Cina, la pace e la cooperazione internazionaleTribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Cina, la pace e la cooperazione internazionale

Cina, la pace e la cooperazione internazionale

Nel valutare lo sviluppo della Cina e l’evoluzione della sua posizione internazionale, dobbiamo tener conto della situazione internazionale, che è fortemente influenzata dal contesto di una crisi sistemica e strutturale del capitalismo, cronica e multidimensionale, un sistema incapace di garantire ai popoli lo sviluppo economico, il progresso sociale, la democrazia , la sovranità nazionale, la pace e la sostenibilità ambientale.

Fonte: di Josè Reinaldo Carvalho* | da www.vermelho.org.br 

Traduzione di Erman Dovis per Marx21.it

Sono in corso importanti fasi di transizione e cambiamenti nei rapporti di potere nel mondo, emergono nuove correlazioni di forza e significativi mutamenti economici e geopolitici; si manifesta una tendenza multipolare, che presuppone un’incidenza maggiore di contraddizioni, peggioramento dei conflitti e una intensificazione della resistenza e della lotta delle masse popolari.

Ci sono nuovi poli geopolitici, che riflettono l’emergere di nuovi blocchi economici. Per contrastare questa tendenza si allarga l’offensiva colonialista e imperialista a tutti i livelli, compresi quelli militari. La situazione internazionale è caratterizzata da una crescente instabilità e incertezza.

Secondo il National Intelligence Council degli Stati Uniti d’America (USA), gli Stati Uniti continueranno a mantenere la propria egemonia ormai in declino, e nel 2030 l’economia asiatica sarà più grande degli Stati Uniti e l’Unione europea unita. La crisi colpisce fortemente anche i paesi europei, accelera il suo declino relativo, fa ruotare la sua politica e mina il progetto di ”integrazione” dell’Unione europea. E in questo contesto si sottolinea il carattere imperialista della Germania.

E’ in questo scenario che diventa importante l’ascesa della Cina, con il suo prodigioso sviluppo delle forze produttive, la sua crescita vertiginosa e il suo crescente ruolo nelle relazioni internazionali.

La Cina negli ultimi 10 anni, ha superato il Regno Unito, la Francia, la Germania e il Giappone fino a diventare la seconda economia al mondo, alle spalle degli Stati Uniti. Nel 2016, secondo la previsione del FMI, o nel 2020, secondo quella del National Intelligence Council degli Stati Uniti, la Cina sarà la prima economia del mondo. E’ anche in questo contesto che è emerso il gruppo di nazioni denominato paesi BRICS - Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.

Il forum del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) ha rafforzato questo tratto della situazione internazionale, evidenziando in particolare la decisione del Gruppo di creare una Banca di sviluppo per finanziare gli investimenti e sostenere l’economia del loro paese, e altri paesi in via di sviluppo.

Di grande importanza per il Gruppo è stata la creazione di un fondo riserve. Questo è un colpo significativo contro l’egemonia finanziaria, che sostiene gli interessi imperialisti degli Stati Uniti, del Regno Unito e altre nazioni europee che dominano l’economia mondiale e strumentalizzano il FMI e la Banca Mondiale

Oggi, i paesi del BRICS accumulano più della metà delle riserve valutarie del pianeta. Inoltre, queste cinque nazioni sono ora responsabili di oltre il 21% del PIL mondiale, una quota che potrebbe raddoppiare in un decennio. Avranno, insieme, quasi la metà della popolazione mondiale (42%) e della forza lavoro del pianeta (45%).

Gli accordi economici concordati tra i Brics sono volti a un riordino globale di costruzione economica e finanziaria, ai propri programmi di sviluppo, favorendo la crescita, la cooperazione e il compromesso - e contro i dettami di imperialismo – e creando le condizioni per sostituire il dollaro come valuta di scambio con le monete nazionali BRICS e mobilitare risorse per finanziare progetti infrastrutturali e di sviluppo sostenibile.

All’interno di questa stessa configurazione di contraddizioni geopolitiche ed economico-finanziarie, con l’emergere di controversie dovute alla decentralizzazione del potere mondiale, si può evidenziare la formazione di altre alleanze e blocchi composti dai BRICS o parte di essi, come l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (OCS) - che riunisce la Cina, la Russia e paesi vicini come il Kazakistan e l’Uzbekistan -, il Foro di dialogo composto da India, Brasile e Sud Africa (IBAS), i processi di integrazione in America Latina e nei Caraibi, il G77, le contraddizioni in seno all’OMC, la lotta per la riforma e l’espansione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, così come le contraddizioni economiche e geopolitiche all’interno del G-20, che comprende le venti maggiori economie del mondo.

La Cina ha un ruolo importante in questa lotta. Il suo rafforzamento come nazione sovrana, i suoi sforzi per consentire le strategie nazionali di sviluppo e la transizione al socialismo, le sue azioni e la cooperazione internazionale e per la pace, sono applauditi dai loro amici in tutto il mondo.

La Repubblica popolare cinese, grande paese governato dal partito comunista, in transizione verso il “socialismo con caratteristiche cinesi”, emerge come un paese sempre più importante sulla scena internazionale, e la sua azione internazionale combina oggettivamente le bandiere della pace e della cooperazione allo sviluppo. La Cina costruisce a grandi passi un paese avanzato e sempre più prospero. Le sue sfide attuali, dalla realizzazione del 18 ° Congresso del Partito comunista, sono l’innovazione scientifico-tecnologica, lo sviluppo sostenibile, più urbanizzazione, la politica ambientale e la qualità della vita.

La politica estera della Cina gioca un ruolo importante nella situazione internazionale. Essendo, ovviamente, una politica per la difesa degli interessi nazionali della Cina, che è impegnata ad affermarsi come uno dei principali interlocutori delle relazioni esterne a livello mondiale, e diventare una potenza influente nel corso degli eventi nel proprio contesto geografico e nel mondo. Questo è un fattore di equilibrio che favorisce la pace, lo sviluppo, la cooperazione e la decentralizzazione del potere rispetto a un unico polo egemonico globale.

Facendo un bilancio retrospettivo, si può dire in sintesi che la politica estera della Repubblica popolare cinese ha registrato quattro fasi della sua evoluzione e oggi vive una quinta fase.

La prima fase è stata caratterizzata dalla ricerca della sicurezza, il periodo che va dalla fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1949, fino al 1960, quando erano forti le minacce da parte del sistema imperialista. ”Proteggere l’indipendenza, la libertà, la sovranità e l’integrità territoriale, opponendosi pratiche di aggressione e di guerra” - Così la Conferenza consultiva politica del popolo cinese caratterizzò gli obiettivi di politica estera della nascente Repubblica Popolare nel documento del 1949. In quel periodo, la Cina ha avuto come principale alleato l’Unione Sovietica. Nel febbraio 1950, il presidente Mao Tse Tung si incontròcon Stalin a Mosca, firmando il trattato cino-sovietico di amicizia, alleanza e di assistenza giudiziaria. La seconda fase è caratterizzata dall’indipendenza nei rapporti e nelle azioni esterne, il periodo corrispondente alla rottura con l’URSS. Il terzo passo è rappresentato dall’ingresso della Cina alle Nazioni Unite e l’istituzione di relazioni diplomatiche con la maggior parte degli stati nazionali.

Nella quarta fase, che ha avuto inizio nel 1978, in concomitanza con la politica di riforma e apertura al mondo esterno, la Cina ha ampliato i programmi di cooperazione in cerca di aiuto per i progetti di sviluppo.

In questo periodo diventa importante il rapporto bilaterale con gli Stati Uniti. Oggi, si può dire che la politica estera della Cina è entrata una quinta tappa di un mondo che cambia, segnata da incertezze e minacce alla pace e dalla ricerca di nuovi equilibri di potere.

La politica estera della Repubblica popolare cinese assume contorni realistici ed è interamente dedicata al rafforzamento del potere nazionale cinese, che è essenziale per un mondo di pace e di equilibrio di potere.

Il nuovo segretario generale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, ha promesso, assumendo la sua carica alla testa del Partito Comunista e dello stato cinese, ”un’ulteriore apertura” della Cina e ha detto che l’avanzata del paese non sarà prodotta a scapito di altri.

Nel discorso che ha presentato le linee principali della sua politica estera, il nuovo leader cinese ha lanciato un messaggio di pace alla comunità internazionale per garantire che la Cina è ”impegnata per uno sviluppo pacifico.”

“Se la Cina dovesse vincere, non significa che gli altri perderanno”, ha detto il segretario generale, che ha insistito sul fatto che il suo Paese ”non è una minaccia per il mondo.”

Per raggiungere i suoi obiettivi di costruzione del paese, la Cina ha assicurato che ”si aprirà ulteriormente verso l’esterno.”

Inoltre, secondo il nuovo leader cinese, considerati i problemi attuali del mondo, tra cui la situazione economica globale, nessun paese può pensare di risolverli da solo, e pertanto è necessario ”stare insieme, uniti, collaborando per risolverli.”

Per i popoli del mondo, i paesi amici, le forze progressiste, per i partiti comunisti, è importante lo sviluppo, il ruolo internazionale della Cina, che rafforza la sua politica estera indipendente e pacifica, che conserva l’obiettivo di garantire la sua indipendenza e la sovranità, sforzandosi di creare un clima internazionale adatto alla situazione, la riforma e l’apertura del paese, e di sostenere la pace nel mondo e promuovere lo sviluppo comune.

E ‘positivo per gli amici della Cina che essa decida da sé la posizione da adottare di volta in volta nel quadro internazionale, in conformità con ciò che è giusto e sbagliato, giusto e ingiusto, senza subire le pressioni di qualsiasi altro paese.

E’ di fondamentale importanza che la politica estera cinese sia volta a difendere la pace mondiale. La Cina non pratica l’espansionismo militare, si oppone a qualsiasi egemonismo in ogni sua forma, respinge la politica della forza, l’aggressività territoriale, l’intervento negli affari interni di un paese ad un altro, prendendo come pretesto i problemi dei diritti etnici, religiosi o umana.

Questo serve anche a mantenere le relazioni e la cooperazione con altri paesi amici, sulla base dei cinque principi del mutuo rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale, di non aggressione, non ingerenza negli affari interni di un paese da parte di un altro, uguaglianza e vantaggi, convivenza reciproca e pacifica, senza pretendere come norma di cooperazione l’assimilazione al proprio modello, al proprio sistema sociale e ideologico.

Anche rafforzare l’unità e la cooperazione con i paesi in via di sviluppo è di grande importanza nel mondo contemporaneo. E’ su questa base che la Cina sviluppa con il Brasile una partnership strategica vantaggiosa per entrambe le parti e ciò favorisce la cooperazione internazionale.

*Josè Reinaldo Carvalho è direttore del portale Vermelho, ed è segretario nazionale del settore comunicazione del Partito Comunista del Brasile (PCdoB).

Questa è una sintesi dell’intervento presentato al seminario “Cina nel 21 ° secolo: Presente e Futuro”, tenutosi presso il Parlamento europeo (PE), a Bruxelles, in Belgio, il 6 e 7 giugno

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