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mercoledì , 23 agosto 2017
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Caso Assange. Londra lo vuole, ma fece andare via Pinochet

L’Ecuador ha detto di voler concedere asilo politico a Julian Assange, cofondatore di Wikileaks, in quanto Inghilterra e Svezia non fornirebbero le garanzie necessarie per la sua tutela. Il rischio infatti è che venga estradato negli Usa e qui condannato a morte. Londra ha persino minacciato di fare irruzione nell’ambasciata dell’Ecuador pur di mettere le mani su di lui. Eppure anni prima lasciò andar via Pinochet senza alcun problema..

Niente da fare Londra ha annunciato che Julian Assange, il 41enne australiano che ha fatto tremare il mondo con i suoi files segreti, uscirà dall’ambasciata dell’Ecuador di Londra non da uomo libero. Una intransigenza che rasenta l’ottusità e che ha scatenato una vera e propria crisi diplomatica tra Quito e Londra, con il ministro degli Esteri ecuadoregno che ha ricordato alla Gran Bretagna che l’Ecuador non è una sua colonia. Centinaia di sostenitori londinesi di Assange hanno raggiunto l’ambasciata con cartelli e striscioni, ma ben tre di loro sono stati arrestati dalle nervose forze dell’ordine inglesi. E dire che Londra in passato era stata ben più generosa quando si parlava di un “amico” come Augusto Pinochet. Si proprio così, il dittatore cileno nel 2000 era transitato dalla capitale britannica, e qui le autorità gli avevano concesso il permesso di prendere un volo per Santiago. La vicenda fu al centro di una battaglia legale durata due anni e si concluse con l’autorizzazione data da Londra al rientro di Pinochet a causa delle sue condizioni di salute. Pinochet si era recato in Inghilterra nel 1998 per un’operazione chirurgica e Amnesty International aveva subito chiesto il suo fermo per violazione dei diritti umani. Anche altre associazioni si unirono all’appello e l’opinione pubblica si schierò in massa per il suo arresto al punto che il giudice spagnolo, Baltasar Garzon, richiese l’arresto in clinica dell’ex dittatore. L’Alta Corte però  stabilì che Pinochet aveva l’immunità come ex capo di Stato ma che doveva restare nel Regno Unito. Successivamente, dopo una richiesta dei legali di Pinochet, la sentenza venne annullata e, nel gennaio del 1999, cominciò un nuovo processo di appello. A marzo, udite udite, la Camera dei Lord negò  l’immunità a Pinochet, considerandolo però imputabile solo per crimini commessi dopo l’adesione britannica del 1988 al Trattato contro la tortura. Infine l’epilogo incredibile: in ottobre un tribunale  concesse l’estradizione e nel gennaio del 2000 il ministro degli Esteri Jack Straw disse che il governo era intenzionato a rilasciare Pinochet alla luce di un rapporto medico sulle sue condizioni di salute. Così, senza colpo ferire, l’ex dittatore salì sull’aereo per Santiago e, arrivato alla capitale cilena, fu immortalato sorridente mentre scendeva dall’aereo con la sedia a rotelle, abbracciando calorosamente i militari cileni che lo attendevano.  Insomma una vergogna di proporzioni ciclopiche che mise in luce le “bizzarre amicizie” di cui godeva l’ex dittatore nel Regno Unito, oltre che negli Stati Uniti. Pinochet si dunque, Assange no. Qualcuno obietterà che Assange è stato condannato per violenze sessuali mentre il dittatore cileno era vecchio e malato, tuttavia Pinochet si era macchiato di crimini talmente orribili che Londra fece davvero poco o nulla per cercare di trattenerlo e assicurarlo alla giustizia. Per Assange invece il discorso è diverso, a volerlo disperatamente è la Casa Bianca, e all’ordine degli Stati Uniti, la Gran Bretagna scatta ubbidiente.

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