Cambogia. Multinazionali licenziano lavoratori che scioperanoTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Cambogia. Multinazionali licenziano lavoratori che scioperano

Cambogia. Multinazionali licenziano lavoratori che scioperano

Proteste stanno infiammando le fabbriche delle multinazionali in Cambogia ma la Nike ha risposto a muso duro licenziando tutti coloro che hanno partecipato agli scioperi.

Il diritto allo sciopero era un diritto consolidato, almeno in Occidente, che permetteva ai lavoratori di far valere i propri diritti calpestati. In Cambogia però questo diritto non è all’ordine del giorno, almeno per i lavoratori delle aziende che producano attrezzature sportive per conto delle multinazionali straniere. Sono circa trecento i lavoratori tessili cambogiani che lavorano per la Nike  Sportswear Company e sono stati allontanati dalla multinazionale alcuni giorni fa per aver partecipato a uno sciopero il cui obiettivo era quello di ottenere salari più alti e condizioni di lavoro più dignitose. Secondo la multinazionale statunitense la decisione di licenziarli sarebbe giustificata dal fatto che la protesta degli ormai ex dipendenti avrebbe assunto forme violente. L’allusione è alle proteste che hanno avuto luogo il 21 maggio con altri 5000 lavoratori  dello stabilimento della Garment Manufacturing Corp di Sabrina (a ovest di Phnom Penh).Le condizioni dei lavoratori delle multinazionali in Cambogia sono a dir poco precarie, e i lavoratori rivendicano da tempo un aumento dello stipendio di 10 euro al mese (attualmente percepiscono circa 55 euro al mese) in modo da potersi permettere almeno le spese di trasporto e l’affitto del tetto dove vivono. negli ultimi dieci anni, soprattutto grazie alle basse retribuzioni, sono tanti i marchi stranieri che hanno intensificato la loro produzione in Cambogia. Basti pensare che nel 2011 l’abbigliamento delle multinazionali ha contribuito per il 75% agli oltre cinque miliardi di dollari dell’export nazionale. Le multinazionali però ignorano gli inviti di governo e lavoratori e tengono stipendi da fame e soprattutto mantengono norme di sicurezza assolutamente inesistenti.Nei primi mesi di quest’anno il numero di scioperi nel settore delle confezioni, che impiega circa 300 mila operai e operaie, è quadruplicato rispetto allo scorso anno. I 48 scioperi convocati nei primi sei mesi del 2013 già sono più di quelli convocati durante il 2011 e il 2012. Ma non è finita anche i sindacalisti sono stati arrestati quando, il 3 giugno, 4000 lavoratori sono andati in fabbrica scontrandosi contro i crumiri, scatenando la dura repressione della polizia. Il 6 e il 7 giugno la Nike ha quindi spedito 288 lettere di licenziamento per quello che dai sindacati è stato chiamato “un comportamento illegale”.

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