Cina. Il significato dell'assenza dell'Occidente nella festa per la vittoria contro il nazifascismoTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Cina. Il significato dell’assenza dell’Occidente nella festa per la vittoria contro il nazifascismo

Prima Obama e soci hanno disertato la parata  per il Settantesimo della grande vittoria dell’Unione Sovietica sul nazifascismo, poi anche quella per celebrare la vittoria della Cina contro l’invasione del Giappone. Assenze rumorose che ci segnalano come il mondo sia nuovamente diviso in due blocchi contrapposti. 

Si penserebbe che la vittoria contro il nazifascismo del 1945 sia un patrimonio condiviso. Tutto questo però così non è dal momento che in occasione della parata a Mosca per vittoria contro il nazifascismo del 1945, peraltro per il Settantesimo anniversario, il “democratico” Occidente ha disertato. In molti hanno pensato che fosse un modo per far capire alla Russia che era isolata alla luce di quanto succedeva in Ucraina, ma a ben guardare chi ha realmente ingerito negli affari interni di Kiev non è stata certo la Russia. E anche se fosse l’Occidente non presentandosi alla parata ha mostrato in modo chiaro una divisione del mondo nuovamente in due blocchi, ancor più che Xi Jinping e la Cina si erano ovviamente presentati nella Piazza Rossa, così come Vladimir Putin ha raggiunto piazza Tienamnen in occasione della grande parata per la vittoria della Cina contro il Giappone. Anche in questo caso però i grandi leader democratici dell’Occidente hanno disertato, ufficialmente per protestare con le dispute territoriali che la Repubblica Popolare cinese ha con paesi confinanti come Giappone, Vietnam e Filippine, ma la sensazione è che dietro ci sia dell’altro, ancor più che il presidente del Vietnam  Trương Tấn Sang ha pensato bene di partecipare alla commemorazione così come il presidente ceco Milos Zeman, l’unico politico occidentale presente a Pechino per la parata.

Chiaramente la vera divisione è quella tra Stati Uniti e Cina, con il conflitto finanziario tra i due paesi che sta destabilizzando anche tutta l’area. Gli Usa infatti vedono in Pechino l’unico vero competitor a livello globale, come peraltro evidenziato in modo esauriente da Giuseppe Masala per Sputnik Italia: “I motivi di frizione tra USA e Cina di certo non mancano: da un punto di vista finanziario la Cina ormai da anni chiede l’accettazione dello Yuan tra le monete di conto internazionale nel paniere delle monete utilizzate dal Fondo Monetario Internazionale, richiesta sempre boicottata dagli USA. Altri motivi di scontro sono la crescente influenza cinese in Africa e in Europa che rischia di danneggiare enormemente la posizione americana. Infine, ultimo ma non ultimo per importanza, gli USA vedono come il fumo negli occhi l’alleanza tra Cina e Federazione Russa che può rappresentare — come ben sa la diplomazia americana dai tempi di Kissinger e Nixon — un colpo mortale per tutta l’egemonia occidentale“. Da parte nostra, l’Italia ha inviato a Pechino il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, se non altro un modo per mostrare che l’Italia non vuole avere pregiudizialmente rapporti negativi con la Repubblica Popolare.

 

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