente nel 2013. Tra i suoi fondatori c’è l’artista reggae Sams’K Le Jah e il movimento è stato accolto molto bene tra i giovani e che in meno di un anno ha radunato oltre tre milioni di cittadini

Il signor Kaboré del  movimento cittadino Broom che era in prima line adurante le manifestazioni che hanno portato alla caduta dell’ex presidente dopo 27 anni di potere, ha dichiarato la necessità di riorganizzare un’altra disobbedienza civile per riportare la legalità nel paese.Moltissime sigle della società civile in questo momento hanno deciso di contestare i negoziati con la giunta e la missione del presidente senegalese Macky Sall.

I prossimi giorni saranno molto delicate per le trattative, Machy Sall continuerà ad accordarsi solo con I golpisti o finalmente ascolterà anche la voce della strada? Il problema è che tutta questa faccenda rischi di generare una guerra civile, coma sta accadendo in Burundi e ancora una volta sarà la Francia che potrà trarne vantaggio. La rivoluzione dello scorso ottobre ha avviato la ricomparsa dei movimenti politici rivoluzionari basati sul pensiero sankariano. In poco tempo, senza più una dittatura spietata sono sorti dodici diversi movimenti politici che hanno creato una piattaforma unitaria e rivoluzionaria e hanno presentanto alle prossime elezioni un loro candidato: Benewende Sankar che non è un parente di Thomas Sankara.

I giovani del paese con la fine della dittatura si aspettano molto. Il loro sogno di una seconda rivoluzione e durato meno di un anno, ma questa volta sembrano decisi a lottare.  La paura che dietro i golpisti ci sia nuovamente la Francia, per ora non si può fonda su solide basi ma il ricordo dell’assasinio del più importante leader del paese (ancora adesso amato e venerato): Thoma Sankara, è ancora limpido. La sua morte fu decisa a Parigi dalla Cellula Africana dell’Eliseo (F-A) e due dei tre generali golpisti erano amici del dittatore Compos èche fece assassinare Sankara e alcune fonti parlano che sono stati portati recentemente nel paese da uomini del Ministero della Difesa francese. Per adesso sono solo voci e come spesso capita in Africa, non ci sarà nessuno che darà un seguito a queste voci, ma la cosa certa è che ll Generale Gilbert Diendéré, auto-plocamatosi il nuovo presidente del paese, è stato amico intimo per diverso tempo di Nicolas Sarkozy, mentre il Comandante Aziz Korongo (capo degli squadroni della morte di Composè) e il Generale Celeste Coulibay (ex-capo della RSP) dopo la caduta del regime hanno trovato esilio in Francia. Prima del loro ritorno come golpisti hanno domiciliato al Boulevard des Invalides, Parigi, ovvero la strada ha la sede della Cooperazione delle Sicurezza e della Difesa, un organo statale francese, con cui per più di vent’anni hanno collaborato alla formazione degli ufficiali degli altri paesi africani.

Resta ancora un mistero l’assenza di dichiarazioni da parte della Francia e il pronto intervento del Senegal (noto alleato francese), quello che è certo e che la popolazione questa volta non accetterà molto facilmente le decisioni degli altri a che alcuni clan dell’esercito si stiano alleando con i movimenti civilie e la paura di una guerra civile sul modello della Costa d’Avorio potrebbe non essere solo una fantasia autunnale.

MARCO NAPOLI – fotoreporter della Eikòn associaizone.

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