Cala la notte sulla Turchia di ErdoganTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Cala la notte sulla Turchia di Erdogan

La stretta di Erdogan sul potere in Turchia aumenta sempre più. Con una azione di polizia è stato effettuato un vero e proprio blitz contro un giornale e una tv dell’opposizione. Preso di mira il movimento di Fethullah Gulen, leader religioso turco in esilio negli Usa che guida il movimento Hizmet. 

Della Turchia si preferisce parlare poco, o parlarne come di un sicuro partner democratico. Del resto Matteo Renzi si è recato solo qualche giorno fa ad Ankara e in quel caso non ha certo pensato di bacchettare il Paese per la violazione dei diritti umani, cosa che invece ha fatto nei confronti della Russia o di altri paesi. Erdogan, colpito circa un anno fa da una grave accusa di tangenti, ha risposto a ogni opposizione e protesta interna con una violenza inusitata, lo sanno bene i ragazzi di piazza Taksim, lo sanno ancor meglio gli oppositori del movimento Hizmet che fa riferimento al religioso Fethullah Gulen, leader che vive in esilio negli Stati Uniti. Nelle scorse ore infatti con un vero e proprio raid la polizia turca ha arrestato almeno 23 persone vicine al giornale Zaman e a una emittente tv. Già il giorno precedente la polizia aveva tentato di irrompere nella sede del giornale Zaman, ma a causa della protesta dei dimostranti ha dovuto lasciar perdere, completando poi l’opera con un secondo raid nel pomeriggio. Tra le persone arrestate c’è  stato anche il direttore di Zaman, Ekrem Dumanli, che metre era condotto via ha detto “noi non siamo spaventati”. Agli arresti è finito anche il presidente di Samanyolu Tv, Hidayet Karaca, anch’egli considerato vicino a Gulen. Si tratta secondo molti analisti di un vero e proprio tentativo da parte di Erdogan di consolidare il suo potere indebolendo i suoi oppositori, un processo graduale ma condotto senza remore e in modo progressivo che ormai sta svuotando di significato lo stesso concetto di democrazia. Intanto però nessuno prende le distanze da Erdogan, che anzi è sempre più un ottimo referente per l’Occidente. Secondo molti analisti il 14 dicembre ha rappresentato una vera e propria svolta, una sorta di salto di qualità della repressione da parte del governo turco. Una offensiva quella di Erdogan che ha il forte sapore della vendetta dal momento che Gulen rappresenta un oppositore della destra islamica turca, un concorrente diretto nel campo di Erdogan. Evidentemente il governo turco ha ritenuto proprio Gulen il burattinaio occulto della campagna di stampa esplosa un anno fa contro il partito Akp per via dello scandalo delle tangenti.

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