Cannabis. Anche il Cile apre alla depenalizzazioneTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Cannabis. Anche il Cile apre alla depenalizzazione

Cannabis. Anche il Cile apre alla depenalizzazione

Alcuni stati degli Stati Uniti hanno legalizzato la cannabis, altri pensano di farlo, soprattutto perchè porta milioni di dollari nelle casse delle istituzioni. Così lo storico discorso sulla legalizzazione arriva a un nuovo step, e in molti paesi si comincia a discuterne. Anche in Cile, dove la depenalizzazione del consumo della cannabis per uso medicale e ricreativo potrebbe diventare presto realtà.

La nuova “religione” mondiale è quella del denaro, non sorprende quindi che proprio in nome del Dio Denaro molti stati degli Stati Uniti abbiano cominciato a legalizzare la marijuana per usi medicali e ricreativi, su tutti basti pensare all’esempio virtuoso della California. Tale business rende, e tanto, e di questo sembrano essersene accorti in molti, soprattutto in questo periodo di crisi economica. Si inizia a parlarne persino in Italia, anche se chiaramente la strada nel nostro Paese è ancora lunga, ma se non altro  un tema considerato tabù sembra finalmente essere entrato sul tavolo della politica. Anche in Sudamerica si respira vento di cambiamento, si era cominciato con Pepe Mujica in Uruguay, il primo a legalizzare il consumo di cannabis, e ora potrebbe seguire il suo esempio il Cile, anche se in questo caso si parla di depenalizzazione e non di legalizzazione. La depenalizzazione del consumo della marijuana per uso medicinale e ricreativo ha fatto un importante passo avanti a Santiago dove ha ottenuto se non altro l’approvazione generale da parte della Camera dei Deputati. In questo modo il Congresso intende andare a modificare il Codice Sanitario e la Legge sulle Droghe con l’obiettivo di legalizzare la coltivazione personale e domestica di cannabis e depenalizzarne la vendita a scopo terapeutico.

Peraltro la mozione è stata approvata da uno schieramento di deputati di destra e di sinistra, e il progetto di legge autorizzerà la coltivazione fino a sei piante presso il proprio domicilio. Possedere fino a dieci grammi per consumo personale verrà considerato legale, così come il consumo terapeutico dietro prescrizione medica. A opporsi chiaramente l’estrema destra che contesta come il confine tra consumo e narcotraffico sia labile, ma il narcotraffico esiste già, quindi semmai questo sarebbe un modo per normarlo e controllarlo. La deputata comunista Karol Cariola ha detto chiaramente che l’iniziativa “ha un valore incommensurabile, soprattutto per quelle prsone che vivono ogni giorno sulla propria pelle le conseguenze del narcotraffico”. Non solo: “È un passo storico  per far sì che chi ne ha bisogno possa avere accesso a una medicina che si può coltivare in giardino, anche se all’industria farmaceutica ciò non piace”. E in Italia? La speranza è che si consideri la cannabis come un volano di crescita economica anche per il nostro Paese, ancor più che personaggi come Salvini cavalcano il “no” alla cannabis unicamente per motivi prettamente politici e ideologici. Ormai la ricerca ha permesso di dimostrare come il consumo di cannabis non sia più dannoso di quello di alcol o tabacco, e dato che tale consumo appare già radicato nella popolazione europea, italiana etc, basterebbe semplicemente uniformarsi ai costumi del tempo, realizzando peraltro importanti ricavi per lo Stato e infliggendo un colpo ai narcotrafficanti.

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