Capitalismo e disuguaglianze: la sfida di PikettyTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Capitalismo e disuguaglianze: la sfida di Piketty

Thomas Piketty, Professore di Economia a Parigi, ha pubblicato nel 2013 il libro “Le capital au XXIe siècle”, un testo che si occupa delle disuguaglianze generate dal sistema di accumulazione capitalistico e che, a detta di molti, è destinato a cambiare per sempre l’approccio al problema della distribuzione della ricchezza. Il libro è appena uscito in lingua inglese e attraverso il suo lavoro l’occidente sta riscoprendo Marx.

Fonte: Oltremedianews

L’economia è una branca del sapere particolarmente delicata e problematica. Assurta a verità dogmatica e immutabile da alcuni e tacciata di completa insipienza dagli altri, questa forma di scienza risulta ancora più controversa quando viene declinata nei contesti storici e politici delle nostre società. E a ben vedere, se l’economia fosse davvero solo un mero esercizio di ragioneria generale  e una questione di tagli alla spesa pubblica, non sarebbe infondo così immotivato scagliare i propri strali contro chiunque abbia in animo di difenderla. Fortunatamente, magari focalizzando la propria attenzione oltre le sterili trattazioni di qualche economo in tv, ci si accorge che le frontiere dell’economia moderna possono regalare anche spunti di riflessioni notevoli.

Il libro di Thomas Piketty, professore di Economia presso la Paris School of Economics, ne è sicuramente l’esempio più recente e il suo lavoro è destinato a segnare un netto punto di svolta all’interno del dibattito sul capitalismo. “Il Capitale nel XXI secolo” mira a restaurare l’insegnamento di autori classici come Ricardo e Marx, attualizzandoli alla luce delle frontiere analitiche moderne di cui essi mancavano, e a superare alcuni eminenti leitmotiv nell’analisi del fenomeno delle disuguaglianze e della crescita economica.

In particolare Piketty sconfessa l’andamento tradizionalmente accettato delle disuguaglianze all’interno dell’economiacapitalista, mettendo in luce i limiti degli studi di due giganti come Simon Kuznets e Nicolas Kaldor. Per molto tempo si è pensato infatti che le disuguaglianze sociali aumentassero inevitabilmente durante le prime fasi dello sviluppo economico capitalistico per poi assottigliarsi quando il processo fosse giunto a maturazione (cfr. curva di Kuznets). Piketty, invece, sottolinea i come l’andamento parabolico delle disuguaglianze sia controfattuale alla luce dei dati empirici e  pertanto propone una nuova analisi del fenomeno. Il suo studio si basa in particolare sul rapporto tra ricchezza-capitale e Pil nelle economie capitaliste e individua nella divergenza tra numeratore e denominatore l’archetipo delle disuguaglianze. Egli sostiene cioè, riducendo all’osso la complessità della sua analisi, che le disuguaglianze sorgono quando il tasso di rendimento del capitale è superiore al tasso di crescita del Pil. Ciò infatti significa che il famoso 1% della popolazione aumenta sempre più il divario in termini di ricchezza con il restante 99%.

Il tributo che Piketty riserva agli autori classici dell’economia, che per primi si posero la questione della sostenibilità del sistema di accumulazione capitalista, risiede nella convinzione che questa disparità negli standard di vita non sia imputabile ad un’imperfezione del sistema ma sia intrinsecamente connaturata ad esso. La proposta che viene avanzata per fronteggiare tale situazione è altrettanto originale e non priva di connotati politici: l’economista francese propone infatti l’instaurazione di una tassa mondiale sul capitale. Solo l’universalità della sua applicazione sarebbe in grado infatti di prevenire infatti i ben noti meccanismi della “fuga dei capitali” e di arginare il problema della crescente disuguaglianza.

Quanto applicabile sia la sua proposta non spetta a noi dirlo, ma non è questo il punto. La risonanza internazionale della sua pubblicazione sta a significare che la vulgata liberista dominante inizia ad essere riconsiderata e che le nostre economie – forse – non sono destinate ad implodere in un cortocircuito da loro stesso innescato.

 Fabrizio Leone

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