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sabato , 27 maggio 2017
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Cile. Scontri studenti-polizia, 139 gli arresti

La polizia cilena ha caricato gli studenti che ormai da una settimana avevano occupato le scuole di Santiago. Le forze dell’ordine hanno utilizzato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni e hanno effettuato 139 arresti scatenando una brutale repressione. E in molti rievocano i tempi della dittatura…

 

E’ finita male, malissimo, la settimana di sit-in e occupazioni organizzata dalle reti degli studenti cileni nelle scuole di Santiago. Ieri infatti le forze dell’ordine cilene hanno letteralmente preso d’assalto le scuole occupate, utilizzando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua contro i manifestanti. Il bilancio finale parla di 139 arresti e qualche ferito, e la polizia si è difesa sostenendo che l’uso della forza sarebbe stato “necessario per mantenere l’ordine“. A volere l’azione di forza della polizia il sindaco di Santiago, Pablo Zalaquett, e le scuole occupate dove sono avvenuti gli arresti sono state la Dario Salas, la Miguel de Cervantes e la Confederación scuole Suiza. Alla Miguel de Cervantes la polizia cilena è dovuta entrare con la forza e gli agenti hanno dovuto scavalcare le recinzioni per catturare gli studenti. Il primo cittadino di Santiago ci aveva provato a negoziare con gli studenti, ma senza successo, e la sua decisione di ritirare loro le borse di studio ha letteralmente fatto infuriare tutti, sia a Santiago che nel resto del Paese. Zalaquett si è difeso dicendo che gli studenti avrebbero potuto evitare gli arresti abbandonando pacificamente le scuole ma hanno scelto di non farlo, scatenando la reazione della polizia. Il Cile inoltre, non riconosce i sit-in come forma di protesta, e il governo ha invitato i genitori degli studenti a intervenire per evitare il peggio. Il vice-presidente di un gruppo cileno dei diritti degli studenti, Diego Mellado, ha fatto sapere che l’irruzione della polizia era orientata solo a provocare gli studenti. Il movimento studentesco cileno si è infiammato l’anno scorso, chiedendo a gran voce al governo importanti riforme del sistema educativo. Il presidente Pinera però si è sempre mostrato assolutamente sordo alle loro richieste, così la pretesa degli studenti di avere diritto a una istruzione pubblica e l’appello per porre fine alla privatizzazione del sistema universitario sono rimasti inascoltati. Pinera almeno in teoria ha promesso un numero maggiore di borse di studio, ma ha rifiutato di mettere mano alle riforme strutturale. Nonostante il rifiuto del governo di proseguire il dialogo con i manifestanti degli studenti, il Parlamento cileno è sotto pressione per attuare i cambiamenti. Il sistema scolastico cileno è stato privatizzato nel 1982 sotto la dittatura di Augusto Pinochet e il governo ha annunciato l’intenzione di raccogliere un miliardo di dollari per l’educazione attraverso le tasse. Gli studenti però giustamente hanno segnalato come non servirebbe assolutamente a nulla accumulare soldi senza mettere mano alle riforme strutturali.

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