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mercoledì , 24 maggio 2017
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Caso Sallusti: Napolitano pensa a “tutte le ipotesi del caso”

Il Presidente Napolitano sta valutando un suo probabile intervento nella vicenda del direttore del Giornale arrestato nella sede del quotidiano, condotto ai domiciliari e poi di nuovo arrestato perchè aveva tentato di evadere. La ricostruzione della giornata di sabato e i commenti sulla vicenda.

sallusti

Tratto da Oltremedianews

In queste ore il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sta analizzando la vicenda dell’arresto di AlessandroSallusti, il direttore del Giornale, arrestato proprio nella sede del quotidiano milanese, mentre stava tenendo una riunione di redazione, e poi successivamente evaso dai domiciliari ai quali era stato destinato, e perciò riarrestato per evasione. Il portavoce del Quirinale, Pasquale Cascella, in merito alla vicenda scrive su twitter: “Il Presidente considera tutte le ipotesi del caso, particolarmente complesso, che richiede responsabilita’ da tutti.”
Per il direttore del quotidiano potrebbe dunque esserci l’intervento di Napolitano, magari proprio la grazia, a porre fine a una quanto meno singolare pagina del giornalismo italiano. Non era infatti mai accaduto che agenti entrassero nella redazione di un giornale, considerata da sempre una zona neutrale, e compissero lì un arresto.

I fatti -  Sabato 1 dicembre. Qualche minuto prima di mezzogiorno agenti della Digos entrano nella sede del quotidianomilanese e notificano a Sallusti, impegnato nella riunione di redazione del mattino, l’ordine di espiazione della pena agli arresti domiciliari (i 14 mesi di carcere stabiliti il 26 settembre dalla Cassazione con condanna definitiva che sono seguiti alla condanna a una multa di 5000 euro decisi in prima istanza, n.d.a.).

 Sallusti viene perciò prelevato e condotto ai domiciliari nell’abitazione di Daniela Santanchè, in via Soresina, a Milano, e subito comunica agli agenti che intende violare i domiciliari.  Così fa poco dopo, finendo per essere di nuovo arrestato e condotto in Questura, negli uffici della Digos.
Dalla Procura di Milano arriva la disposizione: arrestatelo, e così Sallusti viene condotto al Palazzo di Giustizia. Con lui c’è il suo avvocato, Valentina Ramella, poco dopo arriva anche Ignazio La Russa, che viene nominato difensore di fiducia. Sallusti viene interrogato e spiega che il suo gesto di evasione voleva essere simbolico, un gesto contro una misura a suo parere ingiusta, non aveva alcuna intenzione di fuggire per darsi alla latitanza e che intenderà d’allora in avanti rispettare le regole dei domiciliari. La Procura allora rinuncia a chiedere il carcere a favore di un secondo provvedimento di arresti domiciliari, e il giudice accoglie.
Il provvedimento del giudice stabilisce per Sallusti «l’obbligo di trattenersi in via continuativa presso il domicilio», il divieto di «detenere sostanze stupefacenti o armi» e di «ricevere presso la suddetta abitazione persone diverse dai propri familiari», ma gli consente «di uscire per soddisfare le proprie indispensabili esigenze di vita dalle ore 10 alle ore 12 di ogni giorno». Nessuna restrizione poi circa telefonate e mail.

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Sul caso interviene ovviamente Silvio Berlusconi, denunciando ancora una volta “l’assoluta necessità ed urgenza di una riforma della giustizia” e aggiungendo: “Ora sta al mondo politico – prosegue – trovare al più presto una soluzione adeguata che contemperi l’inalienabile diritto di opinione e di informazione con l’altrettanto inalienabile diritto a non vedere lese la propria privacy e la propria onorabilità.”
Oltre a quello del Cavalieri, tanti i commenti sulla vicenda, come quello dell’editore del Giornale, Paolo Berlusconi, che dice: “L’arresto di un direttore di giornale, proprio nella sede del suo quotidiano, per una diffamazione neppure da lui commessa: un caso unico nella nostra storia, che ci marchia vergognosamente ed indelebilmente come vero paese da terzo mondo”.
Affermazioni in parte riprese presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, preoccupato per quello che la vicenda Sallusti potrebbe significare per l’intera categoria dei giornalisti: “Qui occorrerebbe riflettere su una condanna che passa da 5.000 euro di multa a 14 mesi di reclusione… l’esistenza di un problema reale che riguarda migliaia di giornalisti che non hanno la sua notorietà”.

Ileana Alessandra D’Arrissi

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