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giovedì , 14 dicembre 2017
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Ciao Bianca, bella ciao

Dopo aver lottato per vari mesi con una terribile malattia, Bianca Bracci Torsi ci ha lasciato. Accanto a lei, fino alla fine, le compagne e i compagni. Così del resto è stata tutta la sua vita. Bianca era una comunista a tutto tondo, il suo comunismo era una condizione esistenziale prima ancora che politica.

Fonte: Marx21.it

Sono nata nel 1931 in una famiglia borghese – ricorderà –, anzi capitalista, mio padre era un industriale, antifascista, ma in un modo che ha rischiato di farmi diventare fascista. Le sue critiche al regime erano soprattutto rivolte al populismo e alle manifestazioni esteriori che giudicava ‘di cattivo gusto’. Imprecava contro il sabato fascista perché ‘bisogna andare a fare i burattini in camicia nera’, ma soprattutto lo irritava il fatto che capo manipolo fosse un calzolaio: ‘non posso certo sopportare i comandi di un ciabattino’. ‘Perché no?’, pensavo io, e a volte dicevo ‘magari il ciabattino è più bravo di te’. Mi salvò l’idraulico che veniva a fare i lavori a casa. Si chiamava Vessillo, perché, nato nel 1918 i suoi avevano deciso di mettergli nome Vassilij, ma l’impiegato all’anagrafe dovette italianizzarlo e scelse l’assonanza. Parlavo molto con lui e mi meravigliò sapere che era antifascista come mio padre, chiesi spiegazioni, e lui mi prestò, con molte raccomandazioni, un libro proibito: La madre di Gorki, stupendo, lo rileggo ancora. ‘Questa donna è stata brava’, gli dissi, ‘lo farei anche io’. Rispose: ‘Vuol dire che sei comunista come me. Ma non si deve dire’. Avevo dieci anni e finalmente sapevo [link].

Nel 1944, quindi, pur avendo solo 13 anni, Bianca prende contatto coi partigiani attivi nella sua zona, bluffa sulla sua età per poter partecipare alle loro azioni. Questo non riesce a ottenerlo, ma le è permesso di aiutare la lotta facendo la “staffetta”, un compito quasi altrettanto rischioso. È un’esperienza che segna la sua vita.

Nel dopoguerra si avvicina subito al Pci. Allorché suo padre le fa interrompere l’università perché “non voleva pagare gli studi a una comunista”, inizia a lavorare nella stessa fabbrica paterna, ma come operaia; operaia e agitatrice politica, che appena assunta inizia a “sobillare” le altre lavoratrici. Quelle di loro che si sposavano – ricorderà – “venivano licenziate e questa era una cosa assurda. Allora dissi loro che la cosa migliore era aspettare di essere incinte per sposarsi perché così non potevano essere licenziate”. Sobillatrice e produttrice di “anime dannate”, alla fine se ne va [link].

È così che Bianca arriva a Roma, ed è qui che inizia il lavoro politico a tempo pieno, entrando nella redazione di “Paese Sera”, scrivendo delle borgate e dei loro problemi, facendo quel giornalismo d’inchiesta che allora non era così raro ma nel quale i comunisti erano particolarmente bravi. Intanto fa politica nella zona di Subiaco-Arsoli,

una zona dove c’erano tre conventi che avevano anche la proprietà dei territori. Ci fu la legge per la divisione dei prodotti, e il clero iniziò a protestare perché si toglieva l’olio alle madonne, e anche lì facemmo un gran lavoro, andando sulle montagne coi carabinieri a far applicare la nuova legge; ma poi i carabinieri non vennero più, ci andavo da sola. Furono cose molto belle, come i comizi nei paesi, mi sono anche molto divertita [link].

In quegli anni, dunque, Bianca è una delle tante “costruttrici” del Partito, di quel Pci che fa proprio della capacità di percepire bisogni e problemi delle classi popolari, tentando di dar loro risposte e soluzioni, il suo elemento distintivo, il fattore determinante che lo rende il partito di massa e di quadri voluto da Togliatti e dall’intero gruppo dirigente. Da allora Bianca non si fermerà più, diventando funzionaria di partito, “anzi rivoluzionaria professionale”, e legando in modo indissolubile la sua vita a quella della sua comunità.

Nel 1989-90 si schiera con decisione contro la liquidazione del Pci. Vicinissima ad Armando Cossutta, è tra i fondatori di Rifondazione comunista, di cui è rimasta fino alla fine una delle personalità più amate e stimate, girando in lungo e in largo il Paese – con un forte legame anche col Mezzogiorno – per iniziative, comizi, riunioni, assemblee.

Al tempo stesso Bianca è stata una internazionalista e un’antifascista intransigente, e molto del suo impegno di questi anni è stato rivolto alla lotta contro il revisionismo storico e le nuove forme di fascismo che in modi diversi, ma sempre ben riconoscibili, stanno tornando a manifestarsi. Instancabile nel dialogo coi giovani, con le scuole, in particolare attraverso il suo ruolo di dirigente dell’Anpi, Bianca ha visto davanti ai suoi occhi che, nella fase di crisi economica e sociale e dunque di nuove lotte che stiamo attraversando, “tra i giovani e giovanissimi l’antifascismo è tornato a essere un discrimine importante” [link].

Proprio sul tema dell’antifascismo chiedemmo quindi a Bianca di avviare una rubrica di video-recensioni per il sito di Marx XXI, Letture resistenti. Lei accettò con grande disponibilità ed entusiasmo. Il fatto che militassimo in partiti diversi non era di nessun ostacolo. E sempre Bianca ci faceva scoprire nuovi testi, nuove suggestioni; sempre i libri che recensiva, anche quando parlavano di storia o magari si trattava di racconti, erano legati alla realtà di oggi, alla lotta politica, alla necessità della trasformazione.

Quelle video-recensioni furono anche l’occasione per passare tante ore assieme, per accettare i suoi inviti a cena e intrattenersi poi, davanti a un bicchiere di liquore o di vin santo (con lei con l’immancabile sigaretta), a parlare, a scherzare, progettare. In quelle ore così preziose abbiamo potuto conoscere ancora di più Bianca nella sua prorompente e straordinaria umanità; l’umanità di quelle persone “tutte intere” che sono i comunisti e le comuniste.

Anche per questo, carissima Bianca, ci mancherai tanto.

di Alex Höbel e Milena Fiore

Addio a Bianca Bracci Torsi

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Un commento

  1. fummo insieme quando decidemmo di rimanere comunisti.
    contro la storia, il mondo e forse anche il buon senso.
    Sapevamo di avere ragione e tanto bastò.
    io avevo 16 anni… tu un pochino di più, ma non per questo ti sentivi superiore.
    Ci hai cresciuto con le tue storie, la tua esperienza, il tuo candore e la tua energia.
    Un po’ come farebbe una madre.
    Guidandoci attraverso gli errori, con la pazienza di una maestra.
    Ma soprattutto preferisco ricordarti come un’amica.
    Schietta e sorniona dietro quelle lenti spesse.
    Te eri uno dei motivi che mi tenevano legato al PRC nella sua deriva.
    Anche durante il “terrore” scatenato da Bertinotti.
    Tu eri la figura davanti alla quale tutti dovevano fermarsi con rispetto e dietro a te ci raccoglievamo tutti.
    Mi mancheranno le nostre chiacchierate, i tuoi ordini di libri “”assurdi”"” che ci facevi in negozio (un po’ penso che ti divertisse non poco metterci in difficoltà).
    Mi mancheranno i tuoi consigli.
    Ma sopra ogni cosa, cara Bianca, mi mancherai tu.
    Ti ho voluto tanto, tanto, tanto bene.
    La terra ti sia lieve

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