Cambiamenti climatici, UE sotto esame. Intanto Green Italia lancia l’allarmeTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Cambiamenti climatici, UE sotto esame. Intanto Green Italia lancia l’allarme

Rapporto dell’ Agenzia europea per l’ambiente: tra i Paesi membri non c’è strategia comune per coniugare sviluppo e ambiente. C’è anche chi, come l’Italia, un programma non ce l’ha affatto, ma giura di presentarlo. Per le associazioni si palesa il rischio di una “colonizzazione dei signori del petrolio”.

Fonte: Oltremedianews

Dal caso particolare al generale, dalle ‘emergenze’ al cuore del problema: dal disastro di Genova al rapporto Onu di qualche tempo fa. Quali sono le strategie messe in campo dalle istituzioni per sciogliere il nodo cruciale di sviluppo e ambiente, per un modello che, si spera, sia il più possibile apprezzabile e sostenibile? Ma soprattutto, queste strategie, ci sono?

Soffermiamoci sul continente europeo. Se da più parti si afferma che il problema costituisca ormai “priorità” da affrontare e risolvere congiuntamente, scopriamo che, con sorpresa, una strategia comune a fronte di eventi ‘estremi’ per l’ambiente, su temi come la gestione del rischio o financo la prevenzione, risposte comuni non ce ne sono. Non solo, ma c’è anche chi, come l’ Italia, un programma non ce l’ha affatto.  Il Ministro dell’ Ambiente Gianluca Galletti è, dal canto suo, ottimista: anche se il nostro non rientra tra i Paesi virtuosi, presto , si legge in un comunicato, si adeguerà e presenterà il suo programma nazionale.

Certo è che, dall’ultimo rapporto dell’ Agenzia europea per l’ambiente (Eea), ‘National adaptation policy process in European conuntries 2014, si configura una situazione non del tutto ‘rosea’. Su 33 Paesi europei (non solo quelli dell’ Ue) è emerso che solo 21 si sono già dotati di una strategia di adattamento e 17, soprattutto nel Nord e nel Centro Europa, hanno anche un piano nazionale. Il rapporto dell’ Eea ha presentato un attento monitoraggio circa le  risposte proveniente da 33 Paesi europei sulle risposte ai cambiamenti climatici. Il tutto per esaminare le varie strategie e azioni messi in campo a livello nazionale in Europa onde prevenire i rischi e rendere il territorio più pronto, e meno vulnerabile, di fronte agli impatti del clima che cambia. Spiega lo scienziato, tra i principali collaboratori alla stesura del rapporto, Serio Castellari: “l’adattamento è un argomento che deve entrare a far parte dell’agenda politica, per esso un ruolo rilevante spetta alle direttive dell’ Unione europea, seguite dai costi derivanti dai danni prodotti dal mancato adattamento”, tenuto conto, aggiunge, “della forte presenza di ostacoli  davanti al raggiungimento di cambiamenti concreti” come “la scarsità delle risorse (tempo, denaro, tecnologie, incertezze sull’ampiezza dei futuri adattamenti” e la definizione, ‘cruciale, “delle responsabilità”.

Un trattamento a parte merita il nostro Paese: da un lato infatti questo è interessato alla stesura del suo programma, a cui contribuisce lo stesso Castellari, che mira a ripartire dalle “municipalità virtuose”. Punti di riferimento come Bologna e Ancona, saranno considerate per “supportare meglio le azioni concrete da parte di altre municipalità”. Dall’altro lato, però, si pone una linea di “sviluppo” a partire da una concezione diametralmente opposta ai criteri fin qui esaminati.

“L’Italia non è una colonia dei signori del petrolio”. Green Italia, e Verdi Europei raccolgono il “grido di chi non vuole essere stritolato dalla politica energetica del Governo a trazione fossile”, manifestando attivamente contro scelte che non sembrano certo iscriversi nel solco di “alternative sostenibili”. Sì perché con il decreto Sblocca Italia si respira aria di ingenti liberalizzazioni di intere aree destinate  a subire intensificati programmi di trivellazione per cercare, almeno nelle intenzioni, il tanto agognato ‘oro nero’. Una posizione netta dunque, quella di Legambiente, Greenpeace e Wwf Italia contro il decreto del Governo con cui aprono il fronte anti-trivelle dando il via a un programma di mobilitazione “nei punti caldi” del nostro Paese.

Già il 12 ottobre iniziative si sono svolte a Licata in Sicilia, poi il 17 a Siracusa, il 24 a Pescara e a Bari, e il 27 a Potenza.Sabato 18 a Roma saranno convocati “gli stati generali di comitati ‘No Triv’, associazioni ambientaliste, green economy e popolo inquinato” per dire no, si legge dal comunicato “al piano di trivellazioni del Governo, e sì invece ad un futuro energetico ‘carbon free’, alimentato da fonti rinnovabili e caratterizzato dall’ efficienza energetica”.

In particolare, le associazioni  chiedono l’abrogazione dell’articolo 38 dello Sblocca Italia, oppure “profonde” modifiche al testo. “Il Governo Renzi, con l’art. 38, favorisce la nuova colonizzazione del nostro territorio e dei nostri mari da parte dell’industria petrolifera, invece di difendere l’interesse pubblico e uno sviluppo economico sostenibile. Per Legambiente, Greenpeace e Wwf le norme in questione sono nel “solco di una strategia del ministero dello Sviluppo economico che tende a favorire gli interessi dei petrolieri”. Un modus operandi, affermano, “assolutamente perdente”.

Edoardo Cellini

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