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lunedì , 29 maggio 2017
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Cina. Entra nel vivo la lotta per il potere nel Partito comunista cinese

Il “secolo cinese” è già cominciato e Pechino si appresta ad affrontare l’importante XVIII Congresso del Partito comunista che vedrà sul tavolo diverse criticità da risolvere. In Primis quello della lotta di potere tra diverse anime. E intanto alla sbarra va la moglie dell’ex astro nascente del Pcc, Bo Xilai, accusata di aver avvelenato il suo amante inglese.

Il XXI secolo sarà secondo tutti il “secolo cinese”, ovvero il secolo dell’affermazione della supremazia di Pechino sul mondo. A tenere però ancora saldamente in mano il potere in Cina è il Partito Comunista Cinese, e a dispetto dei pregiudizi occidentali sono sempre di più i cinesi che ogni anno fanno richiesta per tesserarsi nel Partito. E proprio il Pcc, ovvero l’organo che detiene de facto il potere a Pechino, affronterà a ottobre il XVIII Congresso del Partito Comunista Cinese, sede nella quale verrà deciso il nuovo gruppo dirigente che dovrà traghettare la Cina nei prossimi dieci anni verso la prosperità. Sul tavolo molti argomenti, a cominciare da quello, spinoso, di Bo Xilai, l’astro nascente del comunismo cinese, fatto fuori politicamente parlando qualche mese fa. Troppo ambizioso era il “principe rosso” Bo Xilai, ammiratore di Mao Zedong che era riuscito a farsi amare da milioni di cinesi ed era diventato famoso per la sua lotta contro il malaffare e la corruzione. Sua moglie Gu Kailai però è stata coinvolta in una brutta storia, condannata per aver assassinato il suo presunto amante, il britannico Neil Heywood. La procura cinese ha nelle scorse ore confermato tutte le accuse formulate ai danni della moglie di Bo Xilai. Intanto però nella cittadella cinese di Beidaihe,si è tenuto un importante vertice  che ha anticipato, per certi versi,  la scelta della prima generazione di leader formati dopo la morte del padre della rivoluzione. Il prossimo successore di Hu Jintao nel ruolo di timoniere della locomotiva Cina sarà Xi Jinping, e questo era già noto da tempo, ma ad ottobre in occasione del Congresso verranno finalmente acclamati i leader del prossimo decennio, coloro che decideranno sostanzialmente il destino del mondo, e non solo della Cina. Sul tavolo da risolvere anche la pianificazione della futura geografia del partito comunista contemporaneo, una geografia che potrebbe cambiare non poco. Saranno cinque le scelte strategiche da prendere secondo il giornalista di “La Repubblica” Giampaolo Visetti: “la riduzione da nove a sette dei membri del comitato permanente del Politburo allargato a venticinque; la nomina di Xi Jinping e Li Keqiang a successori di Hu Jintao e Wen Jiabao fino al 2022; i nomi dei prossimi componenti di comitato permanente e Politburo, ossia degli uomini che governano la Cina; la punizione di Bo Xilai, dei funzionari e dei generali che assieme a lui avrebbero tramato un “colpo di Stato” neomaoista; infine il modo di aggiornare il ruolo dello Stato nell’economia, di alleviare il divario tra ricchezza e povertà e tra città e campagne, di modificare una giustizia sottomessa al partito e incapace di frenare corruzione e abusi di potere”. Aldilà dei toni apocalittici e visceralmente anticomunisti del giornalista di “La Repubblica”, la Cina, piaccia o no, continua in pieno 2012 a essere lo Stato potenzialmente dominante del pianeta, e con buonapace di Visetti e degli amanti della “democrazia” occidentale, il Pcc continua a tenere nelle sue mani le leve del potere.

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