Capitan Harlock, una recensione "antifascista" per un film vivamente consigliatoTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Capitan Harlock, una recensione “antifascista” per un film vivamente consigliato

Capitan Harlock, una recensione “antifascista” per un film vivamente consigliato

Capitan Harlock, si sa, in Italia è uno di quei personaggi immaginari di cui si è appropriata l’estrema destra. Un po’ com’era successo con il genere fantasy, dove le opere di Tolkien e di Ende erano state assunte e travisate dai vari gruppi giovanili di partiti e partitini neofascisti, basti citare i campi Hobbit di Forza Nuova o la festa di Atreiu di Azione Giovani prima, Pdl poi e Fratelli d’Italia ora. 

Manifesti di Forza Nuova o di Casapound inneggiano al pirata spaziale creato da Leiji Matsumoto negli anni 70 per tutta una serie di motivazioni un po’ forzate e che andrebbero contestualizzate a dovere nell’ambiente del Giappone di quegli anni. Nel nostro paese il Capitano non ha mai avuto vita facile, forse perchè era un po’ troppo crudo o forse perchè era davvero presente una critica radicale al sistema, fatto sta che la Rai lo mandò in onda per poco tempo e poi non lo trasmise più, lasciandolo a qualche tv locale e contribuendo a renderlo sempre più un cult di nicchia. Se ci si mette poi anche la bandiera nera con il teschio (che a qualcuno ricorda la X-MAS e non i pirati), un certo spirito cameratesco dell’equipaggio della sua nave spaziale, lo stesso albero genealogico di Harlock (aveva un pilota della Luftwaffe come antenato) o qualche riferimento wagneriano, ecco che il gioco è fatto e l’Arcadia diventa libera di solcare mari di braccia tese.

Con questa premessa, il film uscito il 1 gennaio 2014 nei cinema nostrani ha sicuramente deluso nel profondo sia i vecchi camerati di allora, sia i nuovi fascisti del terzo millennio. Prima di addentrarsi nei messaggi politici presenti nel film, è necessario soffermarsi sul lavoro tecnico svolto dalla Toei Animation e dal regista Shinji Aramaki che è indubbiamente impressionate, con l’ausilio di un 3d sfruttato in ogni minimo dettaglio. La prima apparizione della prua dell’Arcadia fa letteralmente venire i brividi, chi ha visto il film sa perfettamente a quale scena ci si riferisce.

Arriviamo quindi al motivo scatenante di questa recensione: chi la scrive non era un amante di Capitan Harlock, nè degli altri fumetti e anime di Leiji Matsumoto. E questo non per le presunte affinità con la destra estrema ma per semplici motivi anagrafici e di palinsesti televisivi. Eppure la figura del pirata spaziale ne esce in modo grandioso, colpendo anche chi non lo conosceva e chi magari era un po’ prevenuto perchè “lo usano i fasci sui manifesti”. Harlock non ha nulla di fascista anzi, è un ribelle, non un rivoluzionario, un anarchico forse, con un piano in testa frutto del suo profondo senso di colpa, che combatte da 100 anni contro un sistema politico elitario e piuttosto burocratico, quasi corporativo. Se proprio vogliamo cercare dei fascisti, ecco, questi sono la classe dirigente, che ha sfruttato tutte le risorse del pianeta, ha spedito l’umanità in giro per l’universo ad insediarsi su altri pianeti per sfruttarli fino allo sfinimento e che utilizza il pianeta Terra come simbolo di Patria meravigliosa ma irraggiungibile. Infatti sulla terra gli umani comuni non ci possono andare, solo le elites, come si scoprirà andando avanti con la storia, mentre ai semplici umani, sfruttati appunto da queste elites non è concesso ritornare, anche a costo di schierare la flotta e sterminarli. In questo contesto si staglia la figura di Capitan Harlock che lotta contro il governo terrestre (la Gaia Sanction) mosso da una presa di coscienza avvenuta molti anni prima, presa di coscienza che ha avuto conseguenze devastanti e che determina le scelte di tutta la sua vita. Il suo obiettivo da un lato è alto, ossia “Ripartire”, dall’altro profondamente nichilista dato che per conseguirlo prevede la distruzione dell’universo e in questo non c’è davvero nulla rapportabile agli ideali di destra, nessuna elite superiore, nessuna razza dominante, nè tantomeno il conseguimento di un nuovo ordine sociale.

Bisogna però aggiungere una cosa, ossia Harlock non è il protagonista del film ma si muove quasi sullo sfondo, mentre il vero protagonista è un ragazzo in lotta con il fratello Ezra, il “cattivo” del film, nome forse casuale forse no, dalle cui decisioni dipenderanno le sorti dell’universo.

Un ultima cosa, per comprenderne a fondo la trama è necessario avere una seppur minima conoscenza della cultura giapponese, non solo dei manga e degli anime, senza di questa il finale potrebbe sembrare un po’ sempliciotto, mentre così non è affatto. Ricordiamoci sempre che questo film non è un blockbuster americano o un cinepattone. Forse se anche i gruppetti di estrema destra avessero avuto qualche nozione della cultura giapponese negli anni 70, il pirata spaziale non sarebbe stato espropriato dal suo ruolo di ribelle tout-court.

La Redazione

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Un commento

  1. La sinistra ha portato a “sinistra” qualunque cosa sia stata frutto di successo,denunciando la destra di manipolare.Nel caso di H. non c’è nulla che stà a sinistra,un personaggio anche alquanto ostile e pure dispotico.Quindi se non è a destra politicamente è lontano alla sinistra anni luce.

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