Cina. Il terrorismo nello Xinjang che non piace ai mediaTribuno del Popolo
lunedì , 21 agosto 2017
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Cina. Il terrorismo nello Xinjang che non piace ai media

Tutti conoscono il terrorismo islamico che prende di mira l’Occidente, meno si conosce il terrorismo che colpisce altri paesi che non sono allineati con la Nato e gli Stati Uniti. In Cina, nello Xinjang, ormai da diversi mesi si verificano con continuità attentati anche gravi che testimoniano la tensione che si viva tra l’etnia uigura e Pechino. E tra gli uiguri diversi gruppi si sarebbero avvicinati alla Jihad. 

Lo Stato islamico del califfo Al-Baghdadi si è conquistato tutte le prime pagine dei giornali ormai da mesi a questa parte. I terroristi dell’Isis vengono dipinti per quello che sono, ovvero fanatici senza scrupoli che uccidono ed eliminano sistematicamente tutti coloro che trovano nel loro cammino che non accettano la loro autorità. Ovviamente dietro lo sviluppo dello Stato Islamico ci sono ombre molto forti dal momento che gli Stati Uniti hanno chiuso un occhio di fronte all’appoggio che alcuni paesi come Turchia e Arabia Saudita hanno dato ai miliziani islamici in chiave anti-Assad. Contro il terrorismo che colpisce i paesi nemici dell’Occidente invece si ha un silenzio rumoroso quando non addirittura una larvata simpatia da parte dei media, basti pensare ai ceceni o al caso degli uiguri in Cina, spesso e volentieri presentati come delle vittime della persecuzione del governo di Pechino. In realtà, come spesso accade, la questione sembra essere molto più complessa di quanto non sembri. L’etnia uigura infatti negli ultimi mesi ha realizzato una serie molto lunga di attentati sanguinari che hanno invelenito la situazione rendendola insostenibile nella regione dello Xinjang. Più di un mese fa almeno 22 persone sono rimaste uccise dopo un attacco al mercato ortofrutticolo di Maralbeshi, a Kashgar, la più importante città uigura, capitale del Xinjiang del Sud, mentre negli ultimi giorni un altro attentato avrebbe provocato 15 morti e 14 feriti tra cui ben 11 degli attentatori che sarebbero stati uccisi dalla polizia mentre realizzavano un attentato con esplosivi a Slache. Negli ultimi 18 mesi nello Xinjang sono morte più di 300 persone in episodi legati al terrorismo e i giornali riportano queste notizie partendo sempre dal presupposto che gli uiguri rappresentano una minoranza sfruttata dal cattivo governo cinese di Pechino. Gli uiguri sono minoritari nella loro stessa terra e hanno cominciato ad attaccare non solo la popolazione cinese, ma anche tutte le istituzioni e le infrastrutture, una vera e propria rivolta etnica che ha abbracciato la violenza radicale. Molti gruppi si sarebbero anche affiliati all’Islam, e infatti lo Xinjang confina con Afghanistan e Pakistan. Quello che i media non dicono è che le autorità cinesi hanno dimostrato come molti uiguri avrebbero deciso di affiliarsi in campi jihadisti proprio in Pakistan e Afghanistan; nonostante questo per il semplice fatto che tali gruppi si ribellano alla Cina, magicamente le loro rivendicazioni vengono prese automaticamente per buone dall’Occidente, un pò quello che succede da tempo in Tibet. 

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