Si è concluso oggi a Pechino il vertice del Plenum del Partito Comunista Cinese che deciderà i passaggi destinati a svilupparsi nel prossimo decennio. Si delinea sempre di più il futuro della Cina.Tribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Cina. Concluso il Plenum del Pcc. Quali prospettive per il Dragone cinese?

Si è concluso oggi a Pechino il vertice del Plenum del Partito Comunista Cinese che deciderà i passaggi destinati a svilupparsi nel prossimo decennio. Si delinea sempre di più il futuro della Cina.

Oggi a Pechino terminava il vertice dei 376 dirigenti del Pcc che si sono riuniti in località segreta dal 9 al 12 novembre per dare vita al 18esimo comitato centrale del Partito comunista. Non solo una riunione di partito, ma la sede dove viene deciso il futuro della Cina per i prossimi dieci anni. Hanno partecipato alla riunione i cinesi che contano, ovvero coloro che gestiscono le province più attive sul piano economico, l’apparato militare e anche i settori strategici dell’amministrazione statale. Secondo diverse indiscrezioni trapelate anche sul Sole 24 Ore, in molti si attendono oggi di sentire l’annuncio da parte cinese di riforme politiche rilevanti, non ultima la liberalizzazione dei tassi d’interesse. Nel febbraio scorso, i 376 membri del Plenum del PCC si erano già riuniti sotto la guida del neopresidente Xi Jinping, ma è in questa sede che verranno decisi i passaggi cardine che riguarderanno la Cina nei prossimi dieci anni. Qualcosa da aggiustare del resto c’è dal momento che la crescita di Pechino è “scesa” al 7%, ovvero il punto più basso da due decenni a questa parte. Come se non bastasse all’interno del Pcc è scoppiato il caso Bo Xilai, per anni il segretario potentissimo e indiscusso del distretto di Chongquing. Da qui la creazione del partito “Zhi Xian”, ovvero  “la costituzione è l’autorità suprema”, costituito dai sostenitori di Bo Xilai il 6 novembre, ovvero tre giorni prima dell’inizio del Plenum del Pcc. Il nuovo partito rappresenta in realtà una posizione di “sinistra”, chiedendo un maggior intervento dello Stato nell’economia e maggiore redistribuzione sociale, un nuovo partito che si muove quindi nell’alveo della tradizione comunista, senza metterne in discussione ideali e finalità. 

Sul tavolo di Xi Jinping, comunque ci sono temi scottanti, vedi quello delle imprese di Stato e quello della riforma agraria. Attualmente sarebbero 113 le aziende di proprietà statale, e sono controllate dalla Commissione per la supervisione degli asset statali, rappresentando la prima voce dell’economia cinese. Gli utili di queste imprese sono cresciuti quasi del 20% negli ultimi due anni, anche mentre il resto dell’economia subiva un brusco rallentamento. Tutto questo però non è avvenuto per caso dal momento che per sostenere queste imprese statali Pechino ha investito tra il 2006 e il 2008 qualcosa come 650 milioni di dollari. E’ molto probabile che nei prossimi mesi Pechino introdurrà dei cambiamenti per rendere più efficiente il sistema del credito, limitando magari le restrizioni sugli investimenti cinesi e stranieri e lasciando decidere alle banche commerciali il tasso di prestito. Tale liberalizzazione dovrebbe consentire un maggior protagonismo dei privati.

Ma non è solo questo l’unico nodo in campo, vi è anche da sciogliere quello annoso dei rapporti tra città e campagna. A molti sarà sfuggito che negli ultimi tre anni Pechino ha visto la propria popolazione diventare a maggioranza urbanizzata. Abbiamo assistito a emigrazioni di massa dalla campagna alla città, senza però che a questi movimenti demografici corrispondessero i cambiamenti sulla legge di proprietà della terra introdotte alla fine degli anni Settanta da Deng Xiao Ping. Cosa vuol dire? Semplice, i contadini che abbandonano le campagne non possono acquistare un lotto di terra nelle aree cittadine, di conseguenza non possono nemmeno accedere ai servizi riservati ai residenti, vedi sanità e servizi sociali. Visto e considerato che attualmente esistono circa 250 milioni di cinesi che vivono in città senza venire riconosciuti come residenti, ecco che si alimenta la speculazione sui terreni agricoli. Questo è il frutto avvelenato della privatizzazione, un problema che Xi Jinping e il Pcc sono chiamati a risolvere in fretta. La crescita continua dell’economia cinese però rende ottimisti gli addetti ai lavori che le riforme in campo riescano, permettendo così a Pechino di risolvere le proprie contraddizioni.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/home_of_chaos/9362887897/”>Abode of Chaos</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>cc</a>

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