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venerdì , 20 ottobre 2017
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Cgil. Sono 4 milioni i lavoratori disagiati

Secondo una ricerca Ires-Cgil sarebbero oltre 4 milioni i lavoratori che nel 2012 si trovano nell’area de disagio. 

E così alla luce del rapporto Ires-Cgil si scopre, in pieno 2012, che in Italia ci sono quattro milioni di lavoratori che si trovano nella cosiddetta “area del disagio”. Si tratta in sostanza di dipendenti a tempo determinato, occupati in part-time non per scelta, ma per necessità. Come se non bastasse sono in aumento di 718.000 unità rispetto al 2008, una vera e propria emergenza sociale che merita di essere portato sui tavoli del potere.

Un quadro drammatico quello che emerge dalla ricerca – afferma la Cgil – considerando anche che dal primo semestre 2008 al primo semestre 2012, l’occupazione è notevolmente calata in valori assoluti, passando da 23 milioni 376 mila a 22 milioni 919 mila (- 45 mila, pari a -2%), nonostante il numero delle persone in età di lavoro sia aumentata di circa 500 mila unità.” Questi numeri dovrebbero servire a spiegare anche il graduale ma inesorabile peggioramento delle condizioni di lavoro degli italiani. Secondo l’Ires infatti anche quelli che sono occupati lavorano meno di quanto vorrebbero in una diversa condizione.

I dipendenti stabili a tempo pieno sarebbero calati di 544 mila unità (-4,2%,) e gli autonomi full time di 305 mila (- 6,1%). Se a questi si aggiunge il calo dei part time stabili volontari (-215 mila), si supera il milione di persone. Aumentano invece i lavori involontari, quelli che si è costretti ad accettare, ma che in condizioni diverse non verrebbero nemmeno presi in considerazione. Del resto anche i dati delle comunicazioni obbligatorie parlano chiaro, nel 2012 solo il 17,2% delle nuove assunzioni è a tempo indeterminato. “Meno lavoro, peggioramento delle condizioni e diminuzione delle ore lavorate sono la realtà che emerge dall’indagine“, han commentato il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni e il segretario nazionale della Cgil, con delega sul mercato del lavoro, Serena Sorrentino. “Un dato molto grave – aggiungono – che mette fine alla propaganda sulla cosiddetta scelta personale dei lavoratori è che il 93,2% dei lavoratori a termine e dei collaboratori dichiara che vorrebbe un lavoro stabile, mentre come è ovvio tutti i part time involontari vorrebbero un tempo pieno. All’area del mancato lavoro (disoccupati, scoraggiati e cassaintegrati) si aggiunge, quindi, quella del disagio nel lavoro. Un bacino enorme di persone, una fotografia purtroppo realistica e drammatica della realtà“.

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