Cina. La strategia navale di Pechino per il predominio dei mariTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
Cina. La strategia navale di Pechino per il predominio dei mari

Cina. La strategia navale di Pechino per il predominio dei mari

La costruzione di atolli artificiali da parte di Pechino nel Mar della Cina Meridionale ha scatenato le proteste americane riportando d’attualità la rivalità tra Washington e Pechino per il predominio sui mari. Ma gli obiettivi strategici di Pechino rimangono sostanzialmente immutati dal 1949 a oggi, basandosi sul concetto di “difesa attiva” che venne applicato anche da Mao nella guerra con la Cina nazionalista.

I rapporti tra Cina e Usa non sono propriamente distesi alla luce delle rimostranze americane circa la costruzione da parte cinese di isolotti artificiali nel Mar della Cina Meridionale. Si tratta di un arcipelago conteso tra diverse potenze regionali, dal Vietnam alle Filippine, e chiaramente questa iniziativa di Pechino presta il fianco alle accuse di Tokyo e Washington, due alleati storici nella regione dal 1945 a oggi. Il Segretario della Difesa americana, Ashton Carter, ha detto chiaramente che gli Usa continueranno a proteggere la libertà di navigazione nella zona, un chiaro messaggio alle autorità cinesi, che di certo non si erano fatte illusioni in questo senso. Chiaramente dal conto suo la Cina ha tutto l’interesse a provare a distruggere la rete di contenimento messa su dagli Stati Uniti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, motivo per cui Pechino vorrebbe ridefinire l’ordine regionale per continuare a fare i propri interessi. Questa volontà cinese si scontra con la volontà americana di lasciare le cose immutate, di conseguenza il timore è quello di una possibile escalation. Peraltro in molti hanno seguito molto attentamente il rapporto di Pechino intitolato “China’s Military Challenge” e che è stato reso pubblico in maggio. Il primo rapporto di questo genere la Cina lo pubblicò nel 1998, e poi ne pubblicò altri ogni due anni.

Il documento del 2015 aggiorna sulla situazione regionale e ricorda come le potenze della zona, ad esempio il Giappone, abbiano cominciato un pericoloso riarmo che rischia di provocare diversi timori negli altri paesi. E non si può certo pensare che siano problemi tutti interni all’Asia dato che ormai il mondo è globalizzato e gli Stati Uniti, a loro volta, hanno reso noto di voler aumentare la propria presenza militare e le proprie alleanze nella regione, chiaramente in chiave di contenimento della Cina. Ben si comprende quindi come mai Pechino per certi versi si senta quasi accerchiata. Dal conto suo quindi la Cina ha tutto l’interesse ad aumentare la propria potenza navale al dine di conseguire il progetto a lungo termine di salvaguardare i propri interessi. Ma chi si sorprende circa questa situazione non ricorda che la politica di Pechino a riguardo è stata cambiata già negli anni Novanta del XX secolo. La Cina vorrebbe e potrebbe finalmente mettere in pratica il principio della “difesa attiva”, ovvero un concetto strategico mutuato dalla guerra civile rivoluzionaria di Mao contro i nazionalisti cinesi e contro l’invasore giapponese. La”difesa attiva” è ormai diventata il cuore delle strategie militari cinesi dopo il 1949. Del resto a parte le differenze tecnologiche, molto delle guerre rimane sostanzialmente invariato nel corso del tempo, così come gli obiettivi geopolitici dei singoli stati. E infatti il concetto di “difesa attiva” rimane immutato, e ancora valido e a disposizione dell’esercito cinese.

A differenza di altri infatti, il governo cinese non ha mai nascosto i propri obiettivi in politica estera, e soprattutto quello principale, ovvero ristrutturare l’ordine dell’Asia a proprio vantaggio. A differenza che in passato però, oggi la Cina sembra possedere le risorse adeguate a far sì che ciò diventi possibile, ed è per questo che Usa, Giappone e gli altri alleati cominciano a spaventarsi. Dopo anni di inferiorità infatti, oggi Pechino è in grado di produrre più sottomarini rispetto agli Stati Uniti (Fonte Foreign Policy). Insomma a Pechino sembrano finalmente consapevoli della propria forza e del proprio potenziale e sembrano voler portare avanti i propri interessi regionali con una risolutezza che era mancata nel corso del XX secolo. E chiaramente ciò potrebbe portare a una reazione da parte occidentale.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top