“Certi amori” di Vendola. La cosa giusta: la grande forza di sinistraTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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“Certi amori” di Vendola. La cosa giusta: la grande forza di sinistra

“Certi amori” di Vendola. La cosa giusta: la grande forza di sinistra

Ieri in piazza la sinistra tradita dal PD: Vendola, Rodotà, Lerner, De Gregorio. Per un progetto che unisca e non divida. Per tornare a parlare di diritti, lavoro e beni comuni. Nel video anche la breve intervista esclusiva a Gennaro Migliore.

Fonte: Oltremedianews

Di unità e coesione parla anche l’applauditissimo Stefano Rodotà, commosso da tanto affetto dimostratogli: “Non mi piace che la mia figura venga usata per dividere. Serve una ricostruzione culturale non di un pensiero unico ma di un pensiero di sinistra che riesca a fronteggiare i momenti difficili”. Mai sedotto e solo abbandonato dal PD, ma non ne fa una questione personale. Bando ai rancori, si torni insieme a parlare di diritti che “se non vengono rispettati presentano poi un conto economico e sociale enorme”. Infine colui che venne colpito dal dardo del Cupido-Bersani: Nichi Vendola. Il leader di SEL difende la scelta fatta mesi fa di firmare il patto col segretario democratico ma è altrettanto irremovibile sulla linea dell’opposizione al governo Letta: “La sinistra non può morire di berlusconismo, la sinistra reagirà.

Scenografia romanamente Vendittiana ieri in Piazza Santi Apostoli: “La cosa giusta” su sfondo giallo, come il sole di maggio caldo e avvolgente; “Sinistra, Ecologia e Libertà” del rosso scarlatto delle bandiere e dei cuori appassionati, più che mai vivi seppur traditi.

Parla una ragazza araba, poi una giovane ricercatrice, poi un esodato. A loro fanno seguito personaggi più noti ma accomunati tutti dalla stessa bramosia di sinistra. Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, con citazione cinematografica afferma che “è meglio sapere dove andare senza sapere come, che sapere come andare senza sapere dove” cercando di sottolineare l’importanza delle idee piuttosto che dei metodi della politica. Gad Lerner, giornalista di la7 notoriamente vicino all’ambiente PD, non si allinea alle voci che danno per morto il Partito Democratico: “Non si può tornare al vecchio schema perdente delle due sinistre. Il congresso del PD riguarda tutti noi: da quella strada sbagliata si può tornare indietro se resteremo tutti uniti”. La folla rumoreggia ma alla fine dell’intervento prevalgono gli applausi: traditi si, ma pronti a perdonare. L’altra giornalista invitata, Concita De Gregorio, spende parole simili a quelle del suo collega: “La sinistra negli ultimi anni ha avuto paura. Ma un equilibrista se si ferma, cade. Dobbiamo andare avanti tutti insieme ma in un posto che sia aperto anche a chi non pensa esattamente le stesse cose; un posto in cui le persone possano discutere, dissentire e confrontarsi”. Posto che non è stato il progetto Italia Bene Comune, se non voltando le spalle a sinistra per guardare a destra.

Di unità e coesione parla anche l’applauditissimo Stefano Rodotà, commosso da tanto affetto dimostratogli: “Non mi piace che la mia figura venga usata per dividere. Serve una ricostruzione culturale non di un pensiero unico ma di un pensiero di sinistra che riesca a fronteggiare i momenti difficili”. Mai sedotto e solo abbandonato dal PD, ma non ne fa una questione personale. Bando ai rancori, si torni insieme a parlare di diritti che “se non vengono rispettati presentano poi un conto economico e sociale enorme”. Infine colui che venne colpito dal dardo del Cupido-Bersani: Nichi Vendola. Il leader di SEL difende la scelta fatta mesi fa di firmare il patto col segretario democratico ma è altrettanto irremovibile sulla linea dell’opposizione al governo Letta: “La sinistra non può morire di berlusconismo, la sinistra reagirà.
È finito però il tempo della contrapposizione tra la sinistra riformista e quella radicale. Non intendo mettere il cappello su un processo del quale saremo parte insieme a tanti altri; toglieremo dal simbolo il nome Vendola. Bisogna unirsi intorno a tre questioni fondamentali: diritti, lavoro e beni comuni”. Poi saluta con affetto il candidato sindaco Ignazio Marino giunto a piedi tra la folla, con parole di stima ed un sincero augurio affinchè possa guarire il mal costume generato nella capitale dal quinquennio Alemanno.

Vendola oggi non fa sconti al PD ma è chiaramente un innamorato tradito. Innamorato non tanto del Partito Democratico in cui aveva riposto le speranze di cambiamento, ma dell’idea di sinistra che gli era parsa tanto vicina prima di sfuggirgli dalle mani. Parla del periodo in cui la sinistra radicale era fuori dal parlamento come di un momento buio al quale non si deve rischiare di far ritorno. L’appello è inclusivo, è rivolto a chiunque veda diritti, lavoro e beni comuni come priorità. Non chiude le porte ai partiti con la falce e il martello ma non li nomina mai. Le spalanca invece al Partito Democratico sperando che un giorno torni finalmente a casa, dove lo aspetta un abbraccio caloroso, pronto a perdonare. D’altronde lo dice Antonello Venditti: “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.

 Giamarco Dellacasa

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