C'è bisogno di comunismoTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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C’è bisogno di comunismo

L’Occidente e l’Europa sono in ginocchio dopo cinque anni di crisi economica, un periodo che verrà probabilmente studiato come il “grande crollo” di un sistema che ha storicamente fallito e sta velocemente degenerando senza che vi sia dall’altra parte alcun contrappeso politico e culturale. Ecco perchè è proprio dal recupero di un pensiero forte come il comunismo che si potrebbe ripartire per mostrare la luce oltre l’oscurità.

Da almeno vent’anni viene raccontato da tutti, dal sistema mediatico a quello accademico, che il comunismo ha fallito, è stata una aberrazione del XX secolo, e che oggi è relegato nelle nebbie della storia. Da quando ci raccontano questa storia però il mondo in cui viviamo è velocemente e progressivamente degradato fino ad arrivare a oggi, a quella che possiamo chiamare l’ora X, il momento in cui possiamo affermare “Il Re è nudo”. Alludiamo al grande inganno messo su da quello che chiameremo “capitalismo” (inteso come l’organizzazione sociale ed economica prevalente che si è imposta nelle relazioni tra esseri umani), un inganno ingigantito dalla propaganda di sistema e che ha finito per modificare il modo di pensare di milioni di persone imponendo modelli culturali e nuovi valori morali e sociali. Pensate all’imbarbarimento avvenuto in Italia nel giro di meno di dieci anni, un imbarbarimento che si è forse in modo troppo miope addossato a Silvio Berlusconi e alle sue televisioni, fatto sicuramente vero, ma che forse ha le sue radici in qualcosa di più profondo, ovvero nella natura stessa del capitalismo. Qualcuno potrebbe obiettare che se oggi abbiamo una casa, un pc, una televisione e un pasto caldo lo dobbiamo proprio a quel sistema che vorremmo abbattere, eppure, a pensarci bene, risulta davvero difficile sostenerlo dal momento che tutte queste conquiste, comprese quelle che riguardano i diritti, sono state conseguite in un periodo in cui il capitalismo doveva guardarsi da un sistema concorrente, il comunismo appunto, e non poteva permettersi di non concedere nulla ai suoi cittadini pena il rischio di venire superato e abbandonato. Fin quando esisteva il socialismo reale, fin quando esistevano partiti che a esso si richiamavano, esisteva un contrappeso di cui il capitalismo doveva inevitabilmente tenere conto. Da qui lo stato sociale, il welfare, i diritti dei lavoratori, i limiti messi allo strapotere del capitale, tutti limiti sbriciolatisi con la distruzione del socialismo reale.

Oggi, senza più alcun sistema alternativo a mettere in discussione il capitalismo, è quindi inevitabile che esso sia degenerato. E’ inevitabile che i diritti dei lavoratori vengano cancellati ed erosi progressivamente in quanto non esiste alcun blocco politico e sociale capace di opporsi a questa tendenza dal momento che è stato fatto credere sostanzialmente che opporsi a questo sistema economico è abominevole ed aberrante. Un autentico capolavoro realizzato con pazienza, rendendo marginali e inoffensive quelle stesse teorie scientifiche e politiche che hanno fatto tremare l’establishment mondiale per decenni nel XX secolo. Di conseguenza i nostri politici non hanno idea di come fare a opporsi alle politiche di austerity che stanno distruggendo l’Europa, e il motivo è semplice: hanno rinunciato da anni alla costruzione di un’alternativa di sistema accettando l’idea di poter riformare quello vigente, un passo però senza ritorno che oggi li pone nella totale impossibilità di fare alcunchè per i blocchi sociali che invece dovrebbero rappresentare. Quella di oggi è dunque una forma nuova e moderna di dittatura che ha tolto la repressione fisica (in parte) sostituendola con la repressione indiretta, quella della disoccupazione, della marginalità sociale e umana. E’ chiarissimo che un politico che abbia in mente di abbattere il capitalismo democraticamente o meno, difficilmente verrà cooptato nelle sale del potere, anzi ne verrà inevitabilmente allontanato in modo che le sue idee rimangano inoffensive, lontano dai riflettori che decidono cosa deve contare e cosa non.

L’altro errore madornale che viene commesso da una certa sinistra in “buonafede” è quello di pensare che molti personaggi abbiano preso le distanze dal comunismo e dal socialismo avendoci creduto e avendo effettivamente verificato il loro malfunzionamento e la loro ingiustizia. L’errore è quindi dare per scontata una buonafede che in realtà viene costruita ad arte per ottenere degli effetti politici, vediamo il perchè e come:

A partire dalla caduta del socialismo reale si è parlato di “fine della storia”, di fine delle guerre, della dine della contrapposizione tra gli uomini. Nulla di tutto ciò si è rivelato corretto, le guerre sono continuate, la spoliazione di ricchezze dai paesi del Terzo Mondo pure, l’arricchimento delle fasce più ricche della società anche, assieme all’impoverimento di milioni di persone  che un tempo facevano parte della classe media e oggi sono ricacciate nel proletariato. A mostrare la malafede di chi ha operato questo processo mistificatorio però c’è stata la demonizzazione del comunismo tout court, una demonizzazione avvenuta in modo talmente intenso e totale al punto da includere nella “lista nera della storia” anche temi come la solidarietà sociale, la giustizia sociale e l’uguaglianza, tutti valori sacrificabili sull’altare della “libertà”, il valore principe del sistema capitalistico, un valore che però si presta a varie declinazioni e che ora viene recitato da più parti completamente svuotato di significato. Lo dimostra il fatto che negli Stati Uniti qualsiasi discorso che parla di servizi sociali, diritti, e ruolo del pubblico nell’economia, viene definito tout court come “comunista”, screditandone così indirettamente ogni valore. Si tratta di un gioco spietato utilizzato anche dai politici del nostro Paese, dove ogni qual volta una certa parte politica parla di intervento pubblico, diritti sociali, lotta all’evasione fiscale, viene sbandierata la bandiera rossa del Pci che, a causa della politica di demonizzazione mediatica, viene quindi subito associata a qualcosa di negativo. Dunque senza un pensiero forte da opporre al capitalismo, sarà solamente una mera illusione quella di assistere a un miglioramento nella società. Sarà mera utopia sperare di riformare dall’interno un sistema che ha come unico imperativo quello del profitto a tutti i costi; che piaccia o no c’è bisogno di comunismo..

Gracchus Babeuf

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