Caro Renzi, il modello americano anche noTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Caro Renzi, il modello americano anche no

 Un entusiasta Matteo Renzi si è presentato negli Stati Uniti per una sei giorni di full immersion probabilmente per prendere spunto. Il suo primo giorno si è aperto con una giornata nella Silicon Valley, poi andrà a New York e a Detroit. Noi vorremmo però dirgli che il modello americano non solo non è vincente, ma non servirà di certo a migliorare la situazione in Italia.

Matteo Renzi si è recato negli Stati Uniti, più precisamente alla Stanford University  per incontrare John Hennessy, il rettore dell’università che sforna i manager della Silicon Valley che tanto piacciono al turbocapitalismo in salsa americana che va per la maggiore anche a casa nostra. Inutile dire che in Italia si è sapientemente portato avanti per anni una sorta di culto dell’American Dream, con gli Stati Uniti che sono stati presentati un pò come il luogo dei sogni, il luogo dove chi vale emerge e dove vanno le persone che contano davvero. Anche Matteo Renzi è cresciuto all’ombra di questo sogno, coltivando un reverente ossequio nei confronti di quella che si propone, naturalmente autodichiarandosi tale, la patria della libertà. Solo per far capire a chi si accompagna il nostro premier che dovrebbe rappresentare il centrosinistra basti sapere che all’incontro con il guru (suo ovviamente) Hennessy hanno partecipato tra gli altri anche due personaggi noti, George Shultz e Condoleezza Rice. 

Ovviamente poi Renzi continuerà il suo viaggio recandosi a New York e a San Francisco, dove si incontrerà con l’ad di Twitter, facendo poi una capatina nella Silicon Valley per incontrare anche i manager di Yahoo e Google. Ma non solo, Renzi si incontrerà anche con i responsabili di 150 start-up italiane e con gli scienziati e docenti italiani della regione e infine inaugurerà una scuola internazionale bilingue frequentata dai figli dei cervelli in fuga. Tutto questo ha un forte significato simbolico, vuol dire che il nostro premier guarda come fonte di ispirazione agli Stati Uniti, e non cerca nemmeno più di nasconderlo o di negarlo, anzi. Inutile dire che gli Stati Uniti non rappresentano affatto un modello per il nostro Paese dal momento che soprattutto dal punto di vista sociale gli Stati Uniti sono tutto tranne che un modello da imitare. Ricordiamo che il razzismo era e rimane uno dei problemi della società americana, così come l’atomizzazione, l’individualismo, l’indebitamento della classe media, la difficoltà nell’accesso a servizi per molta della popolazione etc etc. Insomma quello degli Stati Uniti non può essere un modello da esportare in Europa, anche se faremmo bene ad abituarci perchè è proprio a quello che guardano i renziani rampanti, gli stessi che proprio qualche ora hanno parlato dei sindacati come del vero problema del Paese.

Per la mentalità americana è ovvio che le tutele dei lavoratori sono solo degli impedimenti da stralciare, così come il concetto stesso di welfare State. Inutile dire che probabilmente vedremo anche da noi un sistema di questo tipo, e ci racconteranno che sarà un miglioramento, un tuffo nella modernità.

photo credit: <a href=”https://www.flickr.com/photos/palazzochigi/12695429563/”>Palazzochigi</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

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