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giovedì , 23 marzo 2017
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Caso Fiorito. Tutti i numeri dello scandalo

Novemila euro netti mensili di busta paga per consigliere, 15 milioni di euro di contributi regionali ai vari gruppi consiliari, 2 milioni di euro per i trattamenti di fine rapporto, 20 milioni di euro annui di spesa per i vitalizi. Questi sono i numeri impietosi dello scandalo dei costi della politica regionale nel lazio. Fds raccoglie 50mila firme per abolire i vitalizi, mentre il Lazio si avvia verso le elezioni anticipate.

Tratto da http://oltremedia.weebly.com/

Novemila euro netti mensili di busta paga per consigliere, 15 milioni di euro di contributi regionali ai vari gruppi consiliari, 2 milioni di euro per i trattamenti di fine rapporto, 20 milioni di euro annui di spesa per i vitalizi. Questi sono i numeri impietosi dello scandalo dei costi della politica regionale nel lazio; se nella vita reale chiudono le fabbriche e si licenziano mille persone al giorno, alla Pisana, della crisi non si può dire che tutti se ne siano accorti.

Lo scandalo che ha travolto il capogruppo Pdl alla regione Lazio Fioritoe costretto la giunta Polverini alle dimissioni è un emblematico esempio dell’ormai conclamata degenerazione di una forma di governo. La sensazione è infatti che ci si trovi soltanto dinanzi alla punta dell’iceberg: non sono solo Batman e i suoi viaggi il problema, bensì il fatto che una corruzione che si è fatta sistema ha trovato le radici in un sostrato culturale che ha visto venir meno quel senso comune di solidarietà e di coscienza del ruolo fondamentale dell’istituzione, che sono poi i valori fondanti della convivenza civile di una comunità. Così, dai palazzi del potere istituzionale ai più piccoli partiti, nessun luogo è immune dal grande male di questo primo scorcio di secolo: la coscienza collettiva che si fa individuale, la perdita di qualsiasi prospettiva di emancipazione di un gruppo o ceto sociale. Sulle ceneri dei grandi movimenti di massa del ‘900, le istituzioni vanno a modellarsi secondo le tendenze imposte dal relativismo morale, dall’individualismo nichilista di chi fa della cura del proprio singolo interesse una ragione di vita.Nel Lazio come in Lombardia, dai vari Formigoni ai Fiorito, passando per Palazzo Grazioli e giù di lì nelle stanze dei bottoni del Pd dove Lusi ha gestito allegramente per anni milioni di euro. Quando il malaffare diventa endemico esso si fa sistema. Nel Lazio il caso più emblematico. Non è tanto il personaggio Fiorito, peraltro a dir poco eccentrico, a rendere l’idea di quanto appena asserito, quanto piuttosto una vicenda che risale ad un anno fa: l’8 Novembre del 2011, con voto unanime dell’ufficio di presidenza in cui siedono Pdl, PD, Udc e Idv, si è approvata una delibera che ha aumentato i contributi regionali ai gruppi consiliari da un milione a 15 milioni di euro annui. Se è vero quel che ha dichiarato l’ormai ex presidente Polverini nei giorni scorsi a proposito del fatto che ostriche e champagne giravano in regione già prima del suo insediamento, il risultato del suo mandato è stato quello di aver legalizzato certe spese. Sì, perché quei soldi, a pulirli è proprio la Legge. Nonostante i tagli alla sanità che hanno comportato nel Lazio centinaia di licenziamenti, l’aumento delle tasse universitarie, la riduzione dei servizi previdenziali, Franco Fiorito, in arte Batman, quegli stessi soldi tolti ai bisognosi poteva spenderli come e quando voleva. Vacanze in Sardegna, spese folli per collaborazioni e consulenze esterne, cene da 20mila euro in su.
Prendiamo le spese del gruppo Pdl del Lazio messe in un documento, quello del bilancio, in cui per definizione tutto deve quadrare: i consiglieri sono 17, tra le voci di spesa 2011, quella dedicata a «Compensi collaboratori, consulenze» è al secondo posto con 665.812,69 euro. Le spese maggiori riguardano «Riunioni, convegni, progetti, incontri» costati 685.689,84 euro. Per «Indennità e rimborsi ai componenti per attività svolta a nome del gruppo», invece, sono stati pagati 647.547,03 euro. Oltre alle assunzioni di nuovo personale. Nel «Rendiconto finale» le entrate 2011 ammontano a due milioni 735.502 mila e 15 euro di contributi regionali, le uscite a tre milioni 110 mila e 326,15 euro: in virtù dell’avanzo dell’anno 2010 di 888.211,26 euro, l’attivo del gruppo Pdlnel 2011 era di 513.387,26 euro. Non proprio una roba da austerity. Eppure c’è di più, perché è inutile dire che la legge impone un vincolo di destinazione ai contributi affinché siano spesi per la politica sul territorio, se poi quei soldi vanno diretti sul conto del capogruppo senza che ci sia un vero e proprio controllo sugli stessi.Proseguendo con l’elenco delle spese folli della politica laziale viene in evidenza la questione dei vitalizi. Il vitalizio è quell’assegno che il politico ottiene al compimento del 55esimo anno di età il cui ammontare mensile è in genere, nel Lazio, di 4400 euro da percepire vita natural durante ed oltre.  Anche qui lo strumento per commettere qualcosa di illegale è stato la legge. Innanzi tutto la riduzione dell’età da 55 a 50anni per effetto di una disposizione nota non a caso ai più come norma Fiorito. Se per i comuni mortali nel medesimo periodo entrava in vigore la famigerata riforma previdenziale targata Fornero, nel Lazioi consiglieri si abbassavano addirittura il pensionamento. Ancora in tema di vitalizi colpisce la reversibilità: grande conquista del ‘900 per tutti i lavoratori che oggi comincia ad esser sottovoce messa in discussione, per i consiglieri laziali vale addirittura la reversibilità al quadrato in quanto in caso di morte del beneficiario essa può essere riversata alla moglie, alla convivente o al figlio sino ai 26 anni. I contributi da versare per ottenere il c.d. vitalizio sono davvero esigui: bastano 5 anni di legislatura per sistemare con comodo la vita propria e dei familiari. Per i parlamentari, infatti, non vige il sistema contributivo come per tutti gli altri, bensì il sistema retributivo. E non a tutti evidentemente basta, perché, sempre nell’ambito della legalità, è notizia di questi giorni che qualcuno, specialmente i più giovani eletti tra le liste del Pdl, avrebbe richiesto una interpretazione estensiva del comma 10 della legge 19 del 1995 sui vitalizi. Oggetto della contesa che deve essere risolta dall’ufficio legale regionale presieduto dall’avv. Costantino Vespasiano, è la possibilità, paventata da molti, di percepire ugualmente il vitalizio, pur non essendo terminata la legislatura, dietro pagamento dei contributi mancanti di qui al 2015. Insomma, in tutto dal bilancio della regione risulta per i vitalizzi una spesa annua, tra ex e nuovi, di 20milioni di euro.C’è poi il trattamento di fine rapporto che quest’anno ammonterà a 2milioni di euro, 40mila euro a consigliere, insomma un’enormità. Volendo poi andare oltre il velo dei bilanci ufficiali dove tutto quadra, c’è di che indignarsi. Sembra indignata la Polverini che, dopo due anni trascorsi con gli occhi coperti e le orecchie tappate, se ne va sbattendo la porta e tappezzando Roma di manifesti (abusivi) con la sua faccia pulita. Sembra indignato persino Franco Fiorito, il grande accusatore-indagato delle spese pazze del Pdl. Suoi, a quanto si apprende dai media, i pagamenti ai resort extralusso in Sardegna; eppure è lo stesso ex capogruppo a denunciare i macro sprechi dei suoi compagni di partito: da Mario Abruzzese, accusato di avere 2 auto blu, ad altri consiglieri di cui non ha voluto fare nomi che si sarebbero pagati viaggi e spostamenti di lavoro mai effettuati. E poi c’è la storia dei conti in Spagna dove, secondo gli inquirenti, sarebbero finiti centinaia di migliaia di euro negli ultimi due anni, e che risponderebbero, secondo alcuni allo stesso Fiorito, il quale però nega ogni coinvolgimento. Batman, già indagato per peculato, sarà sentito ancora dai pm nei prossimi giorni. Si profila per lui un’accusa di associazione a delinquere. Insieme all’ex capogruppo del Pdl al Consiglio regionale, nel registro degli indagati potrebbero esserci infatti anche 2 segretari Pdl alla Pisana: Bruno Galassi e Pierluigi Bosco, anche loro attualmente accusati per peculato.Lo scandalo del Lazio ha scatenato nel mondo politico e nella società civile un furioso dibattito sui costi della politica. Soffia sul fuoco Beppe Grillo, che dai palchi di mezza Italia e dal suo blog grida alla rivoluzione. L’ex comico genovese propone da tempo l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Sulla sua stessa posizione si trovano, non a caso, i radicali e niente di meno che Silvio Berlusconi, tornato rinvigorito dai 10mesi di esilio e, anche lui, pronto a ripresentare la sua faccia pulita. La questione del finanziamento pubblico ai partiti è un tema ampiamente dibattuto e che ritorna in voga di scandalo in scandalo. In realtà i cittadini si sarebbero già pronunciati in merito, nel lontano 1993, quando, sotto l’onda emotiva dello scandalo di tangentopoli si andò al referendum abrogativo della legge che prevedeva i rimborsi ai partiti. L’indicazione del referendum fu poi tradita successivamente dalla nuova legge che aboliva il finanziamento ma di fatto lo manteneva intatto sottoforma di rimborso elettorale. Tra le altre proposte urlate di questi giorni ce ne sono alcune singolari, sempre rimbalzate dall’area grillina: aboliamo i partiti!

Ma davvero sono i partiti e i finanziamenti pubblici all’attività politica il problema? Il caso Lazio insegna piuttosto l’opposto. C’è un problema di eccessivo dispendio di risorse, è vero. Ma se i soldi con cui la regione finanzia i gruppi regionali venissero effettivamente utilizzati per l’attività politica non ci sarebbe un danno. E per attività politica si intende l’organizzazione di campagne referendarie, o delle feste estive di partito sempre colme di proposte culturali e ideali palcoscenici per artisti o gruppi musicali emergenti; attività politica è anche sostenere una testata giornalistica, o radiofonica, significa poter incidere nei luoghi di lavoro con un sindacato, significa tenere aperte le sezioni di partito. Quanto di tutto ciò si è visto negli ultimi 20 anni? Insomma il problema vero sembra essere piuttosto la latitanza della politica, di quell’incredibile esperienza di aggregazione collettiva che aveva visto protagonisti i partiti di massa della seppur tanto vituperata prima repubblica. Come si reperirebbero tutte le risorse necessarie alla circolazione di idee che si fanno poi proposta politica se non con un minimo finanziamento pubblico delle organizzazioni di rappresentanza?Sulla questione morale e sulla lotta agli sprechi, temi cari della sinistra tradizionale, la Fds ha lanciato negli ultimi mesi una campagna volta all’indizione di un referendum regionale con cui abolire il vitalizio ai consiglieri regionali. Il risultato è stato sorprendente visto che in pochi giorni sono state raccolte 50mila firme. L’iniziativa politica è stata presa sullo slancio di quanto accaduto nelle ultime settimane e delle notizie ufficiose che da tempo cominciavano a circolare alla Pisana. Anche una parte del Pd si è mostrata sensibile al tema. Enzo Foschi, consigliere in quota Pd, ha deciso nei giorni scorsi di rinunciare al vitalizio: “lo faccio per risarcire le istituzione ferite” ha annunciato. Chissà se la battaglia individuale del consigliere e l’iniziativa di Fds non vadano ad integrare con una proposta politica il programma elettorale che già in questi giorni sta prendendo corpo.A proposito di elezioni, dopo l’ipotesi di commissariamento paventata da qualcuno nei giorni scorsi, ieri a pronunciarsi è stato il ministro dell’interno Annamaria Cancellieri: “Abbiamo fatto approfondimenti tecnici con gli esperti del ministero e dell’avvocatura dello Stato, prima si va ad elezioni e meglio è”. Quanto poi agli episodi di sperpero di denaro pubblico la stessa ha annunciato la linea dura: “Bisogna mettere strumenti di controllo e verifica più stringenti ed efficaci, poi farsi tutti carico di una grande attenzione su quello che accade, ma non bisogna generalizzare, la gran parte della società civile che è corretta”; sembra infatti che al Senato, nell’ambito della discussione sul ddl anticorruzione, sia spuntato un emendamento cd. anti-Batman in cui si inaspriscono le pene per chi usa indebitamente contributi politici. Un atto dovuto.
Michele Trotta
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