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mercoledì , 18 gennaio 2017
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Call Center. Precari a vita per colpa del governo

Il ministro Passera ha fatto passare venerdì al Senato un documento che gela il sangue agli operatori telefonici che lavorano nei call center. Nel decreto Sviluppo, al settimo comma dell’articolo 24 bis, esiste una norma che condanna i lavoratori precari dei call center al precariato a vita.

Quanti vi raccontano che gli schiavi nell’opulento Occidente non esistono più, vi mentono, sapendo di farlo. In modo paradossale anche il governo italiano ora si è reso complice di perpetuare la “schiavitù” e lo ha fatto, ironia della sorte, facendo approvare definitivamente il cosiddetto decreto Sviluppo. Al suo interno diverse semplificazioni, alcune riforme come quella degli incentivi alle imprese, e non molto altro. Anzi, in realtà qualcos’altro c’è, lo sa bene Corrado Passera, e lo sanno ancora meglio i lavoratori dei call center, le vere vittime di quest’ennesimo scempio. A causa di un piccolo comma, il settimo dell’articolo 24 bis, introdotto con un emendamento in commissione alla Camera, coloro che si occupano di “attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzata attraverso call center outbound“, ovvero lavoratori dei call center, potranno rimanere precari per tutta la vita. Il governo ha quindi sancito per legge che i lavoratori dei call center sono precari per natura e saranno abbandonati alla necessità di chi lo assume di dover competere con le altre aziende comprimendo il costo del lavoro. Una vergogna assoluta che mostra il totale disprezzo del governo e dei tecnici nei confronti di migliaia di giovani, anche colti, costretti a lavorare per un pugno di lenticchie nelle moderne alienanti fabbriche del profitto capitalista. Un solo deputato in Parlamento ha avuto il coraggio di alzarsi in piedi per esternare il suo “no” in dissenso al partito che lo ha eletto. Stiamo parlando di Giacomo Portas, deputato indipendente del Pd, , che in Piemonte ha fondato un suo movimento chiamato “I Moderati”e, ironia della sorte, nella vita di tutti i giorni fa il manager nel settore dei call center. “Parliamo sempre di crescita e di rilancio dei consumi, ma quanto può consumare uno che guadagna 700 euro al mese?” si è chiesto polemicamente Portas. Poco, molto poco, gli rispondiamo, e ci sono anche migliaia di giovani e di italiani che guadagnano persino meno. Ma quello che sta a cuore al governo e alla classe politica di questo Paese non è certo il benessere morale dei cittadini, l’unica cosa che conta è il profitto, e i call center zeppi di precari rappresentano pur sempre una buona soluzione. Vero Passera?

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