Che cos'è la Russia di Putin? Un buon quesito per il marxismo contemporaneoTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Che cos’è la Russia di Putin? Un buon quesito per il marxismo contemporaneo

“Quali sono in Paesi come la Russia o la Bielorussia le forze che in vario modo non solo non rinnegano in blocco l’esperienza socialista e sovietica del secolo scorso, e oggi si richiamano ad una politica economica e ad una collocazione internazionale per molti versi affine a quella del movimento comunista (ad esempio alla Cina), pur non dichiarandosi nominalmente comunisti?

In Russia è in atto un processo di non facile interpretazione, per chi non vuole guardare le cose superficialmente o in modo propagandistico, anche tra i comunisti. E dove il PCFR (il partito comunista guidato da Ziuganov) è il principale, ma non l’unico, in un contesto segnato da una considerevole frammentazione della famiglia comunista ex PCUS.
In Russia i partiti nominalmente comunisti contano circa 250.000 iscritti (di cui 184.000 nel PCFR), e circa 15 milioni di voti (intorno al 20%, oscillante), con 92 deputati su 450 alla Duma.

Dopo gli anni del disastro gorbacioviano e della direzione di Eltsin (subalterna agli Stati Uniti e pronta a svendere all’Occidente le risorse strategiche del Paese), è seguita la riorganizzazione di un sistema economico, politico e militare oggi dominato saldamente da uno schieramento imperniato sulle forze legate a Putin, dove i “putiniani” (cioè in buona parte la struttura, sostanzialmente intatta, dell’ex KGB di Andropov, che rappresentava la frazione modernizzatrice del Pcus) e i comunisti del PCFR si contendono il primato politico nell’ambito di una logica di alternanza: ma non come forze portatrici di un’alternativa di sistema. Un po’ come negli Usa avviene tra repubblicani e democratici, nell’ambito di una comune adesione al sistema capitalistico americano.

Entrambe queste componenti difendono un assetto fondato su una collocazione internazionale della Russia non subalterna all’imperialismo (si pensi al veto russo-cinese alle Nazioni Unite sulla vicenda siriana, e in generale ad una forte convergenza di politica internazionale tra queste due grandi potenze).

Sul piano interno, entrambe difendono un assetto economico (simile a quello cinese) in cui lo Stato mantiene un primato, nell’ambito di un’economia mista, in cui piano e mercato, pubblico e privato, convivono in una dinamica virtuosa, non incompatibile con una prospettiva di tipo socialista.

L’azione del PCFR mira ad indebolire il primato assoluto di Putin nel sistema politico russo (sorretto in questi anni da un consenso quasi plebiscitario), per costringerlo a trattare col PCFR un governo di unità nazionale che lo comprenda e ne assuma in particolare le istanze di maggiore giustizia sociale, dato che sul resto le differenze non sono poi così grandi.

Le forze neo-liberali anti-sistema, legate all’Occidente, hanno avuto nelle ultime elezioni un risultato catastrofico, nel loro insieme non sono riuscite a raggiungere il 3%, nonostante il cospicuo sostegno politico, materiale e mediatico Occidentale, e sono rimaste escluse da ogni rappresentanza parlamentare.

Lenin parlava del “capitalismo monopolistico di Stato” come dell’”ultimo stadio che ci separa dal socialismo”. Ma come può essere definito uno Stato in cui i quadri fondamentali provengono non dalla borghesia e dai suoi partiti storici, ma dal KGB andropoviano; e che all’eredità di Yuri Andropov ancora si richiamano? Mi sembra un buon quesito per la ricerca marxista contemporanea..”.

(dalla relazione all’accademia delle Scienze di Pechino della primavera scorsa)

Fausto Sorini

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top