Cara Italia, devi farti piacere la precarietà. Parola di FmiTribuno del Popolo
mercoledì , 20 settembre 2017
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Cara Italia, devi farti piacere la precarietà. Parola di Fmi

Secondo una ricerca del Fondo Monetario Internazionale in Italia ci vorranno vent’anni per recuperare i livelli di occupazione precedenti al 2008. Gli economisti del Fmi suggeriscono agli italiani di adeguarsi alla nuova realtà forse irritati dal fatto che i disoccupati italiani sono sempre più scoraggiati. Il loro obiettivo, nemmeno troppo nascosto, è creare una accettazione della precarietà e della miseria per continuare a tutelare i propri interessi. 

Osservando la ricerca condotta dal Fondo Monetario Internazionale e consultabile qui, emerge come per il nostro Paese ci vorranno qualcosa come vent’anni per recuperare i livelli di occupazione precedenti alla crisi, che comunque non erano certo ottimi dato che il problema della disoccupazione è sempre esistito. Detto questo il Fmi sembra quasi preoccupato, ma non certo per gli italiani, semmai per ben altri motivi. La previsione infatti è che la disoccupazione aumenterà nei prossimi anni prima di diminuire e che il nostro Paese entrerà in una fase di stagnazione economica. Da qui il consiglio interessato degli economisti del Fmi che hanno consigliato al nostro governo di attuare nuove misure per aumentare quella che loro chiamano “crescita economica” come ad esempio la decentralizzazione della contrattazione salariale, una maggiore flessibilità nei contratti nazionali e un sussidio per chi cerca lavoro. E mentre Padoan, grottescamente, accusa il Fmi di non aver tenuto contro delle riforme già attuate, come se avessero migliorato la situazione, proprio il Fmi informa della necessità di dover cambiare la mentalità delle nuove generazioni. Eh sì perchè queste nuove generazioni non hanno molta voglia di fare gli schiavi o i precari, e proprio per questo quando e dove possibile preferiscono rinunciare a cercare una occupazione se si tratta di occupazioni precarie e sottopagate in modo vergognoso. Proprio questa tendenza irrita il Fmi, non a caso Eurostat ha sottolineato come gli italiani scoraggiati a cercare lavoro siano saliti al livello record di 4,5 milioni di persone. Quello che irrita l’Ue, il Fmi e tutti i sostenitori delle magnifiche sorti progressive della precarietà è che gli italiani iniziano a maturare un atteggiamento passivo e non propositivo. In sostanza gli italiani non avendo la possibilità di lavori dignitosi non trovano motivazioni e provano sfiducia nei confronti del futuro ritirandosi nell’immobilismo. Questo atteggiamento manda letteralmente in bestia chi vorrebbe velocemente convincere intere generazioni di giovani ad accettare un futuro da schiavi malpagati e in concorrenza tra di loro per stipendi che garantiscono, se va bene, la mera sussistenza. Filippo Taddei, professore alla John Hopkins University e responsabile economico del Pd, ha commentato su l’ Espresso in materia: “L’intero mercato è destinato a cambiare e con esso anche la mentalità dei lavoratori italiani”, e poi ancora “Dobbiamo abituare la gente che l’istruzione sarà molto più lunga e costosa, le assunzioni a tempo indeterminato molte di meno, i tempi di lavoro più lunghi, i pensionamenti verranno posticipati. Le riforme non hanno solo un fine economico, ma anche e soprattutto sociale perché servono a modificare la mentalità lavorativa degli italiani“. Insomma avete capito bene? Fmi e governo ragionano su come abituare gli italiani a rassegnarsi a un futuro privo di dignità e di lavoro. Non viene nemmeno contemplata l’idea di cambiare registro e magari di coinvolgere lo Stato in nuove politiche di assunzione, no. Il nostro futuro sarà quello di essere laureati e disoccupati e soprattutto umiliati quotidianamente da un mondo del lavoro costruito per far sentire i cittadini inadeguati. E il fatto che la gente piuttosto che lottare per un tozzo di pane si rassegni evidentemente manda in bestia chi vorrebbe lucrare proprio su questa “nuova” mentalità, che poi è molto vecchia e risale ai tempi dei Faraoni e si basa sullo sfruttamento del lavoro altrui.

 

Tribuno del Popolo

 

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