Cina e l'indignazione per i manganelli "degli altri"Tribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Cina e l’indignazione per i manganelli “degli altri”

Dopo gli scontri e le manifestazioni di Hong Kong tutti i media martellano parlando di repressione  e persino di “uso di lacrimogeni e manganelli”; come se le proteste in Occidente non venissero represse allo stesso modo. Intanto Pechino ha detto un “no” deciso alle ingerenze esterne negli affari interni della Cina. 

Chi di voi ha fatto politica lo sa, ma anche chi di voi è dotato di onestà intellettuale, facilmente riconoscerà che in Italia se dei manifestanti decidono di organizzare un sit-in non autorizzato rischiano di venire sgomberati da un momento all’altro. La stessa cosa non avviene solo in Italia, ma anche in Francia, in Spagna, in Germania, negli Stati Uniti e in tutto il mondo che ultimamente si autodefinisce come “democratico”. I manganelli delle democrazie spaccano denti e braccia proprio come quelli delle “dittature” che tanto non piacciono al nostro mainstream, che evidentemente pensa di vivere in un mondo libero e all’acqua di rose. Questo apparato mediatico pronto a mobilitarsi in tempo zero ogni qual volta un paese considerato “nemico” dall’Occidente vive delle proteste interne è invece incredibilmente cieco quando si tratta di denunciare le violenze subite dai manifestanti in casa propria. Anche quando i manifestanti sparano brandendo delle svastiche, vedi quanto successo in Ucraina, i governi considerati “nemici” non possono nemmeno difendersi pena l’essere accusati di “macelleria” contro il proprio stesso popolo. Viene quasi sa chiedersi se gli inviati che scrivono le notizie da Hong Kong abbiano mai visto una manifestazione di piazza dal momento che sembrano sconvolti dall’uso di lacrimogeni e manganelli da parte della polizia cinese, cosa che invece nella nostra “democratica” Italia avviene ogni anno. Così si innesta un vero e proprio corto circuito dei diritti umani per cui gli stessi che in Italia chiamano “terroristi” e “facinorosi” i manifestanti esortando le forze dell’ordine a usare il pugno duro sono quegli stessi che si indignano di fronte alle notizie delle cariche della polizia a Hong Kong. Anche per questo Pechino ha avvertito Stati Uniti e altre nazioni di non immischiarsi negli affari di Hong Kong in quanto le proteste sono di natura interna. “Hong Kong è cinese. E’ una regione cinese ad amministrazione speciale e gli affari di Hong Kong sono esclusivamente affari interni cinesi“, ha dichiarato Hua Chunyng, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino. Pensate per un attimo se Cina e Russia avessero esortato i manifestanti di Occupy Wall Street a continuare le proteste accusando di violenze le forze dell’ordine, cosa sarebbe successo?  Così’ i nostri media continueranno a farci vedere gli studenti di Hong Kong come dei giovani alla romantica ricerca della fantomatica libertà, mentre i manifestanti che scenderanno in piazza contro il Jobs Act diventeranno come al solito degli estremisti senza cervello. Intanto ci risulta che per ora a Hong Kong ci siano meno feriti che rispetto alle repressioni “democratiche”. 

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