Che cosa sta accadendo di nuovo a EstTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Che cosa sta accadendo di nuovo a Est

L’Ucraina alla vigilia della capitolazione nei confronti dell’UE (e della Nato)?

Una battaglia di cui si sente poco parlare si sta svolgendo nell’immensità dello spazio post sovietico in merito alla demarcazione e ricomposizione delle sfere di influenza e dominio. Una realtà che esternamente evidenzia l’aggravamento delle contraddizioni tra potenze, ma non può essere espunta dal contesto concreto del confronto dell’imperialismo con la Federazione Russa, nel quadro dell’aggravamento della crisi capitalistica mondiale. L’avidità di ricchezze naturali e nuovi mercati, il contenimento e l’eliminazione di un avversario, nonostante tutto, potente sul piano militare, politico ed economico (secondo la Banca Mondiale, 5° PIL mondiale nel 2012, in termini di parità di potere d’acquisto); gli imperativi dell’ “agenda geopolitica”, in particolare il tentativo di ostacolare la ricomposizione dell’influenza regionale della Russia (di cui sono esempio l’Unione Doganale con Bielorussia e Kazakistan e il progetto conseguente della fondazione, nel 2015, dell’Unione Economica Euro-Asiatica) e di minare la cooperazione con la Cina e la collaborazione delle potenze emergenti sul piano regionale (Organizzazione della Cooperazione di Shanghai) e mondiale (BRICS) rappresentano fattori di peso nell’offensiva e nelle pressioni verso la Russia e il “regime di Putin”. Di qui la persistente cavalcata verso l’est della NATO e il progetto in fase di esecuzione dello scudo antimissile degli USA, che conta sull’appoggio e la partecipazione dell’UE.

E’ una dinamica espansionista in cui si iscrive la funesta politica dell’UE, attraversata non solo da una crisi profonda, ma da profonde trasformazioni, rivelatrici dell’irreparabile carattere imperialista che ha segnato la fondazione dell’UE. La tanto sospirata firma, durante il vertice della Partnership Orientale dell’UE, a Vilnius nel prossimo mese, dell’accordo di associazione con l’Ucraina (la Georgia e la Moldavia stanno attendendo in fila) lo dimostra. Si tratta di un accordo che suggella un trattato di libero commercio leonino e l’imposizione di condizioni diseguali e di relazione di sfruttamento di indole neo-coloniale. Si noti che Bruxelles non è più nelle condizioni (e nel momento) di “offrire” un’integrazione piena ai nuovi satelliti ex sovietici dell’UE, dai quali si esige un’incorporazione unilaterale [dei doveri].

L’associazione con l’UE mette in causa l’esercizio della sovranità dello Stato per Kiev. Un passo che è in consonanza con il percorso della proclamazione di sovranità e indipendenza dell’ex Repubblica sovietica dell’Ucraina, negli anni 1990-91, segnati dal processo di disintegrazione dell’URSS. L’ideologia dominante agita la bandiera del nazionalismo e fomenta la divisione nazionale che trafigge l’Ucraina, secondo maggiore paese europeo, le cui frontiere attuali sono tra l’altro il risultato del periodo del potere sovietico. Ma l’essenziale è non perdere di vista la dimensione fondamentale di classe. L’accordo che suggella la capitolazione di fronte all’UE (che inevitabilmente rimette all’ordine del giorno la questione dell’integrazione nella NATO, contraria alla neutralità dell’Ucraina consacrata costituzionalmente) sarà firmato, non da un governo dell’ “arco arancione”, ma dal potere del Partito delle Regioni, la cui base di appoggio elettorale risiede in grande misura nelle regioni dell’Est e del Sud del paese, in maggioranza russofone. E’ sintomatico anche che all’interno dell’arco parlamentare ucraino, l’ “opzione europea” di Kiev riunisca il consenso del menzionato Partito delle Regioni, dell’opposizione liberale arancione e post arancione (con l’UE che esige come condizione della firma dell’accordo la liberazione della Timoshenko) e del partito ultra-nazionalista e filo-fascista, “Libertà”. Solo i comunisti ucraini si pronunciano contro l’accordo con l’UE.

Far crescere la lotta sociale e la solidarietà tra le forze che affrontano l’attuale offensiva contro i diritti dei lavoratori e dei popoli è la necessità del nostro tempo.

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