Ce la farà il governo?Tribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Ce la farà il governo?

Tante belle idee di crescita ma pochi mezzi a disposizione.

Ricordiamo tutte le buone intenzioni, tutte le belle proposte e idee che hanno annunciato all’inizio della formazione del governo Letta? Meno tasse, via IMU, più lavoro, aiuto agli esodati, combattere contro l’omofobia, contro il femmicidio, contro la pedofilia, sostegno alle imprese, finanziamenti alla sanità, finanziamenti alla scuola, migliorare il servizio del welfare, problema immigrati, problema trasporti, problema spazi negli asili, lotta alla mafia, lotta alla corruzione, lotta agli sprechi della politica, lotta all’evasione fiscale, lotta alla criminalità … Cioè, se si realizzasse tutto questo, l’Italia diverrebbe il Paese più bello del mondo. Ma potranno davvero fare tutto questo? A prescindere dalla reale volontà di realizzare questi obiettivi, è concretamente possibile esaudirli tutti insieme, ora, in uno spazio di tempo limitato? I problemi sono tanti, tante sono le proteste per chiedere il rispetto di quel diritto o di quel dovere, ma si potranno accontentare tutti e subito? Purtroppo, lo scarto tra ciò che è realmente possibile e gli obiettivi posti è ampio. Il debito pubblico è del 130% all’incirca un 40.000 a testa (neonati e anziani inclusi) per ciò, Bruxelles non ha intenzione di dare ancora soldi all’Italia e ha posto del limiti ben rigidi sulla disponibilità economica di cui possiamo usufruire. Se il governo, infatti, finanziasse tutte le misure che ha promesso, la Commissione Europea ci rimetterebbe in mora. Si dovrà lavorare, dunque, con un budget molto limitato. Il nostro premier Letta, ha parlato così: “bisognerà fissare le priorità, perché tutto non si può fare”, dando rilevanza ai provvedimenti più importanti per la gente.

− riforma della tassazione della casa;

− riforma sulle pensioni;

− taglio al cuneo fiscale ( differenza tra il valore economico del lavoro svolto e l’effettivo

pagamento del lavoratore); Per l’IMU, l’unica soluzione sembra essere quella di eliminare la tassa dalla prima casa e aumentarla per le seconde, terze e quarte case. L’aumento dell’IVA sembra impossibile fermarla e dal primo luglio crescerà dal 21% al 22%, a meno che, dice Saccomanni, non compaiano dal nulla 4 miliardi di euro. Per tenere vivo il settore dell’edilizia e creare del lavoro si procederà con la ristrutturazione degli edifici (al 50%) con più efficienza energetica (del 55%). Per le pensioni, ci sarà il rischio di mandare a casa lavoratori ancora prima dell’età prevista dalla riforma Fornero. Sembra intanto difficile garantire al momento posti di lavoro fisso ai giovani, parla Squinzi: “Chi entra nel mondo del lavoro pensando solo al posto per la vita, non ce lo possiamo più permettere. La competizione è globale, ognuno deve dare il proprio contributo per rendere le imprese più competitive”. Insomma, c’è l’invito a rischiare, con la possibilità di fallire o di avere successo a livello globale, il tutto, servirebbe per mobilitare il mondo del lavoro e creare nuove occupazioni, senza che, però, ci siano molte garanzie. Conseguenza, questa, della politica di liberalizzazione del mercato del lavoro europeo, senza che l’Italia sia andata pari passo coi tempi realizzando le adeguate riforme con una mancata apertura al mercato globale. Insomma, i nostri impianti per la casa del lavoro sono datati e non sono più adeguati ai tempi. Intanto le casse dei partiti si dichiarano in rosso. Il PD ha dovuto dimezzare le spese per mancanza di fondi e il PDL ha il suo finanziatore, Berlusconi, che ha già rilasciato 15 milioni al suo partito, durante la campagna elettorale. Renzi grida: “Via finanziamenti pubblici, subito”; ma il problema è un altro. Tutti i lavoratori dipendenti al partito, si ritroverebbero senza lavoro; per questo il PD e il PDL sono d’accordo di procedere con cautela. Intanto, iniziano a chiudere le prime sedi dei partiti locali che hanno inviato lettere di disdetta. La proposta di Letta è di cercare il versamento volontario ai partiti da parte dei cittadini che liberamente concedono di far usare una parte dei soldi pagati all’IRPEF, ai partiti. Si sta pensando se far scegliere loro a quale partito inviare i soldi, o raccoglierli e poi distribuirli ai vari partiti a seconda degli andamenti delle elezioni.

Glenda Silvestri

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Un commento

  1. Premettendo che non sono affatto d’accordo con il messaggio che la redattrice ha voluto dare all’interno dell’articolo, ma l’italiano? Impariamo ad usare un po’ di più il vocabolario e la punteggiatura prima di scrivere articoli per un sito importante come questo.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top