Cina. Aumenta la tensione con WashingtonTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Cina. Aumenta la tensione con Washington

Cina. Aumenta la tensione con Washington

Non si allenta la tensione tra Cina e Stati Uniti circa la costruzione da parte di Pechino di atolli artificiali nel Mar Meridionale Cinese. Gli Usa hanno aspramente criticato le mosse cinesi ma Pechino non ha alcuna intenzione di fermarsi, di conseguenza in futuro i rapporti tra Cina e Stati Uniti potrebbero raffreddarsi notevolmente, portando anche a una situazione di possibile escalation militare nella regione e nel mondo.

Cina e Stati Uniti non sono paesi alleati, non più. Anche se in molti preferiscono non parlarne infatti, a Pechino il potere è ancora saldamente in mano al Partito Comunista Cinese, e nonostante molti analisti europei passino il tempo a criticare a vario livello i comunisti cinesi è un dato di fatto che la Cina si appresti a diventare potenzialmente il paese egemone in questo XXI secolo. Così come è un dato di fatto che Pechino abbia stretto i suoi legami con Mosca, alleato naturale della Cina dato che a Pechino stupidi non sono, e sanno benissimo che i falchi americani le tenteranno tutte prima di accettare un ridimensionamento delle loro aspirazioni di egemonia mondiale. Ultimamente tutti hanno visto le esercitazioni congiunte tra Russia e Cina, segno inequivocabile di una alleanza che rende l‘Eurasia un vero e proprio competitor per la Nato, incapace di ammettere che il mondo è cambiato e che l’egemonia dell’Occidente sul mondo è messa seriamente in discussione. Ma le bestie ferite e messe all’angolo sono capaci di tutto, e la destabilizzazione globale messa in campo dalla Casa Bianca la dice lunga su quanto siano disperati e pronti a tutto gli alleati della Nato, che in Ucraina sono arrivati persino a supportare apertamente un governo, quello di Poroschenko, che non si fa problemi ad appoggiarsi anche a gruppi di neonazisti.

L’altro fronte “caldo” però non è in Ucraina ma molte migliaia di chilometri più a Sud, nel Mar della Cina Meridionale. Mentre i riflettori del mondo sono tutti posti sul Medio Oriente, con l’Isis e le sue gesta che attirano lo sdegno internazionale, ecco che a largo delle coste cinesi si sta creando un’altra zona di potenziale attrito. Stiamo parlando degli atolli artificiali che Pechino sta costruendo e che hanno fatto infuriare il Giappone e ovviamente gli Stati Uniti. La Cina però ha deciso di non cedere di un passo e anche se gli Usa hanno aspramente criticato la costruzione di questi atolli in zone contese tra la Cina e altre potenze regionali, nessuno a Pechino ha mostrato di voler cambiare rotta, anzi. Si va verso quella che si configura come una autentica sfida, con la Cina che non solo non smobilita ma rilancia sulle isole contese nel Mar Meridionale Cinese. La Cina anzi ha detto di ritenere del tutto tranquilla la situazione nella regione delle Spratly Islands, un gruppo di isolette contese con la Cina che reclama la stragrande maggioranza del Mar Cinese del Sud nonostante esistano delle dispute decennali con Filippine, Taiwan, Brunei, Vietnam e Malesia, ma non con Giappone e Usa che sono invece le due potenze che si sono lamentate delle mosse cinesi.

Del resto Ash Carter, segretario della Difesa americana, nei giorni scorsi aveva apertamente detto che Pechino rappresenta una minaccia per la sicurezza nel Pacifico. Tali accuse però non hanno turbato Pechino che anzi non sembra assolutamente disposta a fare marcia indietro. La tensione tra Pechino e la Casa Bianca dunque aumenta vertiginosamente proprio una settimana dopo che la Cina aveva reso pubbliche le sue aspirazioni per il futuro, ovvero quello di costituire una grande presenza navale nella regione. Dal momento che Washington e la Casa Bianca hanno deciso di rilanciare la loro presenza nel Pacifico, ecco che le due sfere di influenza delle due superpotenze si toccano proprio nel Mar Cinese Meridonale, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per la pace mondiale. Sembra quasi che qualcuno, negli Stati Uniti, si stia preparando al peggio, e infatti la Marina americana ha fatto sapere che entro il 2020 circa il 60% della flotta americana potrebbe essere spostata proprio nel Pacifico, fatto questo che per Pechino potrebbe suonare come una vera dichiarazione di guerra. E se questo fosse vero in molti potrebbero pensare che queste dell’Isis e dell’Ucraina altro non siano che diversivi per preparare qualcos’altro nei confronti della Cina.

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